Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

La croce, la via dell’amore che ci invita a mettere anche i vestiti dell’altro

L’altro, il diverso da me, è colui che grazie a quella croce su cui un uomo offre la sua vita, può diventare il fratello che non conosco.

L’altro è il distante nel pensiero, nella cultura, nella tradizione, nel suo modo di vivere,  che la vita mi ha permesso di incontrare in questo tratto di cammino che Dio mi ha concesso di fare su questa terra.

Quella croce sul Golgota, quel sangue che esce da un corpo martoriato, è un invito per noi per ridimensionare la considerazione di se stessi: nessuna superiorità,  nessun primato, nessuna ricchezza, nessun potere; l’altro è come me, una persona con cui camminare insieme per poi andare ciascuno lungo la propria strada.

Portatore di diritti, di dignità,  di speranza, di sogni, di affetti, come me, come ciascuno di noi.

La croce è la via dell’uguaglianza dove a ciascuna persona viene offerta un’unica possibilità di felicità: quella di provare ad amare.

Eppure quanto è distante questo modo di essere dal nostro e quanto è difficile in questo mondo vivere la relazione con l’altro.

Una bellissima canzone di Niccolò Fabi ci fa capire come sia difficile penetrare nel mondo dell’altro:
Io sono l’altro,
sono quello che spaventa,
sono quello che ti dorme nella stanza accanto
Io sono l’altro
Puoi trovarmi nello specchio
La tua immagine riflessa, il contrario di te stesso…”

Eppure per noi che ci fermiamo di fronte a quella croce, a quel corpo disteso in un sepolcro e che aspettiamo la notte della resurrezione, una via nuova di pensiero ci viene offerta.

La troviamo per esempio in una bellissima riflessione fatta anni fa da Padre Giovanni Vannucci: “A ciascuno di noi Dio ha dato una nota, unica, irripetibile e noi dobbiamo trovarla e viverla per dare un senso alla nostra vita

Ma ciò non basta, perché questa visione universale ci dice  che ogni persona è qualcosa di irripetibile e avere fede, essere cristiani “vuol dire credere profondamente in questi frammenti di cielo presenti in tutte le creature”

Questo è l’altro a cui Gesù su quella croce ci dice di guardare, per lui e per me dona la propria vita, senza distinzioni, privilegi, facendoci diventare ciascuno il prossimo dell’altro.

Così anche Niccolò Fabi nella sua canzone, ci invita a fare un salto di qualità nella nostra vita, ad uscire dallo spavento e dalla paura dell’altro dicendo:
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso facci un giro e poi mi dici

Giovanni Vannucci utilizza altre parole per affermare la stessa identica cosa: “Servono orecchie grandi per entrare nel mistero dell’altro, per cogliere la luce che è in lui”.

Se quella croce ha un senso, se quella mattina quel sepolcro era vuoto, se dentro ciascuno di noi vive un frammento divino, se Dio ci ha creati per l’eternità, noi vivremo insieme con tutte le creature indipendentemente dalla terra dove siamo nati, vissuti.

Se crediamo a tutto questo, a noi spetta il compito di amare le creature che nel nostro breve tratto di strada incontriamo.

Amare vuol dire uscire dalla superficialità con cui guardiamo la vita degli altri, significa, come dice Vannucci, ascoltare per conoscere le storie dei nostri compagni di viaggio, o come dice Fabi, fare un giro indossando i loro vestiti.

Così guardando quella croce da cui è stato deposto quel corpo martoriato, aspettando di non trovare niente stanotte nel sepolcro, in attesa della trasfigurazione a cui siamo destinati, siamo chiamati a prenderci un impegno importante.

Siamo chiamati a prenderci l’impegno, nel tratto di strada che ci viene concesso di vivere su questa terra, di provare ad amare l’altro, anche se lontano dal nostro modo di pensare, dal nostro modo di essere, anche se crede in cose diverse dalle nostre.

Dio ha scelto questa strada, passerà anche stanotte con il suo immenso amore, spingendoci alla Pasqua di oggi, in attesa di quella di domani…

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