Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Le lunghe curve della nostra vita

Ci sono momenti nella
vita di ciascuno in cui si prende veramente coscienza di cosa si è e
di come la nostra vita ci spinga a intraprendere strade che non si
pensava e non si voleva percorrere.
Può essere la scomparsa
di una persona cara, o la fine di un amore, una malattia o un lavoro che cambia, altri
avvenimenti che ti spingono su strade nuove, che fanno paura, che ti inducono a cambiamenti del tuo modo di vivere che non avevi programmato.
La vita è quella
cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri programmi”
,
scriveva John Lennon e dunque molto spesso sono proprio questi eventi
a introdurti in una nuova strada.
A volte queste strade
hanno curve ampie, lunghe, che sembrano non finire mai e che
prolunghi perchè anche tu vorresti che non finissero mai, eppure a
un certo punto anche queste, sono destinate a concludersi e si aprono davanti a te
mondi diversi.
Si perchè mentre le
percorri quelle curve, è come se un distacco definitivo non
avvenisse mai, fosse da te rinviato e in qualche modo dentro di te
continuano a convivere ancora passato e presente, un passato e un
presente che non ti permette di vedere il futuro, forse neanche di
immaginarlo.
Ma poi a distanza di
tempo, forse anche per altre cose che ti accadono, riesci a
rivisitare la tua vita guardandoti indietro, e se riesci a vedere
tutto con un maggiore distacco, capisci che quella strada ha avuto un
senso, che anche quella lunga curva ha avuto un senso e ti trovi a
vivere in mondi e spazi nuovi e forse anche pronto a guardare
davanti a te e a non voler negare di dare un’opportunità al futuro
che ti attende.
E
ti rendi conto che niente di te, di quello che credevi e amavi, di
quello che hai costruito è andato perso, solo cambia come
prospettiva e resta come radice profonda del tuo essere.
Per
quanto un albero possa diventare alto, le sue
foglie,
cadendo, ritorneranno sempre
alle
radici”

dice un proverbio cinese – e questo credo sia profondamente vero.

Di
mio padre, per esempio, resta dentro di me la sua capacità di essere
stato un uomo costruttore di relazioni, e proprio le relazioni sono
ciò che di lui sento di voler portare nel mio cammino.
Si,
quella curva lunga, larga, era ed è stata anche un modo per
riscoprire le proprie radici.
Radici di fede, di valori, di coraggio di cercare, di provare a non richiudersi in se stessi, radici di dubbi e di domande, di impegno sociale, di idee a cui si capisce di non poter rinunciare. 

Il cammino verso il futuro inizia solo quando si è fatto pace con il proprio passato, dove ti può restare la malinconia per le cose belle andate, o la nostalgia per le emozioni vissute, o il ricordo di un volto amato che se ne è andato e che devi cercare di riuscire a vedere solo con gli occhi dell’amore vero, ma dove tutto trova anche una sua collocazione perchè niente si è perso di ciò che conta e tutto ha contribuito a costruirti.

Lì finisce la lunga curva e allora, solo allora accade quello che si prova molto spesso quando si cammina in montagna e improvvisamente si aprono davanti a te panorami diversi che prima non avevi visto.