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La scelta di Dio e il compito dell’umanità

Perchè Dio ha creato il mondo e le sue creature? E perchè ciascuna di esse, sia del mondo vegetale, che animale, che umano, è diversa dalle altre ed è unica?

E quel è il rapporto tra Dio e il suo creato?

Domande che ci accompagnano da sempre nella nostra vita e che da sempre sono al centro della nostra esistenza e del rapporto che abbiamo con la divinità, la natura e gli uomini e le donne che incrociamo nel nostro personale cammino.

Domande che ci fanno anche sentire come la nostra personale storia, pur diversa da quella degli altri, è comunque segnata da un cammino che è anche comune e che si spinge verso un’unica meta: il vuoto e il nulla per alcuni, un’esistenza che continua e che sarà diversa dopo la nostra morte per altri.

Un libro di Massimo Recalcati “La legge della parola” ci aiuta ad entrare dentro a queste domande.

Seppur Recalcati abbia scritto queste pagine per affrontare il tema del rapporto tra fede e psicoanalisi, un rapporto che si sviluppa attraverso l’analisi e la lettura della Bibbia, la sua disamina ci aiuta ad avere un’idea “nuova” di Dio.

Un’idea diversa da quella che, per esempio, è espressa nelle pagine del catechismo, che tiene conto del rapporto con la scienza, dell’evoluzione dell’uomo nel corso della sua storia.

Un’idea che invece, nella visione di Recalcati, è radicata nella parola di Dio riportata nella Bibbia quando affronta i grandi temi che caratterizzano la nostra vita: l’odio e l’amore, l’invidia e il senso del potere così presenti nell’umanità, la necessità della fratellanza, il tentativo di sentirsi noi Dio, il rapporto tra legge e desiderio.

Ne nasce la visione di un Dio non più onnipotente e che sta al di sopra di tutto, ma di un Dio che ha prima di tutto un desiderio, che si manifesta nella creazione del mondo.

Il suo è un desiderio di relazione, che si concretizza attraverso la parola che dà un senso alla creazione del mondo.

La parola è quello che dà significato a tutte le cose, che le differenzia e che fa scaturire una relazione tra il creatore e il suo creato: un creato, come dice Recalcati, che “brulica di vita” perché la parola di Dio ha un “principio generativo”.

Il fatto stesso che Dio esprima il desiderio di relazione rende la sua creatura, qualunque essa sia, “unica, singolare, irripetibile, indipendente… in grado di esistere in modo distinto e autonomo dal loro creatore”.

Concetti indubbiamente molto forti, che caratterizzano il desiderio di Dio: creare per dar vita a una relazione.

L’atto della loro creazione rende ogni creatura unica e separata dall’infinito, con una sua autonomia.

Dio fa esistere ciò che ha creato attraverso il potere della parola: “nominare significa separare, distinguere”, dice Recalcati e facendo così “Dio opera un taglio, separando le creature del mondo da sé”.

Dando voce al suo desiderio di creare il mondo Dio di fatto rinuncia alla sua onnipotenza, attraverso la scelta d’amore di dar vita alle sue creature, creandole libere.

Un atto d’amore che è un distacco dalla creatura, che secondo alcuni studiosi si manifesta molto bene nel giorno di riposo che Dio si prende al termine della creazione.

Quel giorno è il momento in cui avviene il distacco, la presa di distanza di Dio dal mondo, come atto d’amore verso le sue creature, riconoscendone la propria autonomia.

Vi è dunque un distacco di Dio dalle sue creature che vivono sulla terra, un taglio, come specifica meglio Recalcati, che trova il suo apice con la creazione dell’uomo (maschio e femmina).

E proprio con la creazione di Adamo ed Eva, nelle loro differenze non solo di genere, ma anche di incompiutezza reciproca, che Dio, nella sua ricerca di relazione, compie il passo di maggior distacco dalla sua onnipotenza, attraverso il riconoscimento della loro personale libertà.

È questa una vera e propria donazione, l’atto d’amore più grande che Dio compie, che lo allontana, per propria scelta, dall’onnipotenza.

Ecco perchè Recalcati dice che “la volontà di Dio non può determinare il corso della storia, perchè la storia è fatta dagli uomini e non da Dio”.

Il riconoscimento della libertà porta alla necessità di un distacco dall’altro come atto d’amore, segno del rispetto delle singole scelte.

In fondo è quanto accade anche nella nostra personale esistenza.

Basta pensare ai figli, alla necessità di dover guardare la loro vita, avendo la forza di staccarsi da loro e rispettare le loro scelte.

Oppure alle personali storie d’amore, dove a volte la persona amata prende un’altra strada e si ha la necessità di rispettare quella decisione, staccandosi dall’altro come atto d’amore.

Oppure a un amico che sceglie cammini che magari non condividiamo, ma dove è necessario avere la forza del rispetto di quelle sue scelte.

Sono tutti atti d’amore che rispettano la diversità dell’altro, la sua personale storia, che ci fanno perdere potere, ma ci permettono di rispettarne il cammino.

In questi casi, come fa Dio, occorre avere la capacità di accettare la libertà dell’altro, perchè la sua libertà è quello che lo fa diverso da me, unico, irripetibile, senza però per questo smettere di amare.

In queste pagine bellissime Recalcati parla di “una dolcezza, una mitezza, come forza più forte della forza”.

Sono parole che se fatte proprie e vissute da ciascuno di noi, ci permetterebbero di vivere la nostra esistenza con più rispetto verso gli altri che ci vivono accanto.

Penso agli abusi di questi giorni compiuti verso minorenni, ai femminicidi che non si fermano, a storie familiari basate sulla violenza, tanto per rimanere a fatti recentemente avvenuti in vari contesti delle nostre città.

Ma penso anche a una società che ha perso questi valori di riferimento e che si basa sull’economicitàdella vita delle persone, su quello che possono produrre e non su ciò che sono, alla mancanza del rispetto per la storia personale di ciascuno.

Nella Bibbia Dio ci parla di un uomo (sia esso maschio o femmina) creato con un compito ben preciso: quello di essere il custode del mondo, non il suo padrone, colui che deve prendersi cura di tutto il creato.

Se Dio ha deciso di perdere la sua onnipotenza, come atto d’amore, scegliendo la relazione con le sue creature, al tempo stesso spinge anche noi ad accogliere e fare nostro il compito che ci spetta: la cura di chi cammina accanto a noi, della natura che ci circonda, dando valore ad ogni tipo di relazione che produce bene e armonia.

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