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La necessità di educare il popolo

Non so cosa riuscirà a fare questo nuovo governo, e non so neanche se sia stata la scelta migliore per il nostro paese.

Si tratta di una scommessa forte che Pd e 5 stelle hanno fatto, ricca di insidie, ma al tempo stesso anche di una opportunità che sta alla loro intelligenza e capacità  sfruttare.

Ma le parole pronunciate da Achille Occhetto su La7 durante il programma “In onda” sulla necessità  che la politica torni ad educare il popolo, sono di per sé già un programma politico che vale la pena perseguire.

Un compito che da anni la politica ha perso, da quando la sfera personale ha preso il sopravvento su movimenti e partiti che si sono riconosciuti solo nelle parole dei loro leader ed identificati in essi.

Facendo così  la politica ha perso la dimensione della visione che va oltre la propria personale gestione del potere e una visione profetica che spingeva a lavorare per costruire un orizzonte più  ampio.

Allora alcuni segnali, già in queste ore sono importanti.

Per esempio avere un ministro degli interni che sarà ancorato al ruolo istituzionale che la sua lunga carriera le ha insegnato, rispetto a chi invece ci ha fatto vedere ben altro è già un buon punto di partenza.
Meno social e piazze e più lavoro in ufficio, sono già  una buona premessa.

Così come sbagliato era quello che ci aveva fato vedere  Renzi, quando da primo ministro ci propinva il suo filo diretto su Facebook con i cittadini. Troppa propaganda e ricerca di consenso.

E spero che ciò  accada anche per i 5 stelle, dopo che il loro capo politico finalmente avrà capito che non si governa con le parole e le dichiarazioni su giornali e tv.

I social sono uno strumento importante quando diventano strumento di creazione di una comunità e permettono di diffondere i valori su cui si fonda una nazione. Per questo motivo devono essere in tutto e per tutto i valori di quei politici che li usano.

Anche con i social si può  svolgere una azione educativa, ma vanno usati nel giusto modo, non certo per creare il singolo uomo forte al comando, come i tre precedenti esempi dimostrano.

Educare il popolo
vuol dire far finire lo scempio che procura l’animosita’ verso colui che non è  piu’ solo un avversario politico da contrastare con le idee, ma diventa un nemico da denigrare, da offendere (come accade in queste ore per esempio verso il ministro dell’agricoltura per i suoi studi non conoscendo invece la sua splendida storia personale),
vuol dire insegnare il rispetto per la dignità  di ogni persona chiunque essa sia senza distinzione di genere, di razza, di religione), riconoscendo i suoi giusti diritti
vuol dire rispettare la nostra costituzione e le sue regole
vuol dire trasmettere l’idea che con il proprio lavoro, qualunque esso sia, si offre anche un servizio alla propria comunità e che da quel lavoro si deve trovare una forma di sostentamento,
Vuol dire valorizzare ogni singola professione smettendo di mantenere un divario di stipendi così alto da non essere compatibile con il diritto al lavoro e alla giusta retribuzione
Vuol dire mettere al primo posto i problemi dei più  poveri
Vuol dire insegnare l’importanza di dare il proprio contributo economico attraverso le tasse e nel rispetto dell’equa contribuzione in base ai propri averi.
Vuol dire riconoscere nella scuola e nella cultura gli strumenti per elevare le nostre personali conoscenze e aperture verso gli altri.

Ma soprattutto vuol dire non fomentare l’odio, non favorire il razzismo, non ampliare le paure, non alimentare le insicurezze, non costruire muri insormontabili, non spingere le persone a sprigionare i sentimenti peggiori insiti dentro ciascuno di noi.

Non so cosa accadrà nei prossimi mesi, ma se solo il governo iniziasse anche questo nuovo cammino, aiuterebbe tutti noi a ritrovare nel tempo gli insegnamenti che ci hanno consegnato coloro che sono morti per la nostra libertà, a favorire la nascita di una nuova classe politica dirigente, a imparare a gestire la complessità dei nostri tempi e riscoprire la bellezza del nostro stare insieme come uomini e donne che non si odiano, ma si confrontano nel reciproco rispetto all’interno degli stupendi valori racchiusi nella nostra Costituzione.