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Le sei parole di Luigi Ciotti per la Libera del futuro

I giorni di formazione organizzati da Libera Nazionale a cui ho avuto la fortuna di partecipare sono sempre stati momenti di crescita personale, ma quello vissuto lo scorso fine settimana a Roma è stato tra quelli che credo resteranno per molto tempo nel cuore e nella mente di chi vi ha partecipato.

Sarà stata anche l’occasione di rivedersi dopo oltre un anno e mezzo di soli collegamenti online, ma certamente il confronto a gruppi tra territori diversi, l’incontro con il Procuratore Giuseppe Lombardo della procura di Reggio Calabria, le parole di Rosy Bindi, la discussione che si è aperta con il nostro Alberto Vannucci, parlando di mafie, corruzione e massonerie deviate, sono stati momenti forti e importanti per capire i cambiamenti della criminalità organizzata.

Ma soprattutto le parole di Luigi Ciotti, come sempre sono quelle che toccano il cuore e la nostra coscienza verso un rinnovato impegno sociale.

Volano alto e danno un significato particolare al nostro sentirsi parte di Libera. Un segno quasi profetico che vuole spingerci a riflettere come uomini e donne liberi, che hanno scelto consapevolmente di stare in questa organizzazione, costruendo un mondo più umano.  

Nel suo modo di raccontare e di parlare è racchiusa la passione di un uomo che ha fatto della ricerca della giustizia e dell’attenzione verso gli ultimi e i più piccoli, lo scopo della sua vita.

Le sue parole risuonano forti e chiare nell’auditorium del Carmelo di Ciampino, dove centinaia di occhi guardano quest’uomo e ascoltano la sua voce, percependo l’importanza di quanto sta accadendo.

L’inizio è all’insegna della speranza: “Attraverso la conoscenza e un rinnovato impegno, dobbiamo inondare di semi di speranza le nostre realtà come responsabilità verso gli altri, partendo dal capitale di relazioni e di rapporti umani che abbiamo costruito nell’arco di questi anni. Sono la nostra vita e li dobbiamo curare”. 

Le relazioni, il contatto umano sono il primo punto da cui ripartire, ed è quanto di più vero abbiamo percepito tra di noi nei tre giorni al Carmelo, giovani, e meno giovani, in un confronto aperto fatto di esperienze diverse che viviamo nei vari territori in cui agiamo. 

Il contatto che ridona speranza, che scalda il cuore di tutti noi. 

Come dice Camus “nel profondo dell’inverno ho finalmente imparato che c’era in me un’estate invincibile”.

A questo siamo chiamati dopo un tempo così difficile: a vedere spuntare una nuova alba. Dunque è la speranza che apre l’incontro tra Luigi Ciotti e il mondo variegato della “sua” Libera.

E per vivere questi momenti come attimi di un’aurora che si affaccia all’orizzonte, per rinnovare le nostre scelte di  impegno, Luigi ci offre alcune parole chiave che vanno a comporre il manifesto della Libera che si vuole costruire.

La prima parola che Luigi offre alla nostra riflessione è Rigenerazione. “Non basta più il cambiamento che spesso rischia di diventare solo un adattamento, ma occorre rigenerare anche la vita all’interno dei nostri coordinamenti”, perché come dice il filosofo Edgard Morin “ ciò che non si rigenera degenera”. 

La seconda parola è Immunità. Nel senso che dobbiamo immunizzarci dal virus dell’egoismo e dell’individualismo. Per Ciotti è importante che Libera si senta una comunità che ha come obiettivo la ricerca della giustizia, iniziando dalla giustizia sociale che vuol dire rispetto dei diritti e della dignità di ogni singola persona.

Il nuovo è l’altra parola del manifesto della nuova Libera, perché non si perda mai la capacità di esplorare sempre nuove strade, evitando di chiudersi nei recinti. E ciò può avvenire per lui solo attraverso la conoscenza, uscendo dall’autoreferenzionalita’. Da qui l’invito a tutti noi a “restare umili, consapevoli delle cose belle ma anche dei nostri limiti”. L’umiltà nella conoscenza ci rende veri. 

L’altra parola è ingiustizia. Le disuguaglianze aumentano e sono vere ingiustizie perchè portano a vite espulse, scartate, dimenticate, oppresse a volte soppresse. Per Luigi stare in Libera vuol dire anche cercare di liberare chi ancora libero non è. 

“L’olocausto dei migranti ci interroga. L’olocausto della fame, dei morti sul lavoro, ogni forma di ingiustizia ci interroga. Anche chi è morto dentro, anche le morti interiori ci interrogano”.

Troppo spesso mancano gli occhi per vedere, ma anche per sentire soprattutto verso i diritti da tutelare (che sono il riconoscimento giuridico dell’uguale dignità delle persone)

Ecologia integrale è l’altra parola che Luigi ha offerto alla nostra riflessione, che ci spinge a ripensare il nostro rapporto con la natura che deve essere esteso a tutti gli ambiti della nostra vita. Occorre una trasformazione etica. “Non siamo di fronte a un semplice passaggio, a una transizione ecologica, ma siamo chiamati a una vera conversione ecologica”. 

I giovani è l’ultima parola. “Gli dobbiamo fare spazio, anche al nostro interno perché sono loro il futuro”. La rigenerazione per Luigi può avvenire solo quando giovani e adulti si incontrano e si contaminano insieme diventando interpreti e testimoni credibili del presente e del futuro da costruire.

Sono queste le parole che Ciotti consegna a tutti noi, in un momento in cui stiamo vivendo una fase di normalizzazione, dove si tende a far credere che il problema sia meno grave di quel che realmente è. Questo sta avvenendo anche nella legislazione antimafia, dove siamo all’avanguardia nel mondo, ma dove si lavora per allentarla e renderla meno forte,. Oppure è quanto può accadere sul fronte degli appalti, dove con la scusa di semplificare le procedure, si cerca di allentare le forme di controllo. Eppure siamo coscienti tutti che la lotta alle mafie e alla corruzione deve riguardare tutti. Deve avvenire attraverso un incontro di culture e di saperi. 

Si percepisce dalle sue parole il desiderio di dare una mano nella costruzione di un nuovo umanesimo e la strada per Ciotti passa attraverso un grande impegno educativo e sociale. 

“Siamo chiamati ad essere veri e autentici. Per questo auguro a tutti noi di vivere queste cose con passione. Non dobbiamo temere le emozioni forti” sono le parole con cui Luigi ci ha salutato. 

Dentro di noi c’è la consapevolezza che stare in Libera, va ben oltre il combattere la mentalità mafiosa e contrastare le organizzazioni criminali.

Vuol dire fare proprie e combattere ogni forma di ingiustizia per cercare di costruire un mondo più umano dove ci sia spazio per la dignità, i sogni, le speranze di ogni persona.

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