Flora, don Ivan e don Luigi sono questi i nomi che da qualche tempo, il 10 settembre di ogni anno celebro dentro di me.
Vita e morte si uniscono in questa giornata che mi ricorda la scomparsa di mia madre ma anche la nascita di don Ivan Cornioli, il mio primo padre spirituale e di don Luigi Ciotti l’ultimo in ordine di tempo.

Se ne è andata in pochi minuti Flora da questa vita, distesa nel suo letto di casa: Quel giorno c’ero io accanto a lei.
In questi ultimi mesi ho scoperto cose nuove di lei che non conoscevo se non superficialmente, anche parti dolorose di cui lei non parlava, che lei è riuscita a trasformare, nella sua lunga esistenza, in amore.
Il sorriso dolce che l’ha accompagnata fino al chiudersi dei suoi occhi, conquistato dopo anni di vita non facile, era il frutto maturato nel suo albero, nutrimento per chi viveva accanto a lei.
Non è un caso se un giorno ho sognato io e lei che mangiavamo insieme i chicchi di una melograna lungo la via Maestra e davanti a una banca. Il suo modo di affrontare la vita attraverso la pazienza e la cura delle relazioni che contano, senza disperdere niente, è stata la ricchezza più grande che ci ha lasciato.

Di don Ivan ho detto e scritto più volte, tutto è racchiuso in un libro, ma penso spesso a quella strada di San Martino dove l’ho incontrato per la prima volta. Anche allora era settembre, poco più che diciottenne, un pomeriggio, arrivando con il motorino.
Mai avrei pensato a come quel giorno avrebbe influito sulla mia vita futura e quanto della persona che oggi sono, nel bene e nel male, ancora è legato alle radici che nei mesi e negli anni successivi si sono formate dentro di me, traendone nutrimento, in più e diversi momenti.
Grazie a lui ho aperto gli occhi sul mondo, ho iniziato a guardarmi intorno, a dare valore alla sofferenza degli altri, ho scoperto la solidarietà, alimentato il desiderio di conoscere, mi sono avvicinato al mondo del lavoro, ho incontrato un Dio che mi ama, iniziato a cercarlo tra felicità, paura, infedeltà, fughe, silenzi…
Ma forse la cosa più bella che mi ha insegnato don Ivan è ad avere paura del giovane ricco, come del rischio più forte che potevo incontrare nella mia vita. Una lezione importante perché il giovane ricco è colui che non sa rinunciare a ciò che possiede, non sa vivere il distacco dalle cose, dal potere, perché l’io conta più del noi.
In poche parole il giovane ricco non capisce che sono le relazioni il vero tesoro della nostra vita. Flora lo aveva capito…

E il noi che vince sull’io è la grande lezione di don Luigi Ciotti l’ultimo padre spirituale incontrato nei lunghi anni di militanza in Libera. Non esiste il navigatore solitario, ma la giustizia sociale potrà essere il frutto solo di un’azione collettiva.
Anche di don Luigi ho scritto tanto in questi anni, perché se in don Ivan ho conosciuto la scoperta di un impegno, con don Luigi l’ho vissuto come azione concreta nella mia comunità. Ho sperimentato la politica come azione, ma prima ancora ho sperimentato come i conti prima di tutto dovevo farli con la mia coscienza e che si diventa credibili solo se si è coerenti con ciò che si pensa e si dice.
Don Luigi è stato questo insegnamento: cambiare sè stessi, il proprio modo di pensare, lasciando andare ciò che non conta, per dare spazio al riconoscimento della diversità dell’altro e a vivere tutto ciò come una ricchezza.
Si torna sempre lì, alle relazioni, a imparare a vedere la bellezza che c’è nelle persone e a gustarne il profumo, la novità.
Libera è stata la scoperta di tante, tantissime belle persone che si danno da fare per la giustizia, ognuno con il suo modo e la sua unicità.

Così il 10 settembre, grazie a Flora, Ivan e Luigi mi permette di fare tante e diverse riflessioni.
Come la bellissima canzone della PFM “Impressioni di settembre” che da ragazzo accompagnava certi momenti della mia gioventù.
Ero un adolescente allora quando la cantavo e non pensavo certo ai chicchi di melograna di Flora, al giovane ricco scoperto con don Ivan o al noi come strada per costruire una società migliore.
La cantavo pensando a quel cavallo fermo in mezzo al prato che poi scappa appena ci si avvicina, o al respiro delle prime nebbie che salivano pensando ai primi amori della mia gioventù.
Ma come diceva già allora la canzone, sono ancora un uomo in cerca di se stesso, e non perché penso che ancora non so chi sono, ma perché ho imparato che non si smette mai di crescere, di imparare, che la vita quando pensi che si sia consolidata ti dà una botta e ti invita a rimetterti in discussione, che i dubbi e le domande sono la linfa del nostro essere vivi, e che tutto questo non smetterà fino al nostro ultimo respiro terrestre.
Ma tutto ciò è bello e Flora, Ivan e Luigi, i miei cari di questo 10 settembre, mi hanno aiutato a capire tutto ciò…
E io li amo e li ringrazio
Lascia un commento