È stata una serata bellissima quella che insieme a tantisssime persone abbiamo vissuto all’oratorio del Giglio ascoltando le parole di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi fondatori dell’Associazione Linea d’Ombra ODV che ogni giorno accoglie e cura i profughi che dopo aver attraversato la Rotta Balcanica arrivano a Trieste nella piazza del mondo.

In questo loro racconto sono stati accompagnati dalle riflessioni e dalle domande di Massimo Orlandi giornalista e tra i fondatori della Fraternità di Romena che ben li conosce e che ha scritto un bellissimo libro sulla storia e la vita che scorre in quella piazza ogni giorno, dal titolo “La rivoluzione della cura”.

E Massimo nell’introdurre la serata, ci cattura con due bellissime citazioni che ci danno l’idea del l’unicità di ogni persona e al tempo stesso del nostro essere delle creature fatte della stessa materia: “Ogni uomo e donna è una sinfonia irripetibile” dice il mistico e padre spirituale Giovanni Vannucci e “Ogni uomo e donna è fatta della stessa materia, siamo fatti di stelle” come spiega la scienziata e laica Margherita Hack.

Siamo già immersi in un clima di silenzio ed attenzione consapevoli che quelli che stiamo per trascorrere saranno momenti belli, intensi che scalderanno il nostro cuore e illumineranno le nostre menti.

“Sono un’operaia della strada…Mi è capitato nella mia vita di incrociare quasi 11 anni fa il mondo di queste persone che nel loro lungo cammino incontrano umiliazioni di ogni tipo – si presenta Lorena – Le mie vogliono essere parole di verità, perché dopo aver incontrato il dolore, le paure, i sogni e le speranze dei migranti che arrivano in piazza, non si può tornare nelle nostre case senza fare nostre le vite di queste persone. Sono creature come noi, e noi invece ci presentiamo a loro come l’Europa dei campi di concentramento. Non ce ne rendiamo conto ma anche con la nostra semplice indifferenza, noi siamo complici di tutto questo”.

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Parole dure, dette da chi ogni giorno si “sporca” le mani con queste persone alle quali fanno eco le affermazioni del suo compagno Gian Andrea, che da buon professore di storia e filosofia sposta l’attenzione sul significato più profondo e filosofico che ci viene offerto da queste persone : “È importante per noi capire qual’è il senso di quello che ci dicono i migranti. Queste persone ci parlano del passato e del futuro. Ci dicono che se non cambiamo aprendoci alla tolleranza e alla diversità vista come una ricchezza, siamo destinati al fallimento. Dobbiamo ricordarci che siamo stati noi europei a inventare i genocidi. Queste persone ci parlano del futuro delle grandi migrazioni. Inviano a noi un messaggio di invito al cambiamento del nostro modo di vivere. Oggi esiste l’individuo e gli altri sono solo dei concorrenti. Loro sono gli angeli che annunciano il futuro che verrà. Occorre organizzare dal basso un modo nuovo di essere comunità”.

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Massimo sposta l’attenzione sul significato della parola cura che è centrale nel descrivere la piazza del mondo.

“Per me avvicinare queste persone è un dono che i migranti mi fanno – spiega Lorena -permettendomi di curare i loro piedi.. È uno scambio tra di noi che avviene nel dolore”

In Gian Andrea invece prevale il senso della ricerca che dal pensiero si deve poi calare in un’azione concreta: “Ho dedicato la mia vita a cercare il senso di un cambiamento che poi è crollato. Poi quando sono apparsi i profughi ho capito che il comunismo che per significa mettere la vita in comune, e non vivere la vita come una continua concorrenza che porta alla predazione, è fatto dalla cura, cioè nel riconoscere il valore della vita e aiutarla a svilupparsi. Nella cura dei piedi di Lorena è il senso del comunismo per me”.

Anche Gian Andrea ha presentato il suo libro dal titolo “Per un comunismo della cura” che parla di resistenza e lotta, di amore verso gli ultimi del disegno di una società che si salva solo se ritrova il senso più vero della propria umanità.

La serata scorre poi con il racconto della vita della piazza, dell’esperienza dei fornelli resistenti, dei giovani e dei volontari di ogni età.

Lorena e Gian Andrea sono riusciti a creare una vera rete di solidarietà in tutta Italia, ma devono guardarsi le spalle da istituzioni assenti, da una città quasi indifferente, dal mondo di buona parte della politica che li combatte, da un’opinione pubblica superficiale che non capisce il senso delle loro azioni.

Non è considerato un crimine far vedere una mostra di armi a dei bambini, ma questa società considera un lavaggio del cervello che dei bambini diano da mangiare a dei profughi, vivendo un momento di gioia, condivisione e di solidarietà verso altre persone.

Lo dimostrano gli attacchi subiti in questi giorni da Lorena, Gian Andrea, i volontari di Linea d’Ombra da parte del mondo della politica di destra dopo che una scuola di Marostica aveva visitato la piazza del mondo non senza aver seguito uno specifico percorso di formazione.

La morte vale più della vita. Ciò che avviene in questa piazza fa capire come vive oggi la nostra società.

Sono così diversi Lorena e Gian Andrea eppure camminano insieme condividendo la stessa meta.
Il senso della loro unione anche come compagni di vita è racchiuso in una bella frase del Piccolo Principe che dice:” L’amore non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme verso la stessa direzione”.

E Lorena e Gian Andrea sanno dove vogliono arrivare insieme…..

La serata prosegue con la cena offerta da don Mauro e dal centro Caritas dell’oratorio, la vendita dei libri, le chiacchere in amicizia insieme agli ospiti del centro di accoglienza che ci curano, ci servono l’ottimo cibo cucinato da Sandro in un clima di Festa e gioia…

Poi nel ritorno a Villa Pettini per accompagnare Lorena e Gian Andrea la natura ci offre uno spettacolo meraviglioso con l’imbrunire e il suo rossore che sta per lasciare spazio al sopraggiungere della notte.

Ci fermiamo a guardarlo e mi tornano alla mente le parole della canzone di Franco Battiato “Prospettiva Nevskij” quando dice ” e il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”…

penso che Lorena e Gian Andrea con le loro azioni e il loro coraggio riescono come bravi maestri a farci vedere come nella notte della malvagità umana curare i piedi offrire un sorriso, un piatto caldo e un abbraccio sia il modo di iniziare a vedere l’alba di una nuova umanità “…

Guardo quell’orizzonte lontano e sono felice….