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Foglie d’autunno e sguardi di infinito

Ci sono momenti in cui occorre fermarsi nella vita per capire cosa conta veramente nel nostro presente.

A volte serve isolarsi o camminare immersi nella natura, osservando i luoghi e gli spazi con occhi diversi, assaporare il sole che ci accarezza o contemplare un paesaggio che abbiamo visto tante volte, ma che ora riusciamo a scrutare con occhi nuovi.

Una bellissima canzone di Battiato dal titolo “Tutto l’universo obbedisce all’amore” in una sua strofa dice “…. ed è in certi sguardi che si vede l’infinito….”.

L’autunno con la magia dei suoi colori ci aiuta ad assumere questo sguardo…. I colori intensi delle foglie e loro stesse che cadono, mi fanno pensare all’intensità della vita e alla sua bellezza che si lega in modo inestricabile con la morte che prima o poi sopraggiunge, ma che non fa smettere alla foglie di mantenere la loro bellezza.

C’è un senso di continuità che in questi giorni sto scoprendo nelle passeggiate nella campagna e nella lettura di un libro intenso e pieno di significato di Vito Mancuso dal titolo “I 4 maestri” ( che per l’autore sono Socrate, Buddha, Confucio e Gesù).

Così i colori dell’autunno che ci circondano, il senso dell’infinito racchiuso in uno sguardo che esprime nella sua canzone Battiato e le parole del Buddha nel libro di Mancuso, diventano uno spazio di meditazione per la mia vita che mi piace condividere con chi vorrà leggere queste riflessioni.

Nel libro sono riportate alcune frasi bellissime del monaco buddista vietnamita Thich Nhat Hanh: “quando moriamo le sole cose che ci danno continuazione sono i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, ossia il nostro karma….dovremo lasciare alle spalle ogni altra cosa…. Sia che desideriamo questa eredità, sia che non la desideriamo, essa resterà con noi…”

Un po’ quello che accade con quelle foglie gialle e rosse che dopo aver svolto il loro compito nel cuore della natura, anche quando si staccano dagli alberi, continuano a suscitare meraviglia ai nostri occhi, continuano a far parlare di se’, a suscitare dentro di noi un senso di infinito e di bellezza.

Ho pensato che anche noi possiamo essere così e questa sarà l’eredità più autentica (io credo l’unica concreta eredità) che potremo dare a chi ci ama e ci amerà, a chi si ricorderà di noi. 

Il libro di Mancuso poi si sofferma in quelle stesse pagine su alcuni teologi cristiani del novecento come l’ortodosso Pavel Florenskji che in una sua lettera afferma che “ niente si perde completamente, ciò che ha valore rimane anche se noi cessiamo di concepirlo…” e il protestante Dietrich Bonhoffer, il quale, parlando del Cap. 3 , versetto 15 del Qoelet ( solo Dio può cercare ciò che ormai è scomparso) ci dice anche lui che “ ….nulla di ciò che è passato va perduto; Dio assieme a noi torna a cercare anche il passato che ci appartiene”.

Come quelle foglie che si trasformeranno in altro nel tempo che passa, ma che nei nostri pensieri e nei nostri ricordi resteranno con lo splendore del colore che hanno in questi giorni che abbiamo avuto la fortuna di contemplare.

Allora il nostro presente è costruito anche grazie al nostro passato, alle persone che abbiamo amato o conosciuto, che ci hanno regalato un pezzo di strada da fare insieme, o magari anche un solo sguardo o una frase o un’azione che noi continuiamo a portare dentro di noi.  

Così spero che sarà domani di noi, con l’augurio a tutti di poter essere, nello sguardo degli altri, di uguale bellezza delle foglie d’autunno che cadono, ma restano dentro di noi e ci fanno pensare e respirare la bellezza dell’infinito.

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