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L’orchestra e la musica strade per imparare a crescere

Ezio Bosso amava ripetere che “un’orchestra è come una città ideale”, dove ciascun musicista ha un proprio compito e un proprio ruolo da dover svolgere perché quella musica diventi melodia e armonia. Ogni singolo artista è chiamato a dare il massimo non per se stesso, ma perché insieme agli altri si possa raggiungere l’apice del suono. Tutto ciò accade solo se si è in grado di ascoltarsi e dunque di conoscersi. La musica ci insegna la cosa più importante: l’arte di ascoltare. Solo così la diversità diventa una ricchezza e fa sì che quell’orchestra esprima una musica che sia magia.

Ezio Bosso e l’orchestra all’Arena di Verona

Sono pensieri che mi sono venuti in mente guardando il bellissimo film del regista israeliano Dror Zahavi  “crescendo” dove giovani e talentuosi musicisti palestinesi ed ebrei vengono riuniti insieme per esibirsi in un concerto durante dei negoziati di pace tra i due paesi. A dirigere l’orchestra viene chiamato un Direttore Eduard Sporck che a sua volta ha un passato pesante sulle spalle, essendo il figlio di due medici nazisti che negli anni della seconda guerra mondiale avevano preso parte alla Shoah eliminando tanti ebrei nei campi di concentramento. I suoi genitori saranno condannati a morte per quanto hanno fatto, ma Eduard dovrà fare i conti per tutta la vita con il suo passato. Le audizioni e le prove prendono il via e inizia anche un confronto forte tra palestinesi ed ebrei, incapaci di liberarsi dall’aria e dal clima che hanno vissuto e respirato nei loro paesi. C’è rabbia, dolore, a volte odio, incapacità di comprendersi.

Ma presto appare chiaro ai giovani musicisti che potranno iniziare a suonare insieme solo dopo aver deciso di porsi in ascolto,  accettare il dolore e il pensiero dell’altro, costruendo un’orchestra basata sul valore della diversità e dei bisogni reciproci. “Crescendo” è dunque il titolo giusto di un film che mette in luce il percorso che sono chiamati a compiere questi ragazzi vissuti nell’odio trasmesso di padre in figlio in una spirale senza fine. La loro crescita inizia nel momento in cui decidono di provare a non dare valore solo al proprio punto di vista aprendosi all’ascolto delle parole dell’altro. La coralità e l’armonia della musica che si intravede in questa orchestra, è una conseguenza di una scelta individuale che sembra prendere campo. Non si può imparare a “suonare” insieme se non si ha la consapevolezza della storia, delle radici degli altri.

Il film è commovente e chiama a una riflessione personale grande che ci spinge a rifuggire ogni semplificazione o visione dettata dal solo presente, per arrivare alla comprensione del passato di coloro che venivano considerati solo dei “nemici”. Appare chiaro che senza conoscere la storia dell’altro non può iniziare il dialogo e una forma di possibile convivenza. Il film non dà soluzioni facili e neanche regala illusori romanticismi. Anzi lascia da un lato un senso di amarezza e di divisione, e dall’altro apre a quella che è l’unica strada possibile da poter seguire: la scelta personale di aprirsi al dialogo e all’ascolto come unica fonte per costruire la pace. Come pace c’è stata nel tempo tra ebrei e tedeschi, ben racchiusa nel film nella storia del direttore d’orchestra,  così un domani potrà esserci pace tra israeliani e palestinesi. E i giovani sono il “terreno fertile” per coltivare semi di pace. In fondo l’esperienza della cittadella di Rondine che opera a pochi chilometri da Arezzo ne è una testimonianza diretta.

Qualche anno fa ho avuto modo di vivere un’esperienza molto bella grazie al gemellaggio tra le città di Montevarchi, di Betlemme in Palestina e di Lehavim in Israele. Durante una visita in Terra Santa a cui partecipò anche una delegazione di studenti delle superiori di Montevarchi, fu possibile, grazie ad un permesso speciale concesso dalle autorità israeliane, far trascorrere una giornata insieme a giovani studenti di Betlemme e di Lehavim visitando il deserto del Neghev nello stato di Israele. Un piccolo seme di pace gettato nel mare di odio seminato in decenni di conflitto;  fu molto bello la sera, al momento dei saluti, vedere quei ragazzi abbracciarsi commossi e non sentirsi “nemici”, ma persone diverse che stavano imparando a rispettarsi e ad ascoltarsi. Non ci sono alternative a questa strada che però parte da una scelta individuale che ci responsabilizza e ci chiede di saper andare oltre il nostro sguardo che è sempre corto e limitato. Il mio singolo suono da solo non può far vivere un’orchestra.  L’armonia nasce dall’unione delle diversità dei suoni che si intrecciano. Ancora una volta la musica ci viene incontro e diventa una vera terapia. E sono sempre le parole di Ezio Bosso, musicista, direttore d’artista  e uomo di grande sensibilità a indicare il senso del nostro cammino: “La musica è come la vita, si può fare in un modo solo: insieme”. 

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