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Le visioni di Libera per contrastare le mafie 

“Si va avanti solo attraverso le visioni che aiutano tutti a saper guardare avanti. Come ha fatto Libera nel 1995 quando ha spinto oltre un milione di italiani a firmare la proposta di legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie e come fa oggi nello spingerci a capire come si stanno muovendo le mafie e a individuare nuovi strumenti per contrastarle” in queste parole di Francesco Menditto, Procuratore di Tivoli, è ben racchiuso il senso della prima edizione di Extra Libera, la continuazione di ControMafie e Corruzione che da anni è diventato un punto di confronto tra tutti gli attori dell’antimafia nazionale.

Con un grande assente, il mondo della politica,  che a parte i saluti in video del Presidente della Camera Giuseppe Fico e del ministro della giustizia Marta Cartabia, ha visto la presenza solo del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e dell’assessore di Roma Andrea Tobia Zevi. 

Presenze solo di rappresentanti delle istituzioni, non di esponenti del mondo dei partiti, che hanno lasciato una triste poltrona vuota nei vari e diversi dibattiti che hanno animato la due giorni all’Auditorium del Parco della Musica di Roma.

Temi che per la loro importanza e per le decisioni che richiedono dovrebbero invece far parte dell’agenda di chi vuole governare il paese, il cui silenzio conta più di molte parole.

Parole che invece non sono mancate da parte di Luigi Ciotti che in entrambi i suoi interventi ha più volte rimarcato questa assenza, nonostante l’invito inviato a tutti i partiti e movimenti: “Libera vuole essere una spina al fianco di enti e istituzioni che non fanno quello che devono fare. Oggi qui assistiamo alla mancanza delle forze politiche, mentre noi, apartitici, sentiamo forte il senso dell’impegno politico. La politica ha un atteggiamento superficiale verso questo cancro del nostro paese e rischia di esserne complice”.

Accanto al mondo della politica aggiungerei anche l’assenza del mondo delle imprese e dell’industria e vedendo gli scenari che le nuove mafie stanno delineando, soprattutto nel mondo economico e finanziario, non sono assenze che possono lasciare tranquilli.

A parte questi aspetti la due giorni di Extra Libera è stata ricca di spunti interessanti e concreti, vissuti nel ricordo, il 30 aprile, del 40^ anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario di Salvo, e nel ricordo degli altri omicidi eccellenti delle mafie come il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa (3 settembre 1982) e delle stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via D’Amelio (19 luglio 1992) e dalla definitiva approvazione della Legge La Torre – Rognoni sui beni confiscati alle mafie, così ben ricostruite e collegate tra loro dall’intervento di Gian Carlo Caselli.

Eventi di cui è giusto fare memoria ma che devono aprire le nostre menti ad affinare le nostre azioni di contrasto, capendo i mutamenti intercorsi, pur nella continuità della mentalità mafiosa, che spingono oggi queste organizzazioni criminali, ciascuna anche attraverso diverse dinamiche, a muoversi non solo nel sud, non solo in tutta Italia, non solo in Europa, ma nel mondo intero.

Così il confronto tra magistrati, forze dell’ordine, istituzioni, società civile, nelle ore di tavole rotonde e dibattiti, è stato veramente di grande livello, intenso, ricco di spunti di riflessione.

A queste ore in presenza, che centinaia di persone hanno avuto l’opportunità di vivere insieme a Roma, si legano le 30 proposte concrete emerse durante gli 11 tavoli di discussione che nei mesi scorsi hanno preparato i lavori finali e ai quali hanno partecipato oltre 1000 persone.

Senza che sia mancato uno sguardo rivolto a quanto è accaduto in questi ultimi anni e a quanto sta accadendo in questi giorni, dalla pandemia, al PNRR, alla guerra in Ucraina, ma possiamo dire alle guerre che da anni ci stanno portando verso una guerra mondiale a pezzi, come ricorda Papà Francesco.

È il modo di Libera di “ribellarsi al male e alla violenza criminale, alle ingiustizie, alla povertà e alle guerre. Ribellarsi al male in tutte le sue espressioni, cercando di non perdere la propria anima come associazione – ha detto Luigi Ciotti all’apertura dei lavori – Sente forte Libera il bisogno di ribellione, con una visione che guardi a tutte le vicende che affliggono il pianeta”.

