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In ricordo di Alfredo Mariotti

Se ne è andato in silenzio Alfredo Mariotti, ma la sua non è stata una vita silenziosa, tuttaltro.
E’ stata una vita vissuta in mezzo al teatro, alla cultura e allo sport, persona innamorata della vita e della sua città.
In mezzo anche ai giovani, dai ragazzi del Galli quando ancora l’attività si svolgeva tra i muri dell’oratorio.
Alfredo è stata persona vivace, allegra, sempre pronto alla fantasia,
come si richiedeva a chi dalla fantasia ha tratto poi tanta forza nella
sua vita per stare su un palco, dirigere compagnie, stare vicino ad
atleti e a società sportive.
E tutto accanto alla sua famiglia, alla moglie Romana, ai suoi due figli, Alberto e Lucia, una storia lunga di amore e affetto.
L’ho conosciuto quando ancora si poteva giocare nelle strade nella sua via Trieste.
Lo vedevo passare da ragazzino sempre disponibile a un sorriso a un saluto, a parlare.
Chissà forse a volte il cancello di casa sua era la porta delle nostre
partite, ma non ricordo mai che ci abbia brontolato o mandato via.
I ragazzi a lui piacevano, da grande amante come era dello sport.
L’ho frequentato da più grande, nei miei anni in Comune a San Giovanni,
quando organizzava con la sua compagnia spettacoli così divertenti che
riempivano il teatro al Bucci dove erano costretti anche a più repliche
pur di accontentare il pubblico.
Poi quando scrivevo per Il
Valdarno, l’ho intervistato a casa sua, nel suo salotto ed è stato un
momento bello di racconto e di storia, che era anche una parte della
storia della nostra San Giovanni.
Alfredo conosceva cosa vuol
dire fare un’intervista, perchè per anni era stato anche un
corrispondente di giornali sportivi importanti come la Gazzetta dello
Sport.
Il suo fu un racconto d’amore verso i suoi cari, per il
basket, dell’avventura per la costruzione del Palazzetto del Galli,
della storia delle sue compagnie teatrali.
E quello che mi
ricordo di quell’intervista non era la malinconia del ricordo, ma la
gioia per aver vissuto e di vivere queste esperienze, come una persona
comunque proiettata nel domani.
Il teatro in vernacolo a San
Giovanni lo dobbiamo principalmente a lui, a Maria Pelini, a Manrico
Govoni che hanno dedicato passione, amore e tanto, tanto del loro tempo
per farcelo conoscere e per farci divertire.
Forse la sua è stata
una vita lunga, bella, piena, proprio perchè c’era un domani sempre da
costruire, nello scrivere un testo, nelle prove di teatro di una sera,
nel provare e riprovare una scena, una battuta.
Ma aldilà delle
sue passioni e di ciò che lascia a tutti noi come comunità, nel momento
del saluto dalla sua vita su questa terra, mi piace ricordare Alfredo
come ho imparato a conoscerlo tanti anni fa:
mentre passa da via
Pier Sansoni e io ragazzo, che sono affacciato alla terrazza; lui che
alza la testa, ti saluta, ti sorride, ti dice due parole e continua a
camminare….
C’è tanta dolcezza in questi piccoli, ma importanti gesti….
Gesti che mi hanno fatto sentire e mi fanno sentire ancora oggi
Alfredo come una persona, cara, vicina, una persona che è stato bello
incrociare nel mio personale cammino….