“La speranza del noi” che abbiamo vissuto insieme a San Giovanni Valdarno nel ricordo del sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo è stato uno dei momenti più belli di testimonianza di una comunità che vuole contrastare la mentalità mafiosa.

In quella piazza gremita di persone si erano date appuntamento le forze dell’ordine, rappresentanti della magistratura, le istituzioni locali, il mondo della scuola, la rete delle associazioni, tanti studenti che hanno preso parte ai progetti e cittadini che vogliono ancora impegnarsi in questa nostra comunità.
Un raduno della speranza di chi non vuole smettere di sognare, dando spazio al noi e non al nostro semplice interesse personale.

Il sito di Libera che parla delle vittime innocenti uccise dalla mafia (siamo a più di 1.100 persone, di cui oltre 100 bambini), si chiama VIVI. Un nome strano in uno spazio dove si racconta la storia di persone che poi sono state uccise dalla mafia.
Anche le storie di Carlo Alberto, di Eleonora e di Domenico sono raccontate in quel sito.

Quel VIVI siamo noi, noi con il nostro impegno e la nostra voglia di costruire una società più attenta ai bisogni reali delle persone, alla dignità di ciascuno di noi, al nostro impegno verso la nostra Costituzione, che deve diventare il nostro faro (e quando parliamo di legalità noi soprattutto pensiamo ai valori della nostra Costituzione che è il perno su cui si basa il patto di amicizia che è stato siglato da 9 comuni del Valdarno con 2 comuni della Piana di Gioia Tauro).
VIVI per noi in questi mesi si è realizzato in Valdarno grazie alla fantasia, alla creativitá delle forze messe in campo in questo anno trascorso dalla firma di quel patto.

Attraverso i ragazzi valdarnesi che anche quest’ anno hanno partecipato ai campi di E!state Liberi a Polistena (ormai siamo quasi a 200 giovani inviati a vivere questa esperienza), e al campo che per la prima volta abbiamo fatto qui nel nostro Valdarno ospitando ragazzi calabresi.

Ma questo patto nasce e si consolida anche grazie al lavoro attento e forte fatto nelle scuole:
ci sono progetti portati avanti ormai da anni, come quello dei Licei Giovanni da San Giovanni che coinvolgono decine di classi con percorsi articolati e lunghi con laboratori e gite scolastiche che poi si concludono con una restituzione finale alla presenza di chi testimonia la sua resistenza alle insidie delle mafie.

Ma anche nuove e bellissime esperienze di gite organizzate da alcuni istituti comprensivi con ragazzi di 12 e 13 anni: quella di Bucine con la gita fatta nella Piana di Gioia Tauro presso la cooperativa la Valle del Marro e quella delle Magiotti di Montevarchi con la gita a Palermo nei luoghi degli attentati a Falcone e Borsellino, a Cinisi nella casa di Peppino Impastato a Brancaccio dove è morto don Pino Puglisi.

Poi c’è il lavoro fatto in collaborazione con altre associazioni come Conkarma sul tema della legalità o come quello portato avanti da Coop21 insieme al Serd sul contrasto al gioco d’azzardo, progetti che si muovono non solo negli istituti comprensivi valdarnesi coinvolgendo veramente centinaia di studenti, ma anche in altri spazi e luoghi di aggregazione giovanile.

Tutto questo è stato raccontato in quella piazza a San Giovanni di fronte a molte autorità, dicendo loro che conosciamo il lavoro quotidiano che fanno, il loro impegno in prima linea, ma anche che non sono soli.
Su altri fronti, nella società civile, ci sono giovani e adulti che si danno da fare per coltivare la speranza di un paese che prima o poi si libererà non solo delle mafie, ma della cultura mafiosa che spinge una persona a fare del potere, del denaro, della sopraffazione degli altri, uno scopo della propria vita.

In quella piazza era rappresentata quella parte di società che si oppone a questa cultura e lo fa anche con ironia, gioia, divertimento, leggerezza, insieme alla riflessione, all’incontro, ai momenti forti di confronto e di crescita, dando forza alla speranza del noi.

