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Liliana Segre, la bambina che un giorno d’improvviso è diventata l’altra…..

Un giorno di settembre del 1938, Liliana Segre, bambina e alunna, si è trovata espulsa da quella scuola che frequentava ed è diventata l’altra, l’ebrea. Con queste parole venerdì 9 ottobre è iniziata l’ultima testimonianza pubblica come superstite dell’olocausto di Liliana , di fronte a tanti giovani, a Rondine cittadella della Pace, luogo di incontro e di confronto tra studenti di diverse fedi, culture e lingue, situata nelle dolci colline che si trovano vicino ad Arezzo, immersa tra gli ulivi, da sempre simbolo di pace. Nello spazio che accoglie questa particolare iniziativa ci sono tutte le massime istituzioni del paese e si intuisce subito che quello che sta avvenendo non è una semplice testimonianza, ma un piccolo grande tesoro, fatto di parole che parlano di valori, di dignità umana, di rispetto, di tolleranza che l’odio e il razzismo rischiano di trasformare in tragedie indicibili. Ieri come oggi. L’odio e l’intolleranza trasformano la persona accanto nel diverso, nell’altro. L’altra, in questo caso l’ebrea Liliana Segre è rimasta l’altra per tutta la vita….

Ma c’è un altro termine che emerge dalle parole di Liliana durante il suo racconto: Il respingimento. Su quella montagna delle Alpi che separa l’Italia dalla Svizzera, lo spazio che separa l’oppressione dalla libertà, Liliana e il padre furono respinti al confine da coloro che hanno rispettato gli ordini ricevuti e gli hanno impedito di salvarsi. Furono costretti a tornare indietro in quello spazio dei confini tra gli stati capaci di determinare le nostre vite e in poco tempo farci passare da una possibile libertà alla prigione.  Liliana e il padre furono arrestati da chi avrebbe volentieri fatto a meno di arrestarle, ma che non potevano evitarlo perché lì vicino c’erano i militari tedeschi. Poi il razzismo, quello definitivo e inumano provato e vissuto ad Auschwitz che porta a rifiutare anche i contatti quelli minimi, per la paura che anche la più semplice delle amicizie o delle vicinanze, potesse trasformarsi in una trappola mortale. Così la scelta della solitudine nel lager per cercare di salvare la propria vita.

Ma c’è un dato che rende quanto accaduto ancora più terribile; l’incapacità delle persone, che pure ti vivono accanto, di rendersi conto di quanto sta accadendo. Un particolare colpisce nell’inizio della storia raccontata da Liliana Segre: delle 25 compagne di classe a Milano di quella scuola, solo 3 sono rimaste in contatto con lei dopo la sua espulsione e per tutta la loro vita; le altre, che pure ha rincontrato dopo la fine della guerra, non avevano coscienza di quanto stava accadendo. Le hanno chiesto: Liliana, ma cosa ti è successo? Diventare l’altra, l’ebrea per tutta la vita, l’esperienza del respingimento che determina lo spazio tra la libertà e la prigionia, l’odio che porta al razzismo, alla superiorità della razza e alla fine della dignità umana, la solitudine che ci rende paurosi e inaffettivi,  l’indifferenza degli altri che permette che tutto ciò accada sono quanto aevvenuto negli anni del nazismo, ma è quanto accade ancora oggi, in tante situazioni. E’ stato un percorso lungo quello di Liliana Segre, quella che l’ha portata da quel binario 21 con il treno che arrivava ad Auschwitz alla donna libera e alla donna di pace che è diventata.

Testimone della memoria che da oggi lei passa a tutti noi perché quanto accaduto nei lager non riaccada, ma anche perché diventi un valore per noi che la diversità non è un limite, ma una ricchezza. Testimoni della memoria perché non si permettano i respingimenti che impediscano la speranza e limitano la libertà degli altri. Testimoni della memoria che ci impediscano una nostra personale indifferenza che sarebbe il nostro personale e più pericoloso contributo affinché il razzismo, l’odio, la mancanza di rispetto per l’altro continuino a diffondersi nel mondo. La giornata di Rondine è dunque uno di quei momenti che possono fare la storia se sapremo fare nostre queste parole e passare, come dice sempre don Luigi Ciotti dalla commozione all’azione. A Liliana, la bambina diventata l’altra, il nostro grazie per averci spinto in tutti questi lunghi anni di testimonianza a pensare all’altro come la persona che vive accanto a me da amare e da rispettare.

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