Libera in questi due giorni ha voluto riscoprire i propri valori partendo dal radicamento nella sua storia vissuta (le tante vittime innocenti delle mafie, i grandi impegni politici e sociali, le attività di presidi e coordinamenti) aprendosi ai cambiamenti che questo tempo, questo periodo storico, questa nuova stagione della criminalità organizzata richiedono.

Così diventa importante avere una conoscenza dei reati di tipo finanziario per capire i legami oscuri tra il mondo imprenditoriale e il mondo delle professioni, che poi si allargano alla corruzione anche politica.

Insieme alle opportunità di sviluppo oggi offerte al paese dal PNRR si lega la necessità di una la lotta alle ingiustizie sociali e alla perdita di diritti che ormai sono diventate una consuetudine anche nelle nostre democrazie occidentali.

La speranza ai nostri occhi oggi ha la forma della rete di relazioni che Libera ha saputo tessere in questi anni, dei nuovi strumenti a disposizione di magistrati e istituzioni (attraverso la digitalizzazione, le attività di controllo civico, la qualificazione delle persone, l’intervento in termini di prevenzione nelle gare di appalto) di un nuovo impulso nella gestione dei beni confiscati (come ha promesso la Ministra Cartabia), ma anche di esempi concreti che possono nel tempo, se sviluppati e curati, portare a cambiamenti positivi, come il progetto “Liberi di scegliere”.

Questo progetto, nato grazie al Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria, una volta resosi conto che quei minorenni arrestati per anni, nel tempo diventavano i nuovi boss e mafiosi.

Per invertire la tendenza si decise di provare la strada di togliere la potestà genitoriale a madri e padri mafiosi per dare un’opportunità di libertà ai loro figli. 

Nel tempo si è assistito a una risposta da parte delle madri che non volevano perdere i contatti con i propri figli. 

Grazie a un circuito innovativo tra la procura di Reggio Calabria, la DDA Nazionale e Libera è nato il progetto Liberi di scegliere. 

Ora il progetto ha un protocollo interministeriale e governativo finanziato dall’8×1000 con il supporto della CEI.

Più di 100 ragazzi, 25 nuclei familiari, hanno aderito al progetto e alcune donne mafiose sono diventate collaboratrici di giustizia.

Le resistenze di oggi sono le donne che si ribellano alle loro famiglie mafiose. Sono le nuove partigiani di oggi” emerge con forza dalle parole di Luigi Ciotti

Ma i risultati del progetto hanno anche un grande limite; i finanziamenti perché i soldi oggi arrivano quasi tutti dal Vaticano e ciò durerà fino al 2023. 

Il progetto allora deve diventare di competenza dello stato attraverso una specifica legislazione, perché appare chiaro a tutti che la questione minorile è cruciale nella lotta alle mafie.

Così “Liberi di scegliere” diventa uno spazio visionario nell’azione di Libera, come visionaria deve essere la lotta alla violenza di genere, perché è proprio nella mentalità mafiosa che si accentua in modo incontestabile il massimo della violenza maschile nell’imporre alla donna una forma di schiavitu’ pressoché perpetua.

Dunque l’aspetto visionario di Libera prende spunto proprio dalla lotta alla violenza sulle donna e nella liberazione dei figli dei mafiosi, per costruire un contrasto alle mafie e a tutto il mondo che in qualche modo le aiuta, ne è connivente o lascia che nel silenzio questo nostro cancro continui ad espandersi.

Infine in questa due giorni di apertura e di nuove visioni un altro tema è emerso con forza, quello ambientale: “è necessario ribaltare il rapporto tra economia e ecologia,a tra l’avere e l’essere dove oggi il primo prevale sul secondo– ha ripetuto con forza Luigi Ciotti nei suoi interventi. 

Agromafie, reati ambientali, in silenzio si assiste a un aumento esponenziale di crimini su questi temi che per le mafie sono importanti.

L’ecologia deve diventare l’altra visione innovativa di Libera, un altro fronte delle sue battaglie di contrasto alla criminalità organizzata.

Come in ecologia e nella natura c’è un morire che è congeniale alla vita, anche nelle nostre azioni ci sono momenti di rigenerazione  quando ci rendiamo conto che una serie di idee e di pratiche sono oggi non più adatte a costruire il mondo che sognavamo.

Per Libera, nella memoria delle persone che hanno dato la vita contro le mafie, con lo spirito delle battaglie fatte in questi anni,  nel senso dei valori rimasti immutati, con negli occhi la luce della nostra Costituzione, è venuto il momento di provare nuove strade, animati come siamo dalle nostre coscienze inquiete. 

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