E la piazza in quella serata ha visto come unici protagonisti proprio i nostri ragazzi. Attraverso le loro parole, i loro video, le loro riflessioni, hanno trasmesso a tutti noi emozioni forti, ci hanno dato una lezione di vita.
Ed è stato bello ascoltarli e ascoltare il dialogo che il Procuratore Ettore Squilla e Greco ha creato con loro, rivolgendosi a loro, ringraziandoli per quello che stanno facendo e ci hanno trasmesso.

C’è un bellissimo libro di Nando Dalla Chiesa, figlio di Alberto e presidente onorario di Libera dal titolo la “Legalità è un sentimento” che dice:
”la memoria non racconta, ma spiega: la memoria ha una forza straordinaria. Congiunge il sentimento e la ragione, gli stadi della vita, le generazioni. Inchioda alle responsabilità”.
Parole forti che ci danno il senso di come fare memoria abbia la forza di entrare nella nostra vita e cambiarla, perchè ci spinge, attraverso la conoscenza che penetra nella nostra coscienza, a decidere da che parte stare.

E’ quello che cerchiamo di fare con questi percorsi, perché cuore e mente devono muoversi congiuntamente per cambiare le nostre idee e le nostre coscienze.
L’ho sperimentato in questo ultimo campo appena terminato con i ragazzi calabresi che sono stati qui da noi. Molto spazio lo abbiamo dato alla strage dei georgofili.
Con i ragazzi abbiamo visto il documentario molto bello fatto in occasione del 30° anniversario dove si spiega storicamente come nasce e da dove viene quella strage.

Poi abbiamo visitato la villetta a Terranuova, il bene confiscato che abbiamo intestato alla famiglia Nencioni e letto la poesia Tramonto di Nadia.
La sera stessa siamo stati in gita a Firenze e nel luogo della strage seduti in terra davanti al portone di casa della famiglia Nencioni, abbiamo ascoltato la testimonianza di Teresa Fiume sorella della mamma e zia delle bambine Nadia e Caterina.

Una testimonianza dove ancora oggi Teresa non riesce a trattenere il pianto, e le sue parole sono spesso interrotte dai singhiozzi e dall’emozione di un ricordo che racconta la storia di una famiglia unita distrutta in un secondo.
Lì si sono sperimentate le parole di Nando Dalla Chiesa: ‘la memoria ha una forza straordinaria. Congiunge il sentimento e la ragione, gli stadi della vita, le generazioni”.
Nel rientro verso il pullman un ragazzo si è avvicinato a me e mi ha detto: “sai Piero io questa sera ho vissuto uno dei momenti più emozionanti della mia vita perché ho avvertito in me il dolore di Teresa, non me lo scorderò più”.

Questa è una esperienza vera di memoria e chissà quell’emozione tra qualche anno potrà sfociare in un impegno, nel modo che lui riterrà più utile.
Qui sta il senso di far fare ai nostri ragazzi queste esperienze, come tanti di noi hanno fatto. Io se oggi vivo questo impegno, lo devo a quelle radici che sono state scoperte tanti anni fa e che ancora cercano di dare vita e linfa alla mia vita.
Il documentario sulla strage dice che a un certo punto dopo lo scoppio, la luce se ne andò dalla città e Firenze rimase al buio per ricomparire dopo qualche ora.

Io credo che ancora oggi persone come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Nadia e Caterina Nencioni, Rossella Casini (la cui storia è stata più volte richiamata dai ragazzi nei loro interventi) le centinaia e centinaia di persone che ricordiamo di cui facciamo memoria siano quella corrente che passa lungo i fili della nostra vita per riaccenderla.
Con i ragazzi quella sera siamo tornati a piedi a san miniato a monte per vedere Firenze illuminata di notte. Erano felici di camminare (pur avendo già percorso diversi chilometri a piedi durante il giorno) per vedere il chiarore del centro storico illuminato.
Io credo che quella sera quei ragazzi e noi che eravamo con loro abbiamo tutti ricevuto una luce in piu, quella luce di sapere che non si è soli e che impegnarsi per il bene comune è una delle cose più belle della nostra vita.
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