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“I cantieri della storia” una lettura utile a chi fa politica

Una bella e istruttiva lettura per il nostro mondo della politica in queste settimane di crisi di governo, potrebbe essere certamente il libro di Federico Rampini “I cantieri della storia”, nel quale lui analizza alcuni periodi particolari del cammino dell’umanità in cui le diverse società hanno avuto la capacità di ripartire, ricostruire, rinascere.

Il periodo che stiamo vivendo sarà sicuramente ricordato nei libri di storia contemporanea come un momento in cui, a livello mondiale, è stato necessario aprire grandi cantieri di ricostruzione sociale, economica e sanitaria.

Chissà, magari proprio Federico Rampini, tra 5, 10 anni, potrebbe aggiornare il suo ultimo libro, con gli altri “cantieri” che la pandemia ci spingerà ad aprire.

Speriamo che ciò accada anche nella nostra Italia, anche se l’oggi ci vede fare i conti con una classe politica rinchiusa tutta in se stessa.


Il libro invece è il racconto dei tanti i “cantieri” che l’umanità ha saputo aprire dopo periodi bui di morte e sofferenza, aprendo la strada certamente a una rinascita, ma quasi sempre anche a un miglioramento della qualità della vita rispetto a quella precedente.

Dalla caduta dell’Impero di Roma, alla bellissima storia dei monaci che salvarono la cultura classica giunta fino a noi, si prosegue poi lungo il Rinascimento.

Si arriva agli eventi più recenti come la schiavitù, la guerra di secessione dell’800, la grande depressione dei primi decenni del ‘900 e il New Deal, il piano Marshall dopo la fine della seconda guerra mondiale per giungere all’Oriente.

Qui in particolare si pone l’attenzione alla ricostruzione del Giappone e al prodigio economico e sociale della Cina del dopo Mao Tze-Tung .

Non che la storia si ripeta, ma sicuramente i modi, la lezione che viene da queste letture, può aiutarci oggi a intraprendere la strada migliore per costruire una società più umana.

E’ un libro che dà fiducia alle grandi capacità delle persone perché ci fa capire che molto spesso dopo un periodo di depressione, arriva il tempo dell’ottimismo e del progresso.

Certo sono periodi segnati anche da grandi personalità, da uomini e donne che hanno saputo andare oltre se stessi e le loro personali convinzioni, per ampliare i loro orizzonti e avere la capacità di vedere oltre se stessi, anche con l’intelligenza di cambiare idea e aprirsi alla diversità.

E’ quello che sembra mancare in questa fase della storia del nostro paese, dove, per chi fa politica, occorre essere, non solo ai nostri occhi, ma anche a quelli del mondo che ci guarda, soprattutto credibili.

Mi viene da pensare a chi in queste settimane agita la scena politica del nostro paese.

A Matteo Renzi da un lato, che la sua credibilità ormai l’ha persa da tempo e che continua a dire cose anche giuste, in modi sbagliati.

A Giuseppe Conte che rischia di perdere la sua credibilità se non saprà andare oltre se stesso e ritrovare un senso della mediazione che sembra oggi aver perso.

A chi si ostina a pensare che il populismo e il sovranismo sia ciò che serve al nostro paese, di fronte a una realtà che sta mutando.

Siamo di fronte a un’Europa che riscopre il gusto di un “noi” come risposta collettiva alla pandemia che ci assale e all’uscita dal dramma economico che sta abbattendosi nelle nostre democrazie occidentali.

Siamo di fronte a una delle maggiori democrazie come gli Stati Uniti d’America che dopo quattro anni di populismo e di chiusura in se stessa, con Biden cerca di riaprire uno spazio alla multiculturalità e alla collaborazione con gli altri paesi.

“I cantieri della storia” sono dunque una lettura utile per capire come nel corso del suo cammino su questo pianeta le persone e le comunità hanno avuto la forza di risollevarsi.

Una lettura che si può consigliare a tutti coloro che hanno un ruolo politico nel nostro paese e vogliono veramente darsi da fare per disegnare il futuro e il domani, e non solo pensare al loro personale interesse.

Buona lettura.

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