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La sanità specchio di un’Italia che grazie a un virus riscopre il servizio pubblico

Oggi la nostra sanità pubblica è tornata come mai era successo prima, al centro del dibattito politico nazionale. Dopo anni di diminuzione di risorse, di sempre maggiore spazio alla sanità privata, stiamo riscoprendo il valore e l’importanza del servizio sanitario nazionale. Non solo da prte di chi ha meno possibilità economiche (da sempre attento alle prestazioni offerte dalle aziende sanitarie), ma anche da chi, avendo più possibilità di spendere, di fronte all’attacco del virus, non trova una sanità privata pronta a venire in suo aiuto. Anche i ricchi piangono di fronte al coronavirus perché la sanità privata, se ha investito molto su altri settori della medicina, certo non ha operato nel campo della lotta alle epidemie, terreno lasciato di competenza al settore pubblico. Così di fronte al virus siamo tornati tutti ugualmente vulnerabili. L’uguaglianza della paura. Il virus ci sta rendendo sempre più tutti cittadini del mondo (non ha confini e frontiere da rispettare), sempre più persone fragili (superando le diseguaglianze sociali ed economiche), e sta attaccando in questa fase le economie più importanti al mondo (esclusa in questa fase la Russia) con ripercussioni generali e mondiali che cambieranno lo scenario internazionale. Il virus sta mettendo alle corde il nostro stesso modo di pensare e di sentire, relegando la parte privata della nostra vita in secondo piano rispetto a quella pubblica e comunitaria. Ci sta aiutando a riscoprirci come comunità.

In Italia in poche settimane si assiste ora alla costruzione di ospedali da campo, alla costruzione a tempi record di nuovi padiglioni ospedalieri, al ritorno al lavoro di medici in pensione, al superamento delle norme universitarie che imponevano anni di dottorato prima dell’abilitazione medica, alla costruzione di nuove sale di rianimazione e di terapia intensiva, dopo aver assistito ad anni di cali vertiginosi di posti letto nelle nostre strutture. Lo stesso governo in pochi giorni ha destinato 3 miliardi e 500 milioni alla sanità, quando in precedenza si salutava un aumento di spesa di 1 miliardo come un evento eccezionale. Il servizio sanitario nazionale era nato oltre 40 anni fa, grazie a una donna, Tina Anselmi che fu Ministro della Sanità nei governi Andreotti IV e V dal marzo del 1978 all’agosto del 1979. Lei fu tra le firmatarie e tra coloro che più di tutte lottarono per questa riforma i cui principi fondamentali furono: universalità, uguaglianza, gratuità, globalità dei servizi offerti, solidarietà, democraticità, controllo pubblico e unicità, con poco spazio per la sanità privata. All’epoca fu una conquista enorme. Oggi dopo aver dilapidato esperienze, cure, assistenza, ricerca, aver permesso a medici che lavorano nel pubblico di dare spazio anche alla loro carriera privata senza investire economicamente su di loro e sui loro stipendi, si sta riscoprendo la bellezza e l’importanza del sistema sanitario pubblico. Si sta riscoprendo come la cura e l’attenzione alla vita siano la prima cosa su cui investire. Eppure nonostante una realtà di tagli economici e di posti letto, l’organizzazione mondiale della sanità reputa ancora oggi il nostro sistema sanitario tra i migliori al mondo, avendo garantito il diritto a tutti alla cura qualunque sia il proprio stato sociale e condizione di vita. Quel diritto che oggi permette di curare in quelle sale di rianimazione e in quei reparti di terapia intensiva chiunque ne abbia bisogno. Speriamo tutti domani, quando anche il coronavirus sarà sconfitto e ci lascerà un paese da ricostruire, che resti in noi, non solo nella sanita’, ma anche negli altri settori, ad iniziare dalla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, la stessa attenzione e voglia di pubblico che sentiamo oggi, che siamo così impauriti e indifesi