Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

La pietra che chiude il sepolcro

Le ore che precedono la resurrezione di Gesù sono ore dove l’umanità è chiusa insieme al Cristo dentro al sepolcro.

Sono il trionfo del nostro modo di intendere la vita che produce morte e disuguaglianze, contro il modello che Dio ci propone basato sull’amore.

Quel masso che chiude il sepolcro, dove giace il corpo di Gesù nel venerdì santo, è per me la rappresentazione della fine della speranza per l’umanità.

Un gesto d’amore divino certamente può far rotolare via quella pietra dall’ingresso e far trionfare la vita, ma non secondarie sono le nostre scelte di collaborare all’idea d’amore di Dio.

La storia dell’umanità è piena di persone che continuamente spingono quella pietra a chiudere l’ingresso del sepolcro, spesso anche affermando di credere nel Gesù che sta lì dentro.

Anche oggi, queste persone vivono la loro vita perpetrando e dando forza al disegno di morte che è rappresentato da quel sepolcro.

Magari sono uomini e donne che gestiscono il potere, e lo fanno senza averne le capacità o peggio ancora perseguendo il loro personale interesse e non quello più grande dei loro popoli e cittadini.

Vivono il motto “se vuoi la pace prepara la guerra”, non sapendo o capendo che è come ti predisponi a vivere un particolare momento storico che poi spesso determina il futuro nella storia dell’uomo.

E se anche nella nostra Europa si vive pensando a preparare la guerra, la pietra di quel sepolcro resterà chiusa e la morte prevarrà sulla vita.

Sono tanti gli scenari che oggi  nel mondo si muovono in questa direzione; noi persone di questo tempo storico stiamo decidendo, seguendo chi ci guida, di tenere ben solida la pietra che chiude quell’ingresso.

Dare forza a nazionalismi ciechi, cercare solo il nostro personale interesse, pensare di essere solo noi dalla parte giusta e i possessori della verità, negare accoglienza, chiudere il dialogo tra i popoli, dare ancora forza a un modello economico ormai superato che ha ingigantito le disuguaglianze sociali, investire in armi, non combattere la povertà,  smettere di investire in istruzione e cultura è il nostro personale e collettivo impegno a tenere chiuso la porta del sepolcro.

Sì perché Dio ha messo in gioco il suo potere scegliendo la strada dell’amore e della libertà, lasciata a ciascuno di noi di decidere come vivere e da che parte stare.

In questi giorni mi è capitato tra le mani un foglietto, trovato dentro a un libro, scritto da don Ivan Cornioli il 27 marzo del 1980, intitolato “a proposito di povertà…”.

A un certo punto don Ivan scrive: “si tratta di un Dio caratterizzato dalla sua predilezione per i più poveri, i più deboli, i più piccoli. Si tratta di un Dio che del rendere felici quanti sono privi di ogni felicità umana si fa un punto di onore: un Dio che prende posizione. Si mette dalla parte dei poveri e dei deboli e non dalla parte dei ricchi e dei potenti. E io da che parte mi metto? Non è possibile essere dalla parte di Dio senza trovarsi dalla parte dei poveri…“.

In fondo la Pasqua, la nostra personale Pasqua, è racchiusa in queste poche parole.

Anche noi, nella nostra libertà e nelle nostre scelte, partecipiamo ad aprire o meno quel sepolcro.

Di questa settimana santa che ci porterà questa notte a provare a spostare quella pietra almeno nel nostro singolo cuore, ed a sperare e credere che l’amore di Dio sia ancora più forte della nostra disumanità, porto con me due momenti contrastanti.

Il silenzio della domenica delle palme di Francesco, di questo vecchio e malato Papa che sembra non avere più parole per gridare il suo dolore nel vedere la strada che l’umanità sta prendendo, o che conscio dell’inutilità di parlare, si affida a un silenzio che vuole arrivare là dove le parole hanno fallito.

Il vangelo di Matteo della passione di Gesù, nel punto in cui racconta di una donna che rompe il vaso di alabastro che racchiude il prezioso olio di nardo per versare il suo profumo sul capo di Gesù, poche ore prima della sua morte.

Sono i due momenti che mi accompagnano in queste ore che precedono la notte della resurrezione.

Da una parte il silenzio che si fa attesa e riflessione, dove mettere in gioco le mie scelte e la mia libertà.

Dall’altra la donna che versa l’olio di nardo sul corpo di Gesù che è qui l’espressione massima della nostra umanità.

Un profumo prezioso versato in un corpo che sta per morire è il segno dell’amore e della unicità della nostra vita umana.

Un invito a pensare in modo diverso alla vita di ciascuno di noi; come a persone degne di essere cosparse di un profumo prezioso, abbandonando così i nostri progetti di morte.

Così stanotte, quando Dio verrà ancora una volta a spingere via quella pietra dal sepolcro, non solo non dormiremo, ma non ci meraviglieremo nemmeno più di tanto di vedere Gesù risorto perché la scelta che abbiamo fatto, nella nostra libertà, è che vogliamo vivere fino in fondo lungo la strada dell’amore.

Perché il vero miracolo è la nostra personale e collettiva risurrezione ed è racchiusa lì in quella scelta, la scelta di seguire la via dell’amore…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *