Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Cambiare l’acqua ai fiori, la vita che affiora nel ricordo…..

In questi ultimi anni il sabato mattina ho un appuntamento fisso con mia mamma. Insieme andiamo al cimitero.

Per lei, donna di 91 anni, rappresenta la visita alla tomba di mio padre, un momento alla quale non intende rinunciare, da quando 11 anni fa lui ci ha lasciato.

È un appuntamento importante per lei, ma non è assolutamente un peso neanche per me, perché quell’accompagnarla a cambiare l’acqua ai fiori o a sostituirli quando ormai si stanno seccando,  è anche il nostro momento di stare insieme, dove è più facile parlare di noi, anche tornando con il ricordo alle storie della nostra vita.

Il sabato mattina ha i suoi riti e i suoi percorsi fissi, un modo per sentirsi legati uno all’altra, nel bellissimo rispetto che da sempre caratterizza le nostre vite così diverse.

Così ci sono le parole di Flora con il fioraio, il suo prendere il vaso dei fiori per andare al rubinetto dell’acqua (che funziona male da anni), il suo pulire la tomba, lo spazzare il pavimento davanti, il sistemare il verde e le foglie, il rimettere dietro al vaso il panno per pulire, il suo bacio alla foto prima di venire via. 

Ma ci sono anche le parole tra di noi, i ricordi che affiorano, le parole sul presente che stiamo vivendo, la complicità di chi si conosce da una vita e da parte sua il capire dai miei più piccoli gesti cosa mi rende felice o mi crea dispiacere.

Ci sono i volti delle persone care che anch’io cerco in questi minuti trascorsi al cimitero, quelle con cui si è fatto un pezzo di strada. 

Si scopre che c’è più vita di quanto si pensi in questo ricordare che poi torna ad unirci anche a chi ci ha lasciato in questa esperienza terrena.

Così quando ho letto, ormai quasi un anno fa, il libro “Cambiare l’acqua ai fiori” mi è sembrato un po’ di sentirmi a casa in quel piccolo cimitero francese dove la protagonista va a vivere dopo la morte della figlia (che li e’ sepolta), alla fine del suo matrimonio e dove si intrecciano storie di uomini e donne e dove la forza della vita emerge e vince sempre.

“Niente può avvizzirlo, niente può far appassire quest’incantevole fiore che si chiama ricordo” si legge al capitolo 69 del libro di Valerie Perrin.

Frase non può essere più vera quando si ha la capacità di far affiorare quel ricordo per dare un senso più compiuto alla vita nostra e di chi ha vissuto accanto a noi.

Li nel luogo che tutti temiamo e che spesso rifuggiamo, la vita, nel ricordo delle storie delle persone morte, trova il suo compimento e tutto sembra tornare al suo posto ed avere un senso. 

Non piangete la mia morte, celebrate la mia vita” scrive ancora la Perrin all’inizio del capitolo 53 parole che confermano quanto visitare chi ci ha lasciato non è un atto che si compie verso chi non c’è più, ma per noi stessi per continuare, nel ricordo, a rendere testimonianza alla forza della vita.

La lettura di “Cambiare l’acqua ai fiori” per me ha proprio il significato di rimettere le cose in ordine, di fermarsi e far proprie le storie degli altri, sospendendo ogni giudizio affrettato, ogni più spicciola semplificazione, lasciando spazio alla complessità di ogni singola vita.

In questo lungo romanzo tante vite si intrecciano, e molte delle storie che si narrano trovano il suo compimento in un lento ma inesorabile cammino dove l’amore sembra vincere tutte le contraddizioni della nostra umanità.

“Non giudicare i giorni dalla raccolta che fai, ma dai semi che semini” scrive la scrittrice; parole bellissime che aprono lo spazio che ci conduce verso la saggezza.

In un cimitero in apparenza non c’è niente di vivo, me è nel ricordo che la nostra presenza davanti a quelle tombe crea, che la vita si manifesta. 

Così mia madre nel riempire di acqua quel vaso, nel sistemare i fiori su quella tomba, nel semplice gesto di un bacio su una foto, si apre ai ricordi che rendono più vera la storia di mio padre, pensando a lui in senso più compiuto e vero, con quel senso dell’amore che sa guardare in profondità oltre il limite del bene e del male, nel cuore dell’umanità di ciascuno di noi.

 “Cambiare l’acqua ai fiori” mi viene spesso in mente nei sabati mattina in cui accompagno mia mamma al cimitero; una mattina fatta di riti ripetuti e di pensieri dolci, comprensivi, di nostalgia e di ringraziamenti.

Commenti (2):

  1. Libera

    27 Luglio 2021 at 00:05

    Un’analisi delicata e di sostanza.
    Un invito alla riflessione sull’ esserci.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: