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Ascoltiamo con attenzione chi salirà sui palchi del 25 aprile

Che bello sarebbe se tutti coloro che saliranno su un palco in una piazza o in un teatro più o meno grande di una qualunque della nostre città e dei nostri paesi, che hanno responsabilità politiche perchè ministri, parlamentari, sindaci, consiglieri, di qualunque partito o movimento siano, avessero il coraggio e la determinazione di dire che il 25 aprile è la giornata in cui si celebra la liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista.

Sì, liberazione dall’occupatore tedesco e al tempo stesso liberazione dalla dittatura del partito fascista di Benito Mussolini, che per oltre 20 anni ha guidato il nostro paese.

Senza cercare una qualunque scusa per non nominare il fascismo, senza cercare forme di revisionismo storico, senza arrampicarsi sugli specchi per non scontentare chi ci ha dato più o meno il consenso.

Con il desiderio, solamente, di essere coerenti con l’impegno politico che si è assunto giurando o comunque promettendo di rispettare quella che è la nostra Carta Costituzionale, che nasce anche dalla resistenza e che ha la propria anima intrisa di antifascismo e di lotta a tutte le forme di regime e di dittatura, e di non rispetto della dignità umana.

Dobbiamo avere il coraggio di dire da cosa ci siamo liberati.

Non si può forzare la storia a proprio piacimento per piccoli e grandi interessi politici o personali.

Non avere questa coerenza, che sta nel ruolo che un politico assume di fronte alla sua comunità, vuol dire favorire il ritorno di “un’antica malattia” come molto bene spiegava Piero Calamandrei pochi anni dopo la nascita della nostra Repubblica.

Quell’antica malattia che crea la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo”.

Nessuno di coloro che è stato eletto a una carica politica può venir meno alla precisa consegna e impegno propri di quel ruolo, un ruolo che nasce dalla forma repubblicana e democratica del nostro Stato. 

Sarebbe come tradire la nostra Carta, il faro del nostro agire a favore del bene comune.

Così domani facciamo attenzione alle parole che pronuncerà chi salirà su un palco a rappresentare una comunità.

Le parole sono importanti.

Facciamolo avendo noi stessi l’entusiasmo e il desiderio di chi ama la libertà e la verità storica, di chi non vuole appartarsi e ritirarsi solo solo nella sua sfera personale, ma vuole partecipare alla vita della sua comunità, per non lasciare la politica in mano esclusivamente a poche persone.


Ascoltiamo il pensiero dei nostri rappresentanti pubblici sul 25 Aprile, per capire se per quella persona, che rappresenta il nostro paese, ci siamo liberati davvero  da un oppressore e da una dittatura, senza mezze verità.

Per capire se in loro vive davvero il significato e il senso profondo di quella Carta Costituzionale, che è il legame più forte che ci rende oggi una nazione, un popolo, una comunità.
Lo dobbiamo a chi ha dato la vita per la nostra libertà; nessuno deve sentirsi legittimato a offuscare la nostra memoria.

Tenere vivi i ricordi su ciò che è accaduto nel nostro paese è il primo passo per la libertà di oggi e di domani…

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