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Gli obiettivi da perseguire per dare un senso alla dignità umana 

Dopo le parole di Sergio Mattarella in Parlamento nel momento del suo insediamento per il secondo mandato come Presidente della Repubblica, una parola si agita e si muove in tutti noi; la parola dignità.

Il Presidente l’ha ripetuta, secondo gli analisti, ben 18 volte nel suo discorso, interrotto per ben 55 volte dagli applausi dei parlamentari di maggioranza e di opposizione e dai rappresentanti regionali che hanno preso parte alla sua elezione.

Dignità è superare le disuguaglianze sociali, è pensare ai giovani e al loro domani, è tutelare l’ambiente dove viviamo, è dare le stesse opportunità che hanno gli uomini alle donne, è pensare alla sicurezza nei luoghi di lavoro, è combattere il razzismo e l’antisemitismo, vuol dire ascoltare gli studenti, è combattere la solitudine dei nostri anziani, è pensare a una vita migliore dentro le carceri, è combattere ogni forma di tratta e di schiavitù delle persone, è valorizzare la bellezza della nostra terra, è liberarsi dalle mafie, è difendere la maternità, è assicurare una informazione libera e pluralista che difenda la libertà di pensiero.

Sono questi i principali temi secondo Mattarella che ancora ci impediscono, come paese, di riconoscere dignità a ogni persone che qui vive.

Ci sono anche altri diritti che si potrebbero aggiungere ai temi che Mattarella ha toccato e che allontanano il raggiungimento di questo grande obiettivo sociale, come garantire a tutti una pari opportunità di curarsi, di studiare, di non essere considerato un clandestino per il solo fatto di essere un migrante, di lavorare senza essere sfruttato, di non discriminare nessuno come sta avvenendo anche in questo tempo di pandemia, di una giustizia uguale per tutti…

La strada è lunga e complicata, ma certo il suo discorso ci porta dentro al cuore della nostra Costituzione, e al richiamo alla necessità di attuare il bellissimo art. 3 che dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma cos’è la dignità della persona?

Nel nostro tempo si è raggiunta la “consapevolezza verbale” che la dignità è un concetto che rinvia all’idea che sia qualcosa che è dovuta all’essere umano per il semplice fatto che egli è umano.

Non è un caso che da un punto di vista giuridico, tale concezione è stata declinata da Hannah Arendt come il “diritto ad avere diritti“.

Ma il suo attuale significato ha un percorso storico molto lungo.

Uno dei primi a parlarne fu Cicerone per il quale la dignità era una qualità dell’essere umano in quanto essere vivente superiore perchè dotato di ragione. E’ infatti grazie alla ragione che la persona è capace di coscienza e di conoscenza.

Qui nasce la sua idea di dignità, che raggiunge il suo culmine quando la persona vive una dimensione sociale e politica.

Per Cicerone esiste una dignità universalistica naturale dell’essere umano e una particolare che si acquista per merito se si agisce in modo onesto e conforme ai doveri.

In età illuministica, grazie al pensiero di Kant, la dignità si caratterizza come un valore incommensurabile che è proprio di ogni persona diventando un valore unico e non quantificabile: “L’uomo non ha prezzo e ciò che non ha prezzo e dunque non ammette alcun equivalente, ha una dignità”. 

Da qui nasce l’insegnamento morale kantiano secondo cui bisogna trattare l’umanità, come un fine in se’ è mai come un mezzo in vista di altri fini.

L’eredità kantiana e tutto ciò che l’ha preceduta, assumono centralità dopo la seconda guerra mondiale, quando la parola e il concetto di dignità entrano stabilmente anche nel lessico e nella riflessione giuridica. La volontà di reagire alla catastrofe etica e giuridica del nazismo spinge a cercare nella dignità dell’uomo un fondamento saldo e un baluardo di difesa di un nucleo fondamentale di diritti inalienabili e uguali per tutti” (Maria Cristina Torchia – Accademia della Crusca). 

La parola dignità entra così nelle costituzioni nazionali, a partire da quella italiana nel 1947 e da quella tedesca nel 1949, nei documenti internazionali (primo fra tutti la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo approvata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite), fino alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che dedica l’art.1 del Titolo I alla dignità umana affermando: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata è tutelata”. 

Un percorso che farà dire a Stefano Rodata’ che “se la persona non può essere separata dalla sua dignità, neppure il diritto può prescinderne o abbandonarla

Dovremmo imparare tutti, anche dopo il discorso del nostro Presidente della Repubblica, a riscoprire il senso vero del termine dignità, ad iniziare dal mondo della politica, se agli applausi di un giorno, vogliamo far seguire un percorso che ci porti alla sua vera realizzazione.

Sergio Mattarella, uomo delle istituzioni e uomo fedele alla Costituzione, quelle parole le ha rivolte non solo ai Parlamentari dentro Montecitorio, ma a tutti coloro che uscendo dall’alibi della delega, intendo prendersi a cuore, nel proprio piccolo/grande spazio di vita, il presente e il futuro di questo nostro paese, dove purtroppo ancora la dignità è poco più di una semplice parole per tante persone.

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