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Don Luigi e la piazza dei centomila

Centomila persone hanno camminato lungo le strade di Roma, hanno ascoltato i nomi delle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie, si sono raccolte in un silenzio assordante nel minuto dedicato al loro ricordo, hanno riempito di colore e di felicità la nostra Capitale.

A scaldare ancor più il cuore del primo giorno di  primavera sono state le parole di Luigi Ciotti che, nel suo intervento, ha ricordato il sacrificio di Don Peppe Diana del quale ricorrono i 30 anni dalla morte. Sulla sua tomba la frase evengelica “dal seme che muore nasce una messe nuova di giustizia e di pace”.

E nel suo fare memoria don Luigi si è soffermato sull’uccisione in Somalia di Ilaria Alpi e Mirian Hrovatin, due giornalisti al servizio della verità, eliminati per le inchieste che stavano svolgendo sul traffico delle armi.

Proprio contro il mercato delle armi e la modifica della legge 185 del 1990 per rendere meno stringenti le norme per la loro vendita, si sono alzate le parole di don Luigi verso il mondo della politica. “Non è certo questa una priorità del nostro paese. Si facciamo in fretta altre cose, non questa che favorisce i mercanti di morte. Tacere in questi casi diventa una colpa, parlare un dovere e una responsabilità civile”.

Si avverte forte nelle sue parole il senso della responsabilità verso il nostro paese, verso le nuove generazioni, un gridare alle nostre coscienze per invitarle a riflettere e ad approfondire, che è proprio delle persone libere da qualsiasi compromesso.
I migranti sono la coscienza sporca di un occidente che si volta dall’altra parte, rinnegando i suoi valori“, afferma affrontando il tema della immigrazione.

Un’analisi profonda che continua affrontando il tema delle nuove mafie che oggi sono presenti nel nostro paese: “Le mafie sono sempre più moderne. L’intelligenza artificiale può trasformarsi in intelligenza criminale e i conflitti in corso possono favorire le alleanze tra mafie diverse. Le modifiche normative sulle forme di controllo per la lotta alla corruzione aprono un nuovo scenario dove si amplia la soglia che esiste tra legale e illegale dove le mafie riescono ad inserirsi”.

Ciò è oggi possibile perchè la criminalità organizzata può contare su professionisti che sanno incunearsi in questi spazi che si aprono.

Ecco perché per don Luigi “occorre una presa di coscienza collettiva sulla peste mafiosa e corruttiva, altrimenti non riusciremo a sconfiggere l’illegalità”.

Le sue parole arrivano al cuore e alla coscienza delle centomila persone che lo ascoltano al Circo Massimo, in questo primo giorno di primavera che vuole essere anche un segno di rinascita del nostro sentirsi parte attiva e vitale di questa comunità:  “Non basta togliere la mala erba in superficie, ma è necessario estirpare il male alla radice attraverso la cultura e l’istruzione. L’ultima mafia è sempre la penultima perché loro si sanno rigenerare. Anche noi dobbiamo farlo”.

Poi l’invito rivolto a tutti i cittadini ad esercitare il diritto-dovere di voto:“18 milioni di persone oggi non vanno a votare. È un bisogno della repubblica quello che i cittadini tornino a votare. Si deve tornare ad investire in politica e a liberarsi dalla indifferenza, perché le mafie godono anche di un sostegno passivo che è dato dall’indifferenza. I neutrali e coloro che delegano ad altri le responsabilità favoriscono anche le mafie”.

Perché per Luigi Ciotti è decisiva la responsabilità personale e il contributo che ciascuna persona deve sentire verso la propria comunità, come dice Martin Luter King: “Può darsi che non siate responsabili per quello che accade, ma lo sarete per quello che non farete da qui in avanti”.

Non ci sono alternative all’impegno personale perché
la legalità mette radici in terre fertili di responsabilità. 
E non ci sono scorciatoie o altre vie, perché come diceva Sandro Pertini “per combattere la mafia c’è solo da rispettare fino in fondo la nostra costituzione“.

È questa la via maestra da seguire: “Liberarci dalle ingiustizie e dalle disuguaglianze come ci indica la nostra costituzione è il modo che la società civile e la politica hanno per sconfiggere le mafie e l’autonomia non può essere differenziata perché i diritti sono di tutti, dal lavoro, alla salute, all’istruzione, alla casa“.

Parole forti quelle di Luigi Ciotti, frutto della credibilità di un uomo libero che alle soglie degli 80 anni ha ancora un sogno da realizzare:quello di vedere un paese libero da ogni forma di dipendenza, droga, gioco d’azzardo, alcool, che rendono schiave le persone e sempre più ricche le mafie.

Ma ha anche un’altra grande speranza don Luigi, che condivide: “Dobbiamo diventare malati di pace, come diceva don Tonino Bello. Avere passione per la vita e amore per la diversità. Non si deve stare seduti sulle nostre certezze”.

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, non è solo la giornata della Memoria e dell’impegno nel ricordo delle vittime innocenti delle mafie,  ma anche la giornata mondiale contro il razzismo, della poesia, della salvaguardia dei boschi.
Ma siamo anche alla vigilia del ricordo di un fine marzo del 1944 che portò alla liberazione di Roma dal nazifascismo.

Un film “Roma città aperta” ci ricorda quel momento.

E ancora oggi il nostro è un un paese da liberare e ieri come oggi sono valide le parole finali del film: Non dobbiamo avere paura né oggi né domani, perchè noi lottiamo per una cosa che non può non venire e vedremo un mondo migliore…

Con queste parole don Luigi saluta la piazza dei centomila, e ci spinge a continuare e a rafforzare il nostro impegno nel ricordo di chi la vita l’ha persa per mano della mafia, questa enorme montagna di merda che avvelena il nostro paese e la nostra convivenza civile.

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