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gli albori di un governo, tra dubbi, difficoltà e qualche segnale di speranza

Prova a prendere il via con tante difficoltà questo nuovo governo, tra dubbi e un orizzonte non definito, oggi ancor di più per molti osservatori dopo l’uscita dal Pd di Matteo Renzi. Ma invece alcuni segnali di discontinuità appaiono subito evidenti.

Intanto i porti che si riaprono, o meglio l’umanità che torna ad avere un ruolo nella gestione del grande tema della migrazione.
Un punto di inversione di rotta, che non può non avere come punto di arrivo una risposta congiunta da parte dell’Europa.
La complessità del problema, le diverse visioni dei paesi, la riluttanza di tanti governi soprattutto dell’est, ma anche della Francia, richiederanno tempi lunghi e ancora scelte non lineari, ma da qualche giorno, l’italia non è più un paese in guerra contro le Ong e si respira un clima politico di minor odio verso il migrante.

La proposta di legge Pillon secondo la nuova ministra della famiglia e delle pari opportunità resterà chiusa in un cassetto e dunque l’idea delle modifiche alle norme che regolamentano la separazione, il divorzio e l’affidamento dei minori resta in questa fase solo una chimera in chi l’aveva proposta.
Chissà che nei prossimi mesi non possa tornare di attualità anche il tema dello ius soli sul quale anche due anni fa lo stesso movimento 5 stelle non aveva espresso una chiusura totale.

Temi, sia la migrazione, che il diritto di famiglia, i cui cambiamenti sono portati avanti non a caso da due ministre donne, che in tema di diritti civili e rispetto della dignità di ogni singola persona, segnalano decisamente un cambio di passo e di stile rispetto a prima, salutare per una civile convivenza.

Nel campo dell’editoria sembra emergere una posizione che tende a tutelare il rispetto del pluralismo dell’informazione con finanziamenti che potrebbero garantire la possibilità a tutti i diversi pensieri di esprimersi, e dunque con una minore rigidità anche per testate come Radio Radicale che in questi anni ha svolto un ruolo fondamentale nel dare voce a tutte le diverse opinioni. 
L’informazione, anche alla luce di quanto accaduto in questi giorni con attacchi forti e inaccettabili a diversi giornalisti, torna ad essere un tema essenziale per la difesa della nostra democrazia.

In campo economico non si parla più di flat tax, sistema fiscale non progressivo, basato su una aliquota fissa, ma si torna a pensare ad un taglio delle tasse nel rispetto della progressività contributiva prevista dalla nostra Costituzione. 

L’Europa torna al centro della politica del nuovo governo, con una Italia che non ha futuro fuori dalla visione europeista.
L’isolamento internazionale vissuto negli ultimi 15 mesi (sballottati tra le mire di Russia, Cina e Stati Uniti) sembra terminare con il ritorno a quella che può essere al momento l’unica nostra casa, certo dalle mura ancora incerte, ma con i fondamenti stabili dei diritti civili e delle democrazie liberali.

Tutte rose e fiori? No, tutt’ altro, casomai solo segnali di tendenza al momento più annunciati come possibilità che come scelte definitive. 

Le difficoltà e le incomprensioni restano forti tra chi fino a poco tempo fa neanche si parlava, ma come spesso accade quando ci si incontra, anche per mera convenienza politica, e si inizia a parlare, le cose possono prendere strade inattese e impensate.  

Su questo aspetto Renzi ha ragione quando dice che quello che è stato fatto in queste settimane è un capolavoro di democrazia parlamentare. 
Un tipo di democrazia quello parlamentare che é in questa nostra Costituzione che i cittadini sovrani in un legittimo referendum di neanche tre anni fa, hanno deciso di non cambiare (lega e movimento 5 stelle in testa).

Poi c’è l’uscita di Matteo Renzi dal Pd; un evento chiaro fin dalla nascita di questo governo, che non sorprende e che era nelle cose da tempo. 
Quasi una liberazione per lui, per il Pd e per la sinistra, che chiarirà ancor più il quadro politico attuale.

Si va verso un tipo di democrazia che torna ad essere in questa fase basata sul sistema proporzionale e che ha bisogno di una legge proporzionale almeno per i prossimi anni (da qui la necessità di legare il taglio dei parlamentari a una nuova legge elettorale).

Lavori in corso dunque, ma con altri indicatori di discontinuità che é importante segnalare: una minore conflittualità tra le parti (forse dettata anche dalla paura) e una minore presenza sui social da parte delle “prime donne” dei singoli partiti.

Più  silenzio all’esterno e chissà magari un maggior confronto interno, senza una immediata espressione verso l’opinione pubblica da parte dei capi corrente che ha prodotto un alto tasso di conflittualità politica e una esasperazione dell’opinione pubblica.

Se anche questi elementi saranno confermati nel tempo, potrebbero essere indicatori di un governo che prova a mettere al primo posto i problemi del paese, oscurando un po’ la voglia di emergere dei singoli potenti di turno, di cui veramente non se ne può più. 

Per loro potrebbero essere utili le parole di Aristotele: “quelli che hanno in animo di occupare le più alte cariche di governo devono possedere tre doti: innanzitutto attaccamento alla Costituzione stabilita, in secondo luogo una grandissima capacità nelle azioni di governo, in terzo luogo virtù e giustizia” .

Il cittadino sovrano e non suddito si merita una classe politica che abbia queste doti.








Aristotele