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La pace è un diritto per tutti

Dopo nove mesi di sostegno anche armato all’Ucraina appare chiaro a tutti che questa scelta politica non ha alimentato fino ad oggi nessuna apertura al dialogo e a un cessate il fuoco, ma ha anzi alimentato la morte in quel paese martoriato, la sua distruzione economica e sociale, e al tempo stesso sta provocando crisi alimentari insostenibili nei paesi più poveri e difficoltà economiche nei paesi occidentali soprattutto nelle classi meno abbienti.

Appare chiaro a tutti che così non sconfiggeremo Putin e il suo sogno di ricostruire l’impero Russo, un sogno che per primi i popoli che lo costituivano, hanno deciso di infrangere, staccandosi da esso quando ne hanno avuto l’opportunità.

Questa guerra, unita alle altre in corso nel mondo, stanno portando a mutamenti geopolitici di cui non riusciamo neanche a capire la portata e le conseguenze, distraendo tutti i paesi dall’altro grande tema che dovrebbe invece vederci coinvolti, che è quello della salvaguardia di un pianeta che sta morendo ogni giorno e del quale continuiamo a disinteressarci, presi dalla brama ciascuno di difendere i nostri singoli interessi.

Viceversa chi si sta arricchendo in questi folli anni di perdita di umanità di inizio millennio alle spalle di miliardi di persone, sono le industrie belliche, gli speculatori finanziari, le aziende che si occupano di energia, mentre si stanno sempre più rafforzando le politiche autoritarie, i regimi non democratici, la ricerca di una politica decisionista dove la difesa degli interessi del proprio paese vengono prima di tutto.

Non capendo anche in Europa, che pur con tutti suoi limiti, la crescita e lo sviluppo dei nostri singoli paesi e anche la tenuta dell’Unione Europea è stata possibile soprattutto grazie a 70 anni quasi tutti contrassegnati da assenza di conflitti.

Nonostante questo siamo ancora a fare i conti con la disumana guerra dei Balcani degli anni ‘90, un conflitto che avrebbe dovuto insegnare alla diplomazia europea che la violenza richiede decenni per essere superata da qualsiasi popolo la subisca.

Le decine di conflitti in corso nel mondo stanno incendiando il nostro pianeta, guerre che si protraggono da decenni senza un’ombra di soluzione, portandoci verso il disastro assoluto.

Ci siamo dimenticati (forse perché siamo le generazioni che non le hanno vissute) delle conseguenze delle guerre mondiali, del rischio di una guerra nucleare, chiusi nei nostri piccoli egoismi di singoli paesi e stati che hanno invece un futuro se la pace è al primo posto dei loro interessi.

Sono trascorsi nove mesi dove l’unico “mediatore” sembra essere il turco Erdogan, dove l’Onu è sempre stata fuorigioco, dove l’unico attore occidentale (e non certo percorrendo la strada della mediazione e della diplomazia) sembra essere la Nato a guida americana, dove l’Unione Europea non ha giocato un ruolo perché priva di una politica estera.

L’Unione Europea ha così permesso agli Stati Uniti di assumere ancor di più il ruolo di leader in questa fase della storia dell’Occidente e di guidare le azioni per contrastare il despota Putin, che sta insanguinando un popolo e uno stato.

È chiaro a tutti (e anche alla maggior parte dei cittadini italiani, che non credono più nelle scelte dei loro leader in questo caso, sia di destra che di sinistra) che è obbligatorio percorrere strade diverse dal fornire armi come unica forma di linguaggio diplomatico per fermare una guerra, perché il risultato di questi nove mesi è stato disastroso per tutti.

È dunque giunto il momento di cambiare rotta, spingendo la diplomazia internazionale (se ancora esiste) a muoversi in un’altra direzione.

È questo il senso, oggi, di una marcia della pace a Roma, una spinta dal basso rivolta alla politica del nostro paese perché si faccia promotrice, negli organismi internazionali, di strade nuove che portino a un cessate il fuoco, a una conferenza internazionale di pace (che coinvolga paesi come la Cina e l’India) e a una moratoria delle armi nucleari.

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