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Giulio Regeni, il tempo è scaduto e il governo è chiamato ad agire.

Non ci sono più possibilità di mediazione tra Italia ed Egitto sulla necessità di arrivare alla verità su quanto successo a Giulio Regeni.
Ne va del nostro stato di diritto, del nostro senso della giustizia, dei valori democratici che sono alla base della nostra Costituzione, che contano molto di più degli  accordi commerciali, e di qualunque giustificazione politica dettata dalla necessità di mantenere buone relazioni con quel paese.
Ed è  dunque pienamente legittimo il dibattito che sta avvenendo in Italia e sugli organi di informazione che spingono il nostro governo a una presa di posizione chiara e inequivocabile.


L’ultimo incontro avvenuto tra i magistrati dei due paesi ha assunto i toni del ridicolo, con la magistratura italiana che parla di nessun passo avanti, e la magistratura egiziana che invece provoca quella italiana chiedendo spiegazioni sui motivi che avevano spinto Giulio Regeni ad andare in Egitto.
Non bastava la delusione e l’amarezza dei genitori di Giulio che nelle scorse settimane, a distanza di oltre 4 anni dalla sua morte, si sono visti recapitare dalle autorità egiziane oggetti personali che sono poi risultati non appartenere al ragazzo ucciso. Ora arriva il fallimento dell’ennesimo confronto che umilia la famiglia e tutti noi cittadini. 

Le istituzioni italiane sono chiamate ad intervenire e ad assumere decisioni che nessun governo in questi lunghi anni ha avuto il coraggio di assumere, eccetto il periodo iniziale in cui il Governo Renzi ritirò il nostro ambasciatore dal Cairo.
Una famiglia deve sapere il perché della morte del proprio figlio, una comunità deve sapere come sono andate le cose, un governo non può restare indifferente al grido di dolore e alla richiesta di verità che viene dalla nostra società.
Così hanno fatto bene i media a rivelare i nomi degli alti funzionari ministeriali e dell’esercito che la magistratura italiana vuole sentire al riguardo e che possono avere informazioni o addirittura aver avuto un ruolo decisivo nel rapimento prima, negli atti di tortura e nella morte di Giulio, mentre ancora il governo egiziano e la sua giustizia prendono tempo.
Ha fatto bene il Presidente della Camera a chiedere con forza il rispetto delle nostre istituzioni e ora il governo deve trovare la forza di agire di conseguenza.

Ci sono momenti in cui mediare non serve più  e dopo questi lunghi anni trascordi dalla morte di Giulio, oltre 10 incontri tra i magistrati dei due paesi, è arrivato il tempo di avere rispetto di noi stessi, delle prerogative che fanno di noi un paese libero e democratico, che vuole tutelare la vita e  la dignità dei propri concittadini in qualunque paese essi si trovino a soggiornare, dando priorità ai valori che ci hanno resi una comunità e un popolo.
Il tempo è scaduto e l’Italia deve reagire allo “schiaffo politico” che ancora una volta l’Egitto ha dato a un paese che crede nel diritto, nella giustizia e vuole difendere la dignità delle persone che vivono o sono parte di questa terra.
Non farlo equivarrebbe a dichiarare la nostra sconfitta come comunità e stato democratico.

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