Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Il coraggio di tenere aperta la porta – storia della Fraternità della Visitazione

Il
7 ottobre del 2001 si apre per la prima volta la porta della
Fraternità della Visitazione nella canonica della chiesa di San
Miniato a Piandiscò; una porta che si apre con tre giovani suore
pronte ad accogliere sulla soglia di casa, persone con cui
condividere un tratto di strada.
Le
giovani suore sono Lucia, Simona e Letizia, tre donne in cerca da
tempo di una strada lungo la quale fosse possibile incontrare Dio
nelle persone che avrebbero bussato a quella porta.

L’idea
della casa di accoglienza e’ nata dopo la scelta di spendere la vita
al servizio degli altri

ci spiega Suor Letizia –
una
scelta che è cresciuta in noi come vocazione, quando ciascuna di noi
ha intuito, sulla base delle proprie esperienze personali che la
forma piu’ evangelica era quella di vivere insieme ai poveri e in
modo particolare con la porta aperta. Ma si voleva sperimentare anche
che i poveri e i ricchi si possono incontrare e che anche il povero
poteva dare qualcosa al ricco.


Storie
diverse anche quelle di Suor letizia, Lucia e Simona, legate alle
parrocchie di origine, ma tutte e tre con il desiderio di consacrare
la loro vita alle necessità dei poveri. Tutte e tre hanno avuto però
due importanti punti di riferimento: il primo Don Mauro Frasi, che
già nella sua prima esperienza a Pelago, aveva iniziato l’esperienza
di accoglienza verso i poveri, e che poi hanno continuato a
frequentare nella sua successiva esperienza alla chiesa del Giglio a
Montevarchi; l’altro il Vescovo Luciano Giovannetti, che ha intuito
le necessità e il sogno di loro tre che volevano dar vita a un
convento aperto e innovativo, e ha permesso la nascita
dell’esperienza della Fraternità, ha dato loro in comodato d’uso la
canonica di San Miniato, ha dato vita a questa esperienza dove tutti
gli anni Simona, Letizia e Lucia rinnovano i voti di fronte alla loro
comunità. Lita va sempre scelta, rinnovata e non c’e’ un per sempre.
Così ogni anno Simona, Letizia e Lucia rinnovano le loro
motivazioni e la loro scelta di povertà

Il
Vescovo Giovannetti ha anche “trovato” il nome della fraternità:
visitazione perche’ ogni incontro e’ una visita di Dio a noi e perchè
ciò accada occorre che ciascuno si muova verso la soglia, dove
l’incontro accade e nasce qualcosa di nuovo nella nostra vita.

E
ciascuna di loro ancora oggi continua anche ad avere una vita propria
da condividere insieme: Suor Lucia che, anche dopo l’apertura della
Fraternità, non ha mai cessato di lavorare come operaia in un
calzaturificio (dove svolge anche il ruolo di sindacalista della
CGIL), Suor Simona con l’impegno con la Fondazione Giovanni Paolo II
e i giovani dell’oratorio dei salesiani a Figline, Suor Letizia
impegnata nel coordinamento del valdarno di Libera, occupandosi di
formazione e di scuola.

Ma
non è stato un inizio facile quello di Suor Lucia, Simona e Letizia,
perchè nei primi tempi non si presentava nessuno ed erano anche
preoccupate pensando che il loro sogno non si sarebbe realizzato. In
questo senso anche la scelta di aprire una casa di accoglienza
rivolta a madri con bambini, non è stata pensata prima, ma nata
grazie alle prime persone che sono arrivate; si sono presentate alla
canonica di San Miniato una donna con due bambini. Loro le hanno
accolte sulla soglia di casa, proprio come Elisabetta accolse Maria,
la prima in attesa di Giovanni il Battista e l’altra in attesa di
Gesù. Come loro due si abbracciarono, così Simona, Letizia e Lucia
hanno abbracciato quella donna e i suoi due bambini. Quell’abbraccio
ha aperto un mondo di speranza.

