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I nuovi Cavalieri e il Presidente della Repubblica

I 57 nuovi Cavalieri della Repubblica nominati in questi giorni dal Presidente della Repubblica, rappresentano il meglio dell’espressione del nostro paese di questi mesi. Sono persone che hanno deciso di mettersi a disposizione della loro comunità, in tanti e vari modi, in età, ruoli e situazioni diverse, scordandosi del proprio personale interesse. Sono voci del mondo della solidarietà che la pandemia ha messo in moto. A loro, che raccontano ciascuno una storia particolare e unica, unirei anche quel 25% di popolazione che in silenzio, magari anche tra personali difficoltà, in questi mesi ha deciso di metter mano al proprio portafoglio, per donare quanto era loro possibile per aiutare chi in questa fase ha avuto ed ha più bisogno. C’è un popolo vasto che si muove attraverso la solidarietà, e queste 57 persone sono forse la massima espressione di questa schiera di uomini e donne che si sono sentite in grado di donare, tempo, soldi, attenzioni a chi ne aveva più bisogno.  Non è un caso che Sergio Mattarella, nei giorni in cui si ricorda la nascita della nostra Repubblica, decide di nominare queste persone Cavalieri al Merito. E’ un messaggio importante quello che quest’uomo così garbato e riservato, ci trasmette.

Il 2 giugno oltre a nascere lo stato repubblicano, prende il via anche la costruzione della nostra Carta Costituzionale (con la nomina dell’Assemblea Costituente), all’interno della quale la solidarietà diventerà tra i valori fondamentali che permettono di trasformare noi cittadini in un popolo e in una comunità. La stessa concezione di welfare nel nostro paese prende spunto dal tema della solidarietà, frutto del lavoro fatto dai padri costituenti che poi è sfociato in un lungo periodo di scelte politiche che hanno prodotto la costruzione di diritti, che trovano la loro massima espressione nel sistema sanitario pubblico, nelle forme di tutela del lavoro, nel riconoscimento della dignità di ciascuna persona, nel valore dell’istruzione aperta a tutti, ecc… Non è un caso che in Italia oggi circa 7 milioni di cittadini dedicano parte del loro tempo alle attività di volontariato; è un’altra dimostrazione di come il tema della solidarietà sia ancora così radicato dentro le nostre comunità. La pandemia ci ha riportato a riscoprire l’importanza del pubblico e della condivisione, facendo venire meno in questo momento solo il proprio personale interesse.

Da sinistra in alto :Elena Pagliarini,Monica Bettoni,Francesca Colavita,Francesca Colavita ,Don Fabio Stevenazzi,Irene Coppola ,Maxime Mbanda ,Mariateresa Gallea, Paolo Simonato, Luca Sostini,Greta Stella,Alessia Lai, e Claudia Balotta,Piero Terragni.

Queste 57 persone, nelle loro tante e bellissime storie che si intrecciano lungo la nostra penisola, sono lì a testimoniare a tutti noi quanto, se vogliamo continuare a considerarci un popolo, dobbiamo oggi investire in sanità, nella tutela della nostra terra, in una mobilità e un’industria più sostenibile, nella necessità che tutti si paghi le tasse (in modo più equo), nel crimine che si commette quando si evade il fisco, nello scempio che si commette quando non si danno pari opportunità ai nostri ragazzi di studiare, al rischio che si corre se non si è in grado di fare un “patto tra generazioni” per garantire un futuro di lavoro ai giovani e una pensione dignitosa a chi smette di lavorare. Il “patto tra generazioni” è infatti prima di tutto un patto di solidarietà tra diversi e tra istanze diverse, dove si deve uscire dalla logica del corporativismo (devastante in Italia), per entrare nella sfera del valore superiore del nostro essere un popolo e una comunità. E’ il patto che ci porta dall’io al noi, come furono capaci di fare 74 anni fa persone e movimenti diversi. Così mentre la politica e gli altri rappresentanti del mondo sociale ed economico fanno fatica a trovare una strada comune di collaborazione in questa fase di ricostruzione, con questo gesto Mattarella ci fa intuire come invece proprio la diversità, l’originalità, l’unicità di ciascuno, se guidata da un obiettivo comune, possono essere la forza del nuovo paese che dobbiamo costruire. Professionalità, studio, competenza, amore, dono, dedizione, sorriso, vicinanza, accoglienza, sono racchiusi nelle 57 storie di queste persone. Ma sono 58 le persone che oggi vorrei ringraziare; i 57 nuovi Cavalieri al Merito e il nostro Presidente della Repubblica, che in questi mesi, con tanti e diversi gesti, ci ha spinto a sentirci un popolo e una comunità, attraverso il valore superiore della solidarietà così ben rappresentato da questi uomini e donne, piccoli grandi eroi di vera umanità.

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