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La preghiera laica di Libera nel giorno del 21 marzo

Ho sempre vissuto la giornata della Memoria e dell’impegno nel ricordo delle vittime innocenti delle mafie come un momento non tanto di lotta alle organizzazioni criminali, ma come uno spazio dove rinnovare il mio personale contributo alla costruzione di un paese più libero, più attento ai bisogni dell’ultimo, rispettoso dei diritti e della dignità di ogni persona.

Così, soprattutto stando dentro a Libera, ho capito che la lotta alle mafie è soprattutto lotta alle ingiustizie sociali, che sono lo spazio che le mafie intendono occupare per gestire il denaro e il potere sulla vita dei cittadini.

La lettura di quei 1.000 e più nomi di vittime innocenti che in questi decenni le mafie hanno lasciato in terra nelle nostre strade e piazze, o hanno fatto scomparire a volte senza neanche un corpo su cui piangere, sono il grido che echeggia su tutti noi che siamo chiamati, in vario e diverso modo, a dare compimento ogni giorno di più alle parole scritte nella nostra Costituzione.

Lì in quegli articoli, in quelle frasi, che racchiudono diritti e valori, sta il senso del nostro impegno civile, sociale e politico per costruire un paese migliore da lasciare a chi verrà dopo di noi.

Il 21 marzo è una marcia di democrazia, è una lettura di nomi, che sono volti e storie che chiedono giustizia, è un ascolto di seminari nel pomeriggio che ci aiutano a crescere nella consapevolezza e nella profondità, è un esserci per dire da che parte si sta.

E non si può stare contro le mafie se si mette il profitto al primo posto, se il denaro guida la nostra vita quotidiana, se il mio personale successo e potere conta più del bene comune e del rispetto della libertà degli altri.

Si può essere di destra o di sinistra, ma se ciò che guida la nostra vita sono queste cose, staremo sempre dalla parte delle mafie, perchè loro hanno questi come punti di riferimento.

Così ognuno di quei  1.000 e passa nomi che saranno letti anche il prossimo 21 marzo a Roma, al Circo Massimo, sono 1.000 e passa storie che ci parlano, ci interrogano, entrano dentro di noi anche se non li conosciamo e ci chiedono di seguire la via della giustizia.

Occorre ascoltarli in silenzio, farli entrare uno ad uno dentro di noi in quei pochi secondi di tempo che trascorre tra un nome e l’altro, per tutto il lungo tempo che occorre per leggerli tutti.

Quel silenzio diventa così una preghiera laica, nella quale rinnovare la nostra scelta di voler seguire la via della giustizia.

Sono loro che ci spingono a farlo, loro a chiederci di rinnovare un impegno che deve diventare come una vocazione, ogni anno da rinnovare.
Questa preghiera laica ha i suoi comandamenti, che altro non sono che i valori racchiusi nella nostra Costituzione.

Ecco perché il 21 marzo marciare nel corteo insieme a decine e decine di migliaia di persone di ogni età,  fare memoria di tutti coloro che sono morti nella lotta alle mafie, è un atto di fede e di speranza nel domani che possiamo costruire.

È un atto di fede che è possibile costruire un paese più giusto, più libero, rispettoso della dignità di ogni persona, in grado di riconoscere e dare valore alla storia di ciascuno di noi, di garantire i beni comuni essenziali necessari al nostro vivere su questa terra.

Il 21 marzo è fatto anche da me che marciando e ascoltando nel silenzio, recitando questa preghiera laica, decido da che parte stare e mi dò da fare per cambiare prima la mia vita e poi la mia società.

Buon 21 marzo a tutti.

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