Da
allora sono trascorsi 17 anni e ad oggi hanno attraversato quella
soglia oltre

700 persone di cui più di 300 bambini di 37 nazionalità diverse.
Nella Fraternità della Visitazione sono nati 36 bambini, e in quelle
stanze, oltre agli ospiti (oggi sono circa 20) si muovono decine e
decine di volontari che in vario modo e con compiti e ruoli diversi,
danno una mano alla vita quotidiana della casa.

Tante
storie e vite diverse si sono incrociate nelle stanze della
Fraternità, con donne fuggite dalla tratta, altre straniere fuggite
dai propri paesi, molte hanno subito maltrattamenti familiari,
qualcuna anche minacce di stampo mafioso. Non solo donne straniere
sono state e sono qui, ma, anche donne italiane con figli, donne Rom,
cinesi rimaste in stato interessante e per questo buttate fuori dalla
fabbrica. Anche il mondo della disabilità è stato accolto alla
Fraternità della Visitazione. Mondi diversi, variegati, tutte
accolte senza pregiudizi e paure, con l’intento di far respirare loro
un’aria di serenità e di possibilità di riscatto.

C’è
una poesia, scritta in occasione della festa del 7° anno di vita
della Fraternità che descrive in modo molto bello lo stile di vita
della comunità. Si intitola “Il miracolo domestico dell’amore”:
Arrivi
ed e’ una rincorsa di cuori.
sospeso
il dolore.
nei
vuoti negati.
L’abbraccio
ricorrente tra le persone
e
sono sguardi imperfetti legati nella richiesta in un margine che,
perduti
i contorni, non trova conferma
e
mentre nell’ultimo passo
mi
lascio alle spalle l’inconsueta famiglia
che
termina un pasto
o
inciampo la fuga di piccole gambe,
stringo
decisa in quel luogo
conferma
esistono
spazi
dove
il tormento si ancora alla riconoscenza
dove
il miracolo domestico dell’amore
si
compie
Li’
incontrarti
non
chiede sforzo.

La
vita nella fraternità si basa sul principio della gratuita’; non si
chiede niente a nessuno, non ci sono posti convenzionati per i
servizi, ma è aperta la collaborazione con le istituzioni e viene
garantita a tutti la stessa forma di accoglienza. Le persone arrivano
tramite la Caritas, attraverso il numero dell’antiviolenza, portate
dalle forze dell’ordine o dai servizi sociali,e Suor Simona, Letizia
e Lucia lavorano molto nell’emergenza, con situazioni che sembrano
non avere altre chance.

Si
parla si ascolta, le regole sono chiare perche’ sono poche

– spiega ancora Suor Letizia – c
hi
viene da una situazione di abbandono ha bisogno di trovare un posto
accogliente, sicuro, che possa offrite degli affetti. Dopo che una
persona ha riacquistato un po’ di fiducia in sé si cerca di pensare
a un progetto personale di nuova vita. Nessuna è obbligata a restare
in Fraternità e c’e’ liberta’ di andare via, ma nella normalita’ si
fanno percorsi accompagnati per uscire dalla fraternità.


Un
percorso accompagnato di uscita dalla fraternità può variare da
1
anno a 5/6 anni; ora ci sono accoglienze molto piu’ lunghe rispetto a
prima quando si aveva principalmente il bisogno di una casa e di un
lavoro, perchè soprattutto si vivono problemi affettivi, di ferite
subite e di abbandoni.

