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Costruire una sinistra che sappia nuovamente guardare negli occhi dei più poveri

Nel mondo Occidentale, partendo principalmente dalla società americana, che molto spesso apre lo scenario su ciò che accadrà nei prossimi anni anche in Europa e nei paesi maggiormente sviluppati, si sta sviluppando una nuova forma di “differenziazione culturale” che è data dal grado di istruzione che si raggiunge. 

Una differenziazione che negli Stati Uniti, spinge a produrre un declassamento di status sociale, tra chi è laureato e le persone meno istruite. 

Un declassamento che ha conseguenze forti anche in politica, portando a un vero e proprio stravolgimento ideologico.

Nella patria di quella che viene considerata la maggiore democrazia occidentale, dalle analisi socio-politiche emerge che i laureati votano prevalentemente per il partito democratico, mentre coloro che sono meno istruiti votano prevalentemente per il partito repubblicano. 

Una differenziazione che è maturata nel corso degli ultimi decenni (da Reagan in poi) che ha fatto perdere contatto alla sinistra americana con il mondo operaio delle grandi industrie che una volta invece erano il terreno fertile per chi diceva di combattere le disuguaglianze sociali. 

Se prima la differenziazione era prevalentemente economica, oggi diventa sempre più culturale, dettata dal tasso di istruzione delle singole persone.

Si sta creando anche una forma di razzismo” per cui il mondo più culturalmente avanzato guarda dall’alto verso il basso l’altra parte della componente sociale del popolo americano.

L’analisi, impietosa, è di Federico Rampini, che dedica l’ultima parte del suo libro “capire la Cina per salvare l’Occidente” alla crisi che sta affliggendo la democrazia statunitense.

Per combattere questa deriva sociale non bastano i grandi aiuti economici e di sostegno alle famiglie, che lo stesso Biden ha previsto in questi mesi per combattere da un lato la pandemia e dall’altra le disuguaglianze che affliggono gli Stati Uniti. 

Un terreno veramente pericoloso che in America ha prodotto di recente personaggi come Trump e azioni di attacco agli edifici della democrazia statunitense. 

Ma anche un “rinnegamento” dei valori della sinistra che dovrebbe avere come spinta ideale, la ricerca della vicinanza a chi dispone di meno mezzi, minori opportunità, minor istruzione, minori risorse, non solo in termini di vita concreta e reale, ma anche in termini di idealità.

E neanche si può pensare che presto l’evoluzione storica porterà al superamento della vecchia classe operaia, con la fine del processo di industrializzazione o l’avvento definitivo delle macchine che sostituiranno le persone al lavoro. 

La stessa evoluzione tecnologica sta facendo nascere nuove forme di lavoro manuale; basta pensare ad Amazon (500.000 assunzioni in un anno), al conseguente aumento della consegna delle merci, alle persone che lavorano in magazzini, guidano camion, ecc…   

Volgendo lo sguardo verso il nostro paese, il primo collegamento che viene da fare è con il mondo della sinistra italiana e la crisi che sta attraversando.

Lo sguardo va a quella sinistra che ha costruito un modello per cui negli ultimi anni si prendevano sempre più voti nel quartiere dei “Parioli” e sempre meno nelle periferie delle città.

Una sinistra che ha costruito un pensiero che nel tempo ha allontanato da sè il mondo del lavoro, riconoscendone sempre meno il valore. 

Viene da pensare a quella cosiddetta sinistra che è passata dai circoli della case del popolo oggi abbandonati, alla Leopolda, vista come nuova “culla” di un pensiero che concretamente ha però fatto perdere diritti e forza a chi fa parte del mondo del lavoro . 

Quella sinistra che non riesce più a dialogare e ad avere un linguaggio consono con chi è meno istruito, che invece fa molta presa ancora con chi lavora negli enti pubblici ed ha un posto sicuro, ma non riesce ad avere un linguaggio comprensibile con chi lavora in aziende private, o è una partita Iva, o vive la precarietà che non permette di costruire un futuro.

Vanno prese sul serio le parole di Federico Rampini perché il rischio di una forma di “razzismo culturale”, di guardare il meno istruito dall’alto verso il basso, è presente anche nel nostro paese.

E non basterà a questa sinistra, per riconquistare il proprio ruolo di difensore di chi subisce ogni forma di disuguaglianza, dare soldi o sostegno economico.

Insieme a una politica di investimento nella scuola pubblica (università compresa) aperta a tutti, a una politica  che dia la possibilità di terminare gli studi in base al merito e non ai soldi,  c’è bisogno di una nuova sinistra.

Una sinistra fatta di persone che volgono il loro sguardo alla stessa altezza di chi ha meno possibilità e si sappiano mettere al loro servizio.

L’istruzione non può essere un vantaggio solo per chi la riceve, ma l’opportunità di crescita di una società, partendo dall’emancipazione degli ultimi. Non può essere una forma di dominio,  ma una condivisione di vita come ci ricorda don Milani: “Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola…. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere….. Io non era così  e perciò non potrò mai dimenticare quel che ho avuto a loro”

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