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Dal risveglio della natura il messaggio per un 2021 all’insegna della rinascita dell’umanità

Tra i pochi aspetti positivi di questo 2020 che stiamo per lasciare, sicuramente possiamo annotare la natura che in questi mesi ha riconquistato un suo spazio e un suo corso più regolare.

La “messa in letargo” dell’uomo, costretto a pochi spostamenti, ad utilizzare al minimo, auto, aerei, a lavorare a un ritmo minore, ha risvegliato boschi, montagne, colline, mari, campi, fiori.

Diversa è la luminosità delle nostre giornate, le piogge cadono in autunno, nei nostri inverni torna a nevicare anche in pianura.

Gli accumuli di neve in montagna sono consistenti e serviranno a riempire le falde nel nostro terreno.

L’estate è calda, ma non insopportabile, la primavera ci ha regalato un fiorire bello, un risveglio di alberi e piante che non eravamo più abituati a vedere.

Le coltivazioni quest’anno sono state ricche, buon vino, buonissimo olio con produzioni abbondanti, tanta frutta e verdura.

Tutti segnali positivi di una natura che vuole stare dalla nostra parte, ma che vuole anche rispetto.

Eppure, per noi uomini e donne “maturi”, basta tornare con il pensiero alla nostra gioventù per ricordare belle nevicate anche nei nostri fondovalle, tra dicembre e febbraio, 2/3 volte durante l’inverno.

Non occorre ricorrere alla super menzionata nevicata e freddo polare del 1985, perchè anche prima era frequente la mattina svegliarsi con la neve che ricopriva le nostre strade, rendendo tutto più silenzioso e particolare.

Sarà per questo, per quei ricordi che ancora oggi, quando vedo nevicare, reagisco come quando ero ragazzo, con lo sguardo pieno di stupore e di nostalgia.

Oggi invece, una nevicata a Milano o Torino diventa una notizia da prime pagine dei giornali.

Purtroppo dobbiamo constatare che ci sono intere generazioni di persone che vedono queste nevicate come un fatto eccezionale, quando per molti di noi erano un evento normale.

Per loro la neve, quando va bene, esiste quasi solo in montagna.

Anche questi sono segni dei tempi che stiamo vivendo, una realtà che pone interrogativi a cui dare risposte.

Se abbiamo ancora il desiderio di guardare questa natura che si riappropria dei propri spazi, se ci lasciamo incantare da un tramonto che si infrange sul mare o si specchia sulle montagne, e abbiamo anche riscoperto il gusto di una camminata lungo le nostre colline, forse riusciamo a capire il disastro che siamo stati capaci di combinare.

Ci rendiamo conto che la nostra rincorsa a un cosiddetto benessere ipotetico non è più pensabile neanche nemmeno per tutti noi occidentali.

Stiamo facendo i conti con un impoverimento sempre più grande di intere fasce della popolazione a scapito di poche persone che si stanno invece arricchendo sempre più.

Il nostro sistema economico e sociale di vita occidentale, basato sul liberismo economico e un capitalismo sfrenato, accompagnato da un acceso individualismo, sta facendo acqua da tutte le parti.

Le disuguaglianze sociali sono in crescita e la pandemia ne è un’ulteriore riprova.

Ce lo dimostrano ogni giorno i limiti della nostra sanità, un welfare non in grado di rispondere alle esigenza delle persone, un mondo del lavoro dove la perdita di diritti, soprattutto da parte dei più giovani, è sotto gli occhi di tutti.

Le differenziazioni salariali hanno raggiunto livelli intollerabili.

Così mentre osserviamo la natura che si riappropria della propria libertà, siamo costretti a ripensare il nostro modo di vivere, che non può non passare da un ridimensionamento del benessere di chi oggi sta troppo bene, per aiutare a migliorare la qualità della vita di chi non ha le risorse necessarie per “campare”.

Non ha più senso continuare a dire che solo attraverso il consumismo si potrà aumentare il benessere.

Il primo problema è proprio domandarsi cosa vuol dire oggi “benessere”.

E’ benessere possedere più case, più auto, più soldi, in generale più cose, magari mettendo a repentaglio la vita del nostro pianeta?

O è benessere possedere tutti  meno cose e soldi, ma poter aiutare altri a vivere con maggiore dignità, e magari avere un salario minimo di sussistenza garantito?

E’ benessere darsi da fare solo per il mio piccolo potere economico e sociale mettendo a rischio la sussistenza del pianeta che ci ospita (e del quale non siamo proprietari)?

O è benessere permettere una vita dignitosa alle persone contribuire a ridare il suo ritmo normale alle stagioni e permettere di coltivare una terra che possa dare da mangiare ai suoi abitanti?  

Forse sono temi che ci sovrastano, ma che però interrogano tutti ad iniziare dal nostro personale modo di vivere.

Ciascuno nel suo piccolo può fare scelte che vanno in una di queste due diverse strade.

Da come si mangia, alla plastica che si smette di usare, a un uso dei mezzi di trasporto più congeniale, a come si decide di spendere i propri soldi (per chi se lo può permettere).

Natura e società vanno di pari passo e una cultura che tutela l’ambiente è una cultura che vuole pensare anche a un modo nuovo di produrre e di consumare con uno sguardo aperto al noi, allargando i propri orizzonti e non pensando ad espandere solo i propri denari o proprietà.

Sono queste le riflessioni che mi accompagnano in questo fine anno, pensando a un 2021 nel segno della rinascita, sapendo che come dice quel Cristo che molti dicono di ammirare, o di condividerne le idee, che non si possono servire due padroni.

E il giovane ricco è sempre lì a fare da spartiacque alla nostra personale esistenza.

Ma mi piace credere che il risveglio della natura, la neve in montagna, la ricchezza della messe di quest’anno è il messaggio nuovo che tutti noi sapremo cogliere e non gettare al vento.

Buon 2021….  

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