Anche
la Fraternità ha una sua g
iornata
tipo: le suore si alzano alle 6,40 per pregare fino alle 7.30 mentre
alle 7 si alzano i bambini per andare a scuola e all’asilo. Dopo le 9
prevale il silenzio in fraternità. Molte mamme vanno al lavoro,
mentre le altre lavorano in casa. Ogni giorno ci sono varie cose da
fare, come il disbrigo di documenti e l’accompagnamento degli ospiti
in vari servizi e uffici. Con chi resta a casa alle 13 c’è il pranzo
condiviso e nel pomeriggio la vita si rianima con il ritorno dei
bambini. Si dà spazio a momenti di gioco, di studio, fino alla cena
tutti insieme, e la preghiera la sera aperta a tutti. Alle 21.30 si
va a letto.
.
La
cappellina che abbiamo costruito nella parte sottostante
dell’edificio
ben
rappresenta la vita della Fraternità

– ci dice Suor Lucia –
L’altare
e’ stato fatto con materiali di pietra trovati qui e che erano stati
buttati via. il piano e’ una vasca dell’acqua con pezzi di altare
tolto, un portacroce vecchio, un pezzo di frantoio vecchio. Questo da
il senso del vivere qui.. Pietre di scarto come queste donne che
messe insieme sono invece qualcosa di bello. Sono qualcosa di sacro.


Come
belle sono le esperienze che sono nate intorno alla Fraternità:
Abbiamo
creato un’associazione

– continua Suor Lucia – ,
dove
ognuno da’ quel che puo’ e dove ci si deve sentire liberi. Se noi
rappresentiamo la famiglia, i volontari condividono con loro e gli
ospiti un cammino dove si sta insieme. Sono come i parenti stretti, i
cugini che queste donne non hanno mai avuto. Hanno liberta’ di
organizzare eventi, piccoli progetti, trascorrere momenti fuori
insieme con gli ospiti.
Poi
ci sono i volontari che sono professionisti, medici, psicologi,
operatori. Vengono per condividere questo stile di vita.

E
non manca certo la provvidenza; qui non manca mai il cibo, i vestiti,
grazie ai negozi, ai supermercati e alle parrocchie. Alcuni genitori
di ragazzi che frequentano la scuola dove vanno i nostri bambini
portano in Fraternità il cibo della mensa. Poi ci sono alcuni
ortolani che portano la frutta fresca a non mancano anche i macellai
che offrono la carne. Il territorio conosce e stima la Fraternità e
lo dimostrano anche i contributi che arrivano grazie al 5 per mille.

Tenere
quella porta aperta non e’ un’esperienza ma e’ una scelta

spiega Suor Simona –
Si
sceglie uno stile di vita che diventa parte di te. Una scelta che
rinnoviamo ogni anno e che fondamentalmente vuol dire scegliere di
continuare ad essere piu’ aperti dentro di noi. Quando una mamma
parte e la salutiamo noi ripercorriamo la pellicola del film che si è
svolto dentro queste stanze. Per noi è veramente un grande regalo,
un qualcosa che abbiamo ricevuto, che abbiamo portato avanti con
fatica sia noi che lei e che ha permesso il riscatto della dignita’
della persona in quanto essere pensante, amante, vivente.

Ma
si deve restare comunque aperti anche alle novità nella vita della
fraternità. Fa parte del lasciare la porta aperta e di accogliere
sulla soglia, la vita delle persone che chiedono di entrare.
.Ogni
tempo ha la sua apertura

conclude Suor Simona –
e
il nostro non e’ un dovere, ma una scelta di vita che non puo’ essere
qualcosa di rigido, ma che deve fare i conti con il tempo che stiamo
vivendo. A volte mi chiedo: ma se l’accoglienza delle mamme con
bambini finisse, finirebbe anche questa casa? Io credo di no,
credo che saremmo capaci di aprirci ad altre prospettive, nel
rispetto della nostra scelta di stare in mezzo ai poveri.

Anche
noi crediamo di no, carissime Letizia, Simona e Lucia, crediamo che
Dio vi farebbe incontrare su quella soglia della casa della
Fraternità, nuovi fratelli in cerca di un riparo, di una carezza e
di un pezzo di pane, fratelli che guardandovi negli occhi,
cercheranno rifugio dentro le vostre braccia, braccia che voi non
esitereste ad aprire.



Suor Simona, Suor Letizia e Suor Lucia