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L’Open Arms e la scuola di Barbiana. Quando in politica prevale il me ne frego sull’I Care

L’open Arms e quanto sta ancora accadendo all’interno di quella nave non rappresenta la sconfitta delle 107 persone che sono ancora a bordo (magari troveranno forse un porto sicuro in Spagna accompagnate dalle navi deĺla nostra Guardia Costiera).
L’open Arms é la rappresentazione della disfatta del nostro essere comunità .
Non ci possono essere giustificazioni politiche di nessun tipo di fronte a ciò che ci sta facendo diventare, giorno dopo giorno, un paese sempre più distante dalla nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra stessa essenza cristiana (a cui teniamo tanto a parole).
E’ come se stessimo rinnegando noi stessi seguendo il motto, ormai sempre più  di moda del “me ne frego”, non mi interessa.
In fondo nasce da qui anche la scelta di non investire più  come paese in istruzione e cultura.
Lo facciamo in modo quasi inconsapevole, sposando l’idea che, togliendo dignità a chi ha meno di noi, si possa difendere noi stessi e i nostri diritti,  salvaguardando il nostro status quo.
Non ci rendiamo conto che invece stiamo abdicando all’idea che fino ad oggi abbiamo avuto dei valori che rendono l’uomo, ogni uomo, una persona.
Stiamo rinnegando il nostro stesso essere italiani e dunque un popolo da sempre anche di migranti (pensiamo a quanti milioni di noi vivono in altri paesi), ma soprattutto terra di approdo, dove vive gente ospitale, e solidale.
Si perché  non c’è nessun senso logico e politico nel bloccare quei poveri migranti su quella nave come non ne esisteva alcuno negli altri innumerevoli casi che si sono susseguiti in questi mesi.
Basta pensare che contemporaneamente nelle stesse ore, nello stesso porto, arrivano altre barche con altri migranti che vengono giustamente fatte  scendere a terra.
Sembra che non abbiamo più  neanche la capacità di capire le conseguenze psicologiche e psichiche che stiamo provocando a centinaia di esseri umani che sono ferme in ostaggio di una visione miope della politica, dentro un pezzo di lamiera che galleggia in mare.
Vedere le scene di persone che si gettano in mare per raggiungere a nuoto la costa, dopo che sono in viaggio da mesi se non da anni, e dopo che hanno subito violenze, soprusi, e a volte torture, dovrebbe scuotere le nostre coscienze, invece tutto questo sta diventando la nostra normalità.
Il “me ne frego” che vince sull’ICare (mi sta a cuore, mi interessa), che ci spinge a vedere volti come numeri e non come storie, sofferenze , “poveri Cristi” in cerca di una speranza. 
Cediamo invece alla paura che ci porta a costruire i nuovi nemici di oggi e di domani.
Ma il nostro imbruttimento non é  solo nelle navi che non attraggono ai porti, ma ha il volto per esempio di un padre che sta morendo come quello di Mimmo Lucano, senza che il proprio figlio possa far rientro a Riace per salutarlo, o quello del ragazzino nero deriso in discoteca nei giorni scorsi, oppure del giovane migrante strattonato su un treno, o quello delle migliaia di neri che lavorano nei nostri campi al sud per pochi euro l’ora, o delle persone straniere allontanate da stabilimenti balneari, negozi, hotel….
In contrapposizione a questa Italia triste, nei giorni scorsi ho avuto modo di trascorrere alcune ore nella scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani, di muovermi in quelle povere aule dove forte si respira ancora l’aria del riscatto di decine di poveri ragazzi frutto della propria fatica, perseveranza e speranza.
Una visita guidata da Agostino Burberi, uno dei primi allievi di don Lorenzo nella scuola di Barbiana che intratteneva un gruppo di giovani studenti universitari.
Dalle sue parole e dai suoi occhi traspare ancora oggi l’occasione che ha rappresentato per lui e per gli altri ragazzi di allora, la scuola di Barbiana.
I poveri di ieri, i contadini dell’Italia degli anni ’50 e ’60 e i poveri di oggi….
Ieri dalle colline circostanti il Mugello ogni giorno, dalla mattina alla sera, un gruppo di ragazzi costruiva il proprio futuro nel segno dell’I Care ( mi interessa mi sta a cuore), in un’Italia povera che però offriva occasioni di speranza….
Oggi dalle periferie delle città abbandonate a se stesse, si alza forte il grido “me ne frego”, mentre si assiste a un abbandono scolastico con percentuali ormai a due cifre, e ad un analfabetismo di ritorno che ormai colpisce milioni di adulti.
Dunque la scuola, la conoscenza, l’istruzione, sono il centro dello sviluppo o meno di un popolo e di un paese. 
Ieri negli anni dopo Barbiana la scuola ha avuto un forte sviluppo, oggi negli anni 2000 la scuola ha smesso di essere il perno dello sviluppo del nostro paese.
 La discriminante sta sempre lì perché studiare è la prima opportunità necessaria per passare dall’io al noi, dall’individualismo alla comunità.
La scuola di don Milani era queste cose e tanto altro. 
“Ho imparato che il problema degli altri è  uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è  avarizia” diceva don Lorenzo.
Lungo le colline di Barbiana si respirava e si respira ancora l’aria pulita della politica vera che costruisce la speranza, l’uguaglianza e la solidarietà; dentro le lamiere della Open Arms e delle altre navi senza un approdo, si respira l’avarizia di un popolo, che rinnegando i suoi valori, si chiude all’isolamento e alla solitudine.

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