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Gino Strada un Giovanni Battista del nostro tempo

Diversi anni fa, negli anni ‘90, in occasione del 24 giugno festa del Patrono di San Giovanni Valdarno, l’Amministrazione Comunale invitò a parlare della figura di Giovanni Battista Padre Gianni Baget Bozzo. 

Persona da sempre molto attenta alla politica e all’impegno sociale dei cristiani, il suo intervento a San Giovanni in Palazzo d’Arnolfo su Giovanni Battista fu molto bello perché fece emergere la figura di un uomo che aveva fatto dell’essenzialità della sua vita, un modello politico di rottura nel contesto sociale della Palestina dove viveva. 

Un profeta, il Battista, in apparenza seguito da una moltitudine di persone che andavano da lui per ricevere il battesimo e ascoltare le sue scarne parole, ma che fondamentalmente era un uomo solo che aveva scelto un modello di vita difficile da seguire. 

Abbandonando il lato religioso, Baget Bozzo sviluppò la sua conferenza sulla sfera politica della figura del Battista come persona che cercava di costruire una via nuova. 

Ripensando a quel bel pomeriggio di tanti anni fa, non posso non collegare le parole di Baget Bozzo alla vita spesa su questa terra da un uomo come Gino Strada. 

La sua esistenza è stata anch’essa segnata dall’essenzialità, caratterizzata dalla concretezza, dalla capacità di non fare distinzioni tra le persone se erano da curare, e decisa nella scelta da che parte stare. 

Mai dalla parte del potere, sia esso economico, politico o sociale, sempre dalla parte del più piccolo e indifeso. 

Il ripudio della guerra e della violenza in Gino Strada è stato netto. 

Ma è anche il suo modo stesso di vivere che è stato essenziale; nel suo vestire, nella casa modesta dov’è ha vissuto in Italia, nel rifiuto delle lusinghe della politica, nell’aver fatto in modo che Emergency avesse un futuro oltre lui, nel suo sentirsi soprattutto e per tutta la vita adulta un dottore dove l’altro che si ha di fronte è solo una persona da curare. 

In fondo Gino Strada ha messo in pratica quella canzone di De Andre’ che tutti noi cantiamo così spesso, “il pescatore”. 

Anche lui aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso, quel solco che viene da chi vede nell’altro soprattutto un fratello che in quel momento ha bisogno di una mano.

Qualche tempo fa ho partecipato a un incontro con Vito Mancuso che ha scritto un piccolo ma grande libro dal titolo “A proposito del senso della vita”. 

Nei miei appunti ho scritto queste parole che si ritrovano anche in quel libro:

Cosa si deve fare per essere padroni di se stessi? Ridurre ai minimi termini il desiderio e desiderare noi stessi, la verità di noi stessi. Gesù diceva: sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia. Lui non era una persona pacificata e per nulla pacificante. C’è una lotta di polemica, una tensione profonda che aveva lui e anche Giovanni Battista”

Gino Strada ha vissuto così affamato e assetato di giustizia, con quella tensione interna e quell’inquietudine che manifesta chi ha chiaro cosa sta accadendo, la parte dove schierarsi, le cose che contano realmente della vita.

In questo mi sembra bello paragonarlo al Battista come un profeta del nostro tempo. 

E oggi ci appare ancor più chiaro, alla luce dello sfacelo che sta avvenendo in Afghanistan, di cui noi occidentali siamo colpevoli protagonisti.

Una terra che Gino Strada ha tanto amato e aiutato, dove si è speso per anni curando migliaia di persone.

Tornano alla mente le parole che lui in questi anni tante volte ci ha detto: che la guerra porta solo un futuro di altra distruzione…

Ma come nel caso di Giovanni Battista anche le parole di Gino Strada erano parole di un uomo che grida nel deserto e si sono perse nel vento, e poco hanno fatto breccia nei nostri cuori troppo concentrati solo su se stessi.

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