Se dovessi dare un nome alle mie ultime settimane, le chiamerei il tempo dell’incontro…
Con Lorena e Gian Andrea, con Paolo e Salvatore, persone provenienti da mondi ed esperienze diverse, accumunate dall’essere tutte belle persone…
Allora queste settimane sono state un incontro con la bellezza.
Quella bellezza che nasce dall’essere persone che credono in ciò che fanno, dove alle parole corrisponde un’esperienza di vita che le rende agli occhi di chi le incontra persone credibili.
Quando si ha la possibilità di trascorrere del tempo con persone cosi, di parlare, mangiare insieme, viaggiare insieme, le distanze si abbassano e si ha modo di conoscersi, guardarsi, aprirsi e costruire relazioni.
Nella diversità delle storie di vita, esco da queste due settimane così intense arricchito nella mente e nell’anima…

Gli occhi di Lorena Fornasir ti rimangono impressi per la profondità del suo sguardo.
Esprimono in pieno la rigorositâ della sua scelta di curare i migranti che arrivano a Trieste nella piazza del mondo dalla Rotta Balcanica.
Non c’è spazio per i tentennamenti, le incertezze, quella cura viene prima di tutto e non ci possono essere compromessi.
Quel gesto di abbassarsi fino a curare le ferite dei piedi non lasciano spazio ai dubbi.
È come quella lavanda dei piedi di Gesù che diventa scelta di vita.

La pazienza e il sorriso di Gian Andrea Franchi, compagno di vita e di esperienza nella piazza di Lorena, sono atteggiamenti di chi ha capito che quella cura è anche un’azione politica, che forse non cambierà la nostra società capitalistica, ma ha la forza di cambiare chi personalmente viene a contatto con quella piazza.
Lui,uomo di sinistra da sempre, è riuscito, da fine pensatore quale è, a capire che quei migranti così sofferenti e privi di tutto, parlano a noi e alla nostra società capitalistica che sta morendo, invitandoci a cambiare…
Lorena e Gian Andrea hanno parlato della loro esperienza nella piazza del mondo di Trieste nella comunità di don Mauro a Montevarchi, insieme a Massimo Orlandi che sulla loro storia ha scritto il libro “La rivoluzione della cura”.

Per loro parla la frase scritta nel Piccolo Principe: “L’amore non e guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione”.
Di Paolo Borrometi mi ha impressionato la sua capacità di saper cogliere quel filo quasi invisibile che lega insieme 80 anni di stragi, omicidi, depistaggi, colpi di stato mancati, voluti da politici corrotti, parti dei servizi e della massoneria deviati, mafia, terrorismo, in un intreccio di trame che solo grazie alla parte buona e pulita della nostra società è stato possibile superare.

E mi ha colpito la rigorositâ della sua scelta di ricercare la verità a costo di mettere a repentaglio la propria vita.
Paolo, anche se vive sotto scorta, che limita la sua libertà personale, ha scelto di non rinunciare alla sua costante ricerca della verità.
Questo riesce a trasmettere a te e ai tanti studenti dei licei che a San Giovanni ha incontrato, facendoti capire che la libertà del pensiero conta più di quella fisica.

“Quando la sera prima di andare a letto ti lavi i denti – gli diceva suo padre – guardati allo specchio e domandati se anche la tua coscienza è pulita”.
È quanto ciascuno di noi dovrebbe fare…

Partito Paolo è arrivato in Valdarno Salvatore Inguì, tutto nel giorno del mio compleanno.
Per un siciliano che parte, un siciliano che arriva, un amico di questa terra, tanto da esserci nato (a Incisa) 60 anni fa.

Con Salvatore il rapporto è più diretto, ormai fortemente confidenziale, ed è bello per me averlo qui per incontrare una scuola pioneristica come l’Istituto Comprensivo di Bucine, che quest’anno ha deciso di fare la loro gita scolastica a Polistena presso la cooperativa sociale La Valle del Marro che opera sui beni confiscati alla ‘ndrangheta.
E il giorno dopo confrontarsi con l’Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, nella parrocchia del Matassino a Figline Incisa Valdarno, su come costruire oggi una comunità.
Con Salvatore il tempo passa velocemente, raccontando di noi, di passioni, amori, affetti, impegno.

Ed è un tempo intenso dove si cerca di costruire anche un pò di futuro, pensando a come i suoi ragazzi del centto sociale a Marsala possono incontrare ragazzi che qui vivono esperienze simili, o come i suoi pupi del teatro siciliano potrebbero arrivare anche qui da noi nelle nostre scuole.
È un vulcano di idee Salvatore, una persona positiva pur vivendo esperienze dure accanto ai minori che hanno commesso reati, cercando per loro strade di salvezza.

“Fare del bene fa bene a chi lo fa – dice Salvatore – perché tutti noi cerchiamo di vivere in un mondo migliore. Dobbiamo capire che dentro di noi c’è una parte angelica e una parte demoniaca e noi siamo chiamati a scegliere cosa vogliamo essere” .
Lorena, Gian Andrea, Paolo e Salvatore, persone del nord e persone del sud, dalla piazza del mondo curando i migranti, alla ricerca della verità e la lotta alla mafia, fino alla ricerca di nuove strade per quei ragazzi e ragazze che hanno sbagliato.
Esco arricchito da queste settimane per aver avuto la fortuna di creare nuove relazioni e di vivere per qualche giorno accanto a così belle persone.
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