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Fermare la guerra in Ucraina, fermare Putin per costruire una nuova convivenza in Europa 

Cercare le cause e le colpe di quanto sta accadendo in Ucraina nel cuore della nostra Europa non potrà mai giustificare la scelta scellerata compiuta da Putin, ancora una volta voluta da un uomo solo al comando.

Un uomo solo al comando che in questi anni si è sempre più isolato anche internamente, vivendo anche personalmente una solitudine politica nel suo stesso paese. 

Ma è chiaro che le pagine di storia che si stanno scrivendo in questi giorni porteranno a cambiamenti forti, non solo geopolitici, ma anche sullo stile di vita di noi occidentali.

In Ucraina convivono due modi diversi di essere Europa; una parte filo russa nella zona a sud est e una parte filo occidentale nell’area a nord ovest con una capitale, Kiev, da sempre una città vicina a quest’ultima tradizione culturale. 

Una divisione anche religiosa di non poco conto tra la Chiesa Ortodossa Russa e la Chiesa Ortodossa Ucraina, che da tempo sta chiedendo una propria indipendenza religiosa.

Divisioni che non possono essere superati da soli 30 anni di indipendenza, tanto è il tempo trascorso dal dissolvimento dell’U.R.S.S

Dunque la prima divisione si vive internamente al popolo ucraino che poi rappresentano le due grandi tradizioni culturali che esistono nel continente europeo, di cui fa parte in buona parte la stessa Federazione Russa.

L’Occidente forse ha commesso l’errore di aver affrettato i tempi facendo entrare nel giro di pochi anni molti dei paesi dell’ex blocco sovietico non solo nell’Unione Europea, ma addirittura nella Nato. 

Putin già prima dell’annessione della Crimea e dell’inizio del conflitto nel Donbass aveva chiarito la necessità di bloccare l’espansione della Nato verso i propri confini.

L’Occidente, Stati Uniti compresi, hanno sempre evitato di affrontare questo tema, favorendo invece l’allargamento della Nato. 

Ma al tempo stesso quanto stiamo vivendo pone un grande problema anche a noi che apparteniamo all’Unione Europea.

Ci interroga su quali sono i valori veri che danno linfa a questa unione, oppure se e’ solo un’appartenenza economica, basata sugli affari e sull’euro.

Anche noi siamo di fronte a un bivio e se oggi intuiamo che in gioco ci sono non solo interessi specifici, ma ideali e un modo di concepire la vita di ogni cittadino come unica e inalienabile, portatrice di diritti e rispetto, dobbiamo accettare il prezzo che pagheremo in termini economici nei prossimi mesi.

La prova di forza di Putin, se anche porterà dei risultati a lui positivi nel breve tempo con una vittoria della guerra in Ucraina, apre scenari imprevedibili anche per il suo paese e non solo per lui personalmente.

Si delinea in questi giorni un isolamento internazionale della Russia che durerà nel tempo, che impoverirà fortemente quel paese.

Al tempo stesso credo che si arriverà a un rafforzamento dei paesi occidentali e dell’Unione Europea che di fronte all’attacco di Putin non possono che portare avanti decisioni forti e determinate, che ne salvaguardino agli occhi del mondo, l’unità.

Ma purtroppo si delineerà anche un impoverimento di molti dei paesi occidentali, vuoi per la dipendenza energetica attuale dalla Russia, vuoi per il deterioramento dei rapporti diplomatici che avranno una forte conseguenza anche a livello economico.

Un processo che una volta iniziato durerà anni. 

Dopo la pandemia, buona parte del mondo si trova ora a dover fare i conti con un periodo lungo di divisioni e di conflitti, che se non provocheranno altri scontri armati, sicuramente incideranno sul nostro modo di vivere.

D’altronde, anche da un punto di vista mediatico, la resistenza del popolo ucraino guidata dal suo presidente che si presenta come il comandante in capo di quel paese, che resiste con loro e non decide di andare all’estero, viene letto da tutti noi come la resistenza di una democrazia di fronte all’attacco di uno stato guidato da un uomo solo al comando.

Siamo di fronte a una guerra dal grande significato politico perché in gioco sono le forme democratiche e le forme oligarchiche di conduzione degli Stati.

Chi si avvantaggerà di questi scenari sarà soprattutto la Cina, che dopo aver per prima sconfitto il virus e la pandemia, aver fortemente ampliato la propria ingerenza in parti dell’Africa e dell’Asia, potrà rafforzarsi ora economicamente e provare magari a riprendersi anche Taiwan e rendere sempre più impossibile la vita a Hong Kong, con tutto ciò che ne consegue a livello mondiale.

Si aprono anni duri, di grandi cambiamenti geopolitici, di povertà diffusa, di nuovi profughi che arriveranno nei paesi dell’Unione Europea, a cui non eravamo preparati.

Ogni giorno in più di guerra non farà che inasprire le conseguenze future per tanti paesi e popoli, rendere più complicata la ripresa di un dialogo e aprire una stagione di macerie economiche e politiche nella vita quotidiana di milioni di persone.

Per questo è necessario costringere Putin a fermarsi, è necessario che la strada della diplomazia non si arresti, che si ascolti la voce dei popoli che in queste ore stanno scendendo in piazza, anche in Russia, per chiedere la fine immediata di questa guerra che sta sconvolgendo la nostra Europa.

È importante far sentire anche la nostra personale voce, far sentire la vicinanza al popolo ucraino, manifestare il nostro desiderio di pace.

Sapendo che la difesa della democrazia, della dignità delle persone, del rispetto della loro libertà conta di più e vale di piu del nostro personale interesse.

Come hanno sempre fatto tutti coloro che hanno messo al primo posto la difesa della libertà.

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