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Il Giorno della Memoria … un cammino di educazione alla libertà’

In questi giorni si susseguono iniziative per celebrare Il Giorno della Memoria, nelle città, nelle scuole, sulle televisioni con un susseguirsi di video, eventi, film che ci permettono di riflettere sulla tragedia della Shoah.

In questi stessi giorni in un comune toscano della costa due ragazzine hanno insultato e aggredito un bambino per il solo fatto di essere di origine ebrea.

Chissà, magari quelle stesse ragazzine in questi anni avranno preso parte, nelle scuole che frequentano, ad iniziative che hanno ricordato quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale, non solo nei campi di sterminio nazisti dove sono morti milioni di persone, ma anche nella nostra Italia, dopo che nel 1938 sono entrate in vigore le leggi razziali.

C’è un tema di fondo che emerge da queste realtà così diverse: la memoria non è un qualcosa che ci porta a ricordare in un giorno particolare dell’anno un evento tragico avvenuto, ma uno stile di vita e un modo di pensare e di essere che va alimentato e vissuto ogni giorno della nostra vita.

Mi viene in mente il bellissimo libro, poi diventato anche un bellissimo film, dal titolo “La ladra di libri”.

La morte narra la storia di Liesel, una bambina abbandonata dalla madre dopo la morte del fratello, di Hans e Rosa Hubermann che diventeranno la sua famigli adottiva e di Max Vandenburg, un giovane ebreo scampato alle violenze, che verrà ospitato nella casa di Hans e Rosa.

Dopo alcuni anni di rifugio segreto in questa casa di un paese della Germania, quando la repressione tedesca dopo il 1942 si fa più forte, per un errore commesso dal buon Hans, Max è costretto a fuggire con grande dolore di Liesel e dei suoi genitori adottivi.

A un certo punto Hans, parlando con Liesel, si chiede se tutto quello che loro hanno fatto per aiutare Max aveva un senso e a cosa avrebbe portato, di fronte alla tragedia umana che stava avvenendo sotto i loro occhi.

Liesel dà a suo padre una risposta bellissima: “siamo stati solo umani, abbiamo fatto quello che un essere umano deve fare”.

La storia continua e la morte nel suo racconto si trova a parlare dell’anima di ogni singolo protagonista nel momento in cui avviene il loro incontro, nel momento decisivo del passaggio.

Il film termina con una frase bellissima della morte: “comunque rimango sempre stregata dagli esseri umani”, nel bene e nel male, nella diversità che lei incontra della nostra anima.

La risposta di Liesel è il senso del cammino che ciascuno di noi è chiamato a compiere perché la memoria non sia un ricordo, ma una scelta di vita da rinnovare continuamente.

La strada per restare umani è solo quella di combattere tutto ciò che dentro di noi ci spinge a non esserlo; un percorso educativo che dura tutta la vita, a volte anche di lotta nostra interna, per compiere anche piccoli ma importanti gesti, per far emergere la nostra umanità.

Dal rispetto verso l’altro a una educazione quotidiana all’accoglienza, al riconoscimento della propria libertà per chi è diverso da me, alla lotta contro le ingiustizie sociali che danno vita a ogni forma di discriminazione. Ogni giorno siamo chiamati a fare memoria…

Purtroppo le scelte fatte anche dalla nostra Europa in questi ultimi anni ci insegnano che niente è per sempre: si sono ripristinati fili spinati lungo i muri dei suoi confini, abbiamo visto morire migliaia di profughi lungo il Mediterraneo, abbiamo finanziato campi di accoglienza dove le persone vivono ammassate senza un minimo di dignità.

Dovremmo chiederci se colui o colei che teniamo aldilà di quel filo spinato, o in questi campi di cosiddetta accoglienza, è trattato o trattata come una persona portatrice di diritti e di speranze.

Forse non avremmo il coraggio di rispondere come Liesel, perché in qualche modo anche noi siamo complici di quanto accade nel nostro continente, incapaci spesso anche solo di sentirsi sdegnati di quanto vediamo scorrere sotto i nostri occhi.

Ecco perché la memoria non può essere solo un ricordare, ma una forma di educazione alla libertà.

È il cammino educativo che siamo chiamati a fare tutti per restare umani, perché nel giorno in cui anche noi incontreremo sorella morte, lei trovi in noi un’anima leggera, pulita, semplice, ancora piena di vita e di bellezza.

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