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La cittadinanza non è un biglietto per il luna park

Quanto sta emergendo dalle intercettazioni telefoniche che investono docenti e dirigenti che lavorano nell’Università degli Stranieri di Perugia sul caso del giocatore Suarez e sul suo esame di italiano, mettono a nudo l’Italia dei due pesi e delle due misure anche in tema di riconoscimento della cittadinanza. Un tema che investe in pieno il terreno delle diseguaglianze sociali, che in questo periodo così difficile della vita che stiamo attraversando ci sembrano ancor più insopportabili. Fanno pensare alla fatica immane che chiediamo ai tanti giovani che magari sono nati in Italia, ma da genitori stranieri, che frequentano le nostre scuole, i settori giovanili delle nostre società sportive, che parlano un italiano corretto e conoscono la nostra storia, ma al quale riteniamo non sia necessario concedere subito la cittadinanza, ma al compimento dei loro 18 anni.

People demonstrate to ask for the ‘Ius soli’, in Rome, Italy, 20 November 2017. Ius Soli (meaning ‘right of the soil’), commonly referred to as birthright citizenship, is the right of anyone born in the territory of a state to nationality or citizenship. Currently the children of immigrants must wait until they are 18 to apply for Italian citizenship. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Ricordo che in tempi di dibattito sullo Ius Culturae, quelle parti politiche che non volevano e non vogliono tutt’oggi l’approvazione di questa legge, tra le loro motivazioni affermavano che ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana era ed è una cosa seria, la fine di un percorso di integrazione. Un’idea che si scontra non solo con quanto accaduto a Perugia (dove questo valore viene pienamente disconosciuto), ma anche dalle modalità con cui si può accedere alla cittadinanza attraverso lo Ius Sanguinis, per il quale, in pochi mesi, chiunque abbia una discendenza italiana  può ottenere questo riconoscimento. Sono molti i casi di persone che attraverso un breve soggiorno in Italia, per discendenza, riescono ad ottenere la cittadinanza (pagando anche chi si occupa di organizzare questi viaggi). Diverso è il caso del giocatore Suarez che avendo sposato una donna italiana in possesso del passaporto del nostro paese, poteva ottenere la cittadinanza per matrimonio, un’altra delle vie che semplifica l’acquisizione di un diritto, che invece per molti altri cittadini stranieri che vivono in Italia, ha tempi molto più lunghi e complicati.

Resta il fatto che chi è ricco, famoso, può arrivare a un riconoscimento che per tanti invece si ottiene solo alla fine di un percorso, nonostante che qui si viva, si lavori, si paghino le tasse, si contribuisca allo sviluppo sociale ed economico di un paese. Ritorna sempre strisciante il tema delle diseguaglianze sociali, che continuiamo a non voler vedere e affrontare e che un caso come quello di Perugia ci rimette invece davanti agli occhi e ci interroga. Se la cittadinanza italiana non è un qualcosa che si può comprare come un biglietto per il luna park (come qualche politico ha sostenuto e sostiene), ma è un percorso serio, frutto di un processo di integrazione, di conoscenza di storia e cultura di un paese, di conoscenza della sua lingua (fatto che ritengo giustissimo), questo deve valere per tutti, ricchi, poveri, calciatori e operai. Fa rabbia poi che quanto accaduto a Perugia sia avvenuto proprio all’interno di una Università come quella per stranieri che dovrebbe rappresentare un momento e uno spazio dedicato al processo di integrazione culturale, che invece rischia di “sputtanarsi” per assecondare le richieste di un calciatore, di un ricco, o peggio ancora di eventuali società sportive che potrebbero esserci dietro.

Questa è “l’italietta” di cui dobbiamo abituarci a fare a meno, che dobbiamo combattere e rifiutare, in un momento come questo dove ci apprestiamo a provare a ricostruire, dopo il Covid, questo nostro benedetto paese. In questo percorso di ricostruzione avremo bisogno di ragazzi e ragazze che indipendentemente dal colore della loro pelle e della loro religione, sentano la responsabilità verso questo paese e non di giovani ricchi, che sfruttando le loro qualità fisiche e tecniche vengono qui solo per continuare ad arricchirsi dietro un pallone o dietro lo sport. Tutti  coloro che hanno permesso che hanno avuto un ruolo in questo caso, hanno tutti tradito i valori dello sport e ampliato disuguaglianze sociali che non possiamo più permetterci di sopportare. La vittoria a cui veramente aspiriamo non è quella su un campo di calcio, ma quella del rispetto della dignità delle persone.

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