Ci sono momenti che restano nella nostra vita come un segno del tempo che stiamo vivendo.
Alcune cose hanno la capacità di entrarti dentro e di restarti addosso come un vestito bello, quello che una volta si sarebbe chiamato l’abito della domenica.
L’attesa e la visione poi dell’eclissi solare dal sagrato della basilica di San Miniato al Monte è stato come indossare quell’abito, fatto di tante e diverse parti che messe insieme, rendono unico quel vestito.

Il primo indumento è stata la visione verso la piana di un temporale che stava arrivando. Eravamo lì in attesa di una luna che doveva coprire il sole, invece lungo la piana nubi nere stavano scaricando acqua. Come quando parti con l’idea di acquistare una cosa e poi la vetrina ti offre tutt’altro. Eppure quella visione era altrettanto bella, così da toccare il tuo spirito e i tuoi sentimenti…
Poi mentre all’orizzonte sta per tornare il sereno, senti che quelle nubi nere sono arrivate fino a te, e mentre scruti un pallido chiarore, le gocce di pioggia si fanno più intense e forti, ma non te ne vuoi andare e resti lì tra il rumore della pioggia che cade, le tue scarpe che si bagnano…apri un piccolo ombrello, ma l’attesa, la speranza per ciò che deve arrivare è più forte e rimani…e così scopri che stai indossando un altro pezzo di quello che sarà il tuo abito completo.

Ti giri e davanti a te appare la bellezza della facciata della basilica, la porta aperta e intravedi le navate e l’altare. Intanto i monaci stanno terminando i vespri e la spiritualità cantata, la lode a Dio delle parole umane si lega al richiamo divino della natura. Ti volti ancora a guardare verso il mare che puoi solo immaginare, ma i tuoi occhi incrociano i lineamenti delle Apuane e i rilievi dell’Abetone, e mentre la pioggia sta per terminare vedi sotto di te Palazzo Vecchio e la cupola del Duomo che ti sembra quasi di toccare perché il chiarore che irrompe al termine di un temporale ha il dono di farti vedere le cose come se fossero più vicine. Un altro pezzo di un vestito che senti sempre più tuo.

E poi inizia l’attesa finale, e guardi quelle nubi all’orizzonte che stanno andando via, piano piano con la speranza che alla fine ce la faremo a vedere l’eclissi, come quando speri di trovare la cravatta giusta o le scarpe adatte per completare il tuo abito.
Stai lì e quasi soffi con lo spirito perché vuoi che tutto si compia e insieme a te lo fanno le tante persone che in silenzio sono accanto a te a sperare con te, desiderose ognuna di indossare il proprio personale abito.

E come per magia arriva il sole, e subito la luna inizia piano piano a nasconderlo. Indossi gli occhialini che ti permettono di seguire attimo dopo attimo questo miracolo della natura e non vorresti che finisse..
Mi viene da pensare che qui il Sarto sa veramente il fatto suo e vuole dare il meglio di sé e ha preparato con cura ogni pezzo dell’abito diverso, che ciascuna delle persone invitate sta indossando.
Siamo felici e come dopo un matrimonio alla fine parte l’applauso. Siamo tutti vestiti a festa, felici di essere stati lì.

Chissà se le preghiere dei Monaci dell’abbazia durante i Vespri si sono unite al canto del temporale e alle note del tramonto dando vita alla sinfonia dell’eclissi.
A me va di pensare che l’umanità più pulita e vera, insieme alla grandezza dell’arte e alla magia della natura abbia chiamato a gran voce il divino che si è fatto intravedere in questa eclissi solare durante l’ora del tramonto e che noi felici abbiamo un po’ respirato per qualche attimo un’estasi che ha pacificato le bellezze del creato.

Sta a noi continuare a vivere nella nostra quotidianità ciò che questo miracolo della natura ieri ci ha donato, trasformando l’abito della festa, nel vestito bello da indossare tutti i giorni.
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