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L’Europa da costruire

“Quale Europa” uscirà da queste elezioni? Molto dipenderà dalla nostra personale conoscenza dell’Unione Europea, perché se dessimo solo credito alla campagna elettorale che abbiamo appena vissuto scambieremo i problemi dell’Unione come quelli specifici del nostro paese, pensando l’Europa come l’Italia, mentre fortunatamente la comunità europea è molto di più.

I nostri partiti politici hanno portato avanti una campagna pensando a ciò che è stato o non è stato fatto in Italia, concentrando tutta l’attenzione sui leader di maggioranza e opposizione.

Si è parlato più della loro personale discesa in campo che dei temi dell’Unione, ben sapendo che nessuno di loro poi andrà a sedersi su una delle sedie del Parlamento Europeo.

Niente si è detto sui temi veramente europei come il funzionamento attuale della sua organizzazione, la crisi climatica, le risorse finanziarie, la mancanza di una politica estera e di una difesa comune, che, alla luce di quanto sta avvenendo nel contesto internazionale, appaiono i temi principali dove dovrebbero emergere i pensieri diversi, da quello progressista a quello liberale, a quello sovranista, o peggio ancora a quello di una destra che in alcune sue componenti appare sempre meno democratica.

La nostra Europa sembra fermarsi ai confini delle nostre montagne a nord e nel nostro mare Mediterraneo a sud.

Eppure non è così e chi ha cercato di informarsi e non si è fermato alle parole di leader persi tra il salario minimo (che quasi tutti i paesi europei hanno) e la “fuffa” dell’abbattimento delle liste di attesa senza investire un euro, si rende conto che non è poco quello che mettiamo in gioco in questo fine settimana di voto europeo.

In queste settimane dalla sua pubblicazione un aiuto a capire di più della nostra Unione, poteva venire anche da un libro pubblicato dal Forum Disuguaglianze e Diversità dal titolo “Quale Europa”.

Basterebbe capire come sia predominante il ruolo giocato dal Consiglio Europeo (formato dai 27 capi di governo dove ciascuno può mettere il proprio veto a ogni iniziativa) rispetto a quello della Commissione e del Parlamento Europeo, per intuire come non sia possibile andare avanti con una organizzazione che ha ben poco di democratico se qualunque capo di governo di un paese dell’Unione può bloccare scelte invece magari condivise dalla maggioranza degli altri paesi.

Eppure c’è chi, come i nazionalisti di turno, chiede di dare ancora minore sovranità a una Unione che ne avrebbe invece bisogno di più per poter incidere sul panorama politico internazionale.

A questo si lega il tema della mancanza di una politica estera comune, che viene prima di una difesa comune, perché definisce anche le modalità della difesa dei confini europei e soprattutto promuove lo spirito europeo all’interno dei rapporti internazionali con gli altri grandi interlocutori che contano. 

La pace è certamente il tema che più preoccupa noi europei, consapevoli che le due guerre in corso nel cuore e alle porte dell’Europa, sono destabilizzanti.

In un momento in cui l’Unione non segue la via della diplomazia, ma solo quella degli armamenti di ognilsingolo paese, in un contesto dove non esiste una politica estera comune.

Che dire poi del Green Deal, che doveva essere il punto di forza dell’azione di questa Commissione in scadenza per combattere la crisi climatica, attraverso la transizione  verde e che invece nel corso degli anni si è andato via via sempre più riducendo dando spazio a politiche che tendono a favorire l’energia nucleare e il ricorso ancora per anni ai vecchi combustibili fossili.

Non possiamo tralasciare il tema dei diritti delle persone, che oggi stanno sempre più diventando, nella nostra stessa Europa, una enunciazione formale e sempre meno un aspetto concreto della nostra vita quotidiana.

Basta pensare  a come viene gestita la “questione migranti”.

La mancanza di una vera politica della migrazione infatti è un altro degli aspetti che ci allontanano da una democrazia compiuta proprio a livello europeo, dove ormai si rincorrono da tempo solo strade per bloccare ciò che non è possibile bloccare senza provocare disastri umanitari, come avviene ormai da anni.

Manca una visione a lungo termine di ciò che è visto e trattato solamente come un problema e non come una risorsa, in un continente sempre più vecchio ed eticamente stanco.


Altro tema che l’Europa non riesce più a controllare sono le disuguaglianze sociali, che il modello economico che ci siamo dati non riesce più a fermare, mentre dovrebbe trovare una risposta comune di contrasto alle disparità tra cittadini europei, sempre più poveri a fronte di pochi cittadini sempre più ricchi.

La finanza e non più il lavoro guidano i nostri modelli produttivi, con un percorso che ha portato la politica ad essere sempre più debole di fronte a chi gestisce una quantità smisurata di risorse.

Così anche il tema del welfare diventa un tema importante per arrivare a un’Europa che operi per una coesione sociale e per un futuro dove possa migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini

Prima di recarci alla seggio elettorale, prendere la scheda in mano ed entrare nella cabina per esprimere il nostro voto, dovremmo pensare a chi, tra i candidati e tra i partiti, porta avanti questi temi che vanno ben oltre i problemi dell’Italia e sentirsi parte, per una volta, di una comunità molto più grande, diversa, sorretta da radici comuni che sono più importanti dei nostri confini di stato.

Buon voto a tutti..

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