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Il mio 21 marzo tra impegno sociale, memoria e identità personale

Si sta avvicinando il 21 marzo, un giorno importante per noi di Libera, perché da qui prende spunto il nostro impegno nella società contro le mafie e le ingiustizie sociali.

Un impegno che si nutre anche del fare memoria e del ricordare i nomi e le storie delle persone che hanno perso la loro vita a seguito di questo “cancro” che è presente nella nostra società.

Quest’anno per me, la preparazione di eventi e iniziative si lega alla lettura di un libro molto bello che proprio in queste settimane sto leggendo: si intitola “moralità” ed è scritto da Jonathan Sacks.

Nella sua parte introduttiva il libro parla proprio del concetto di memoria in questi termini.

“Non si deve confondere la storia con la memoria, che non sono affatto la stessa cosa. La storia è la risposta alla domanda <Cosa è accaduto?>, la memoria è una risposta alla domanda < Chi sono io?>. La storia riguarda i fatti, la memoria riguarda l’identità. La storia riguarda ciò che è accaduto a qualcun altro e non a me, la memoria è la mia storia, il passato che ha fatto di me quello che sono, del cui lascito sono il custode per il bene delle generazioni a venire. Senza memoria non c’è identità e senza identità siamo solo polvere sulla superficie dell’infinito.”

Il libro poi si addentra in una serie molto bella di altri temi e riflessioni e consiglio a tutti di leggerlo.

Ma queste frasi mi sono rimaste dentro e da alcune settimane mi spingono anche a riflettere su di me, al senso di un impegno, alla mia storia personale, al mio essere parte oggi del mondo di Libera.

E non c’è impegno sociale che non si lega alla nostra storia personale.

Il pensiero è corso allora verso mio padre e alla sua storia.

Una storia di riscatto da un padre legato in modo stretto al regime fascista, e a una famiglia che, a seguito di questa appartenenza, nel dopoguerra si è ritrovata senza una casa, senza un lavoro, costretta a fare i conti con la povertà vera.

Dopo anche aver subito la morte di un figlio disperso in guerra e mai più tornato a casa.

Mio padre non mi ha mai parlato in modo approfondito di mio nonno, così come di lui non mi ha mai parlato mia nonna. 

Mi ha parlato dello zio morto in guerra, della sua infanzia, dei suoi fratelli e sorelle, ma di mio nonno solo poche superficiali parole che non mi hanno mai trasmesso un’idea di chi quest’uomo fosse o avesse fatto.

Questa persona aveva causato un dolore e una fatica immensa a tutta la famiglia, e nessuno ne parlava. 

Questo anche dopo la sua morte, avvenuta prima che io nascessi.

Mio padre ha passato tutta la sua gioventù e anche i primi anni della sua vita di marito e di padre a riscattarsi da questa realtà.

Il suo è stato un senso di ribellione dalla storia del padre, per ridare un nome, un riconoscimento sociale alla sua famiglia di origine prima e poi alla famiglia che lui stesso si era formato.

La sua non è stata una ribellione dalla famiglia, ma una ribellione da ciò che questo padre ha rappresentato per mia nonna e i suoi figli. 

E non tanto da un punto di vista politico ( mio padre non è mai stato comunista), ma soprattutto morale ed etico.

Queste cose le ho scoperte dopo la sua morte, quando mi sono interrogato a fondo sulla storia di mio nonno e ho scoperto la verità.

In questo sua ricerca di riscatto, sta anche la sua trasmissione dei valori che mi hanno formato. 

Tra questi l’importanza di essere figlio di operai, della ricerca di costruire relazioni, della dignità di non essere ricchi e di non fare della ricchezza uno scopo della vita, della lotta per i diritti delle persone, dell’andare incontro alla vita con gioia e semplicità. 

L’importanza del proprio lavoro e del saperlo far bene. Il lavoro è una delle componenti principali della dignità di una persona. 

Il durare fatica nel cercare di fare le cose bene, prendendosi il tempo che occorre, era il suo modo di fare ed essere un muratore.

Oggi pensando alla storia di Oliviero, il nome di mio padre, leggo parte della mia storia, e questo suo riscatto credo che in qualche modo continui anche oggi attraverso di me.

Ripensando alle parole di Sacks, “la memoria è la mia storia, il passato che ha fatto di me quello che sono”, sento questo legame con Oliviero che è parte della linfa che da’ nutrimento alle mie radici più profonde. 

Anche il mio impegno in Libera credo che in parte deriva da questo senso di ribellione che Oliviero ha vissuto per uscire dalla storia di suo padre.

In me si manifesta nel desiderio di lottare contro le disuguaglianze e contro le mafie, che altro non sono che una forma di oppressione e di limitazione delle nostre libertà.

Queste riflessioni mi portano a riscoprire aspetti della mia identità, a dare un senso all’impegno di oggi, a celebrare questo 21 marzo con passione e amore per la libertà e la giustizia.

Anche a sentirmi profondamente antifascista.

Mi spingono a cercare di operare nel lavoro e negli spazi dove vivo e agisco, come un piccolo costruttore di una società più giusta che sappia riconoscere a ogni persona la sua dignità di essere umano.

Mi fanno sentire in modo piacevole e con senso di ringraziamento ancora più legato a mio padre che non solo ha contribuito a darmi la vita e mi ha allevato e permesso di costruirmi un futuro migliore del suo, ma mi ha dato anche valori e gambe per camminare a testa alta.

Così questo 21 marzo di impegno e memoria, lo dedico anche a Oliviero, mio padre, che continua a essere parte di me e con me.

È anche grazie a Oliviero, se oggi non mi sento “polvere sulla superficie dell’infinito”, ma un uomo con una propria identità, che cerca di dare un senso alla sua esistenza.

Un uomo che si sente in cammino in questa parte della storia, cercando di costruire un domani fatto di meno ingiustizie e di rispetto della diversità e delle storie delle persone che ho la fortuna di incontrare o con le quali ho la possibilità di fare un pezzo di strada insieme.

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