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Migranti, il boomerang della destra

Tutti coloro che hanno trattato i richiedenti asilo in questi anni come clandestini da oggi  dovranno stare attenti alle parole che usano.

La sentenza di questi giorni della Corte di Cassazione contro la Lega, per aver usato questo termine in un manifesto anni fa, rende giustizia alla dignità di persone venute anche nel nostro paese in cerca di protezione internazionale.

Le parole pesano perché nella comunicazione pubblica, tendono a formare nei cittadini un certo modo di pensare.

Fortunatamente in uno stato di diritto come il nostro, prima o poi i nodi vengono al pettine.

Ora tutti coloro che usano in modo improprio il termine “clandestino” rischiano di venire condannati da un tribunale per lesa dignità delle persone a cui in quel modo ci si rivolge.

Ma tutto si lega (e non è un giro di parole) insieme in questo triste periodo della vita del nostro paese e come un boomerang, le politiche che la destra ha prodotto sul fenomeno migratorio in questi anni, si ripercuotono contro chi le ha proposte e volute.

Una politica che era già iniziata prima con i governi di centro sinistra, e che ha visto, nel 2018, anno di approvazione dei decreti sicurezza, la complicità anche del Movimento 5 Stelle.

In questi mesi di sbarchi e arrivi continui, le Prefetture d’Italia si trovano costrette ad affrontare situazioni difficili e in molti casi di vera emergenza.

Situazioni che sono il frutto delle scelte politiche soprattutto della Lega e sostenute, oggi con il loro arrivo al governo, anche da Forza Italia e da Fratelli d’Italia.

Il continuo arrivo di migranti si scontra con le norme dei decreti Salvini che in pochi anni, seppur in parte modificate, hanno portato alla chiusura di centri specializzati nell’ospitalità di queste persone.

L’effetto più grave che è stato prodotto è di fatto lo smantellamento del sistema dell’accoglienza diffusa gestita dai comuni con l’idea di dar vita a grandi centri di accoglienza straordinaria con un forte impatto sociale  sui territori nei quali sono ubicati.

Tutto ciò ha prodotto senso di insicurezza nei cittadini e grandissime difficoltà in termini di integrazione.

La riduzione del costo giornaliero di un migrante da 35 a poco più di 25 euro, prevista dai decreti sicurezza del 2018, con la necessità di dover garantire quei servizi necessari per favorire l’integrazione e l’accoglienza di queste persone (conoscenza della lingua, assistenza legale, ricerca di un lavoro, ecc…) ha portato da un lato a far chiudere le poche strutture che cercavano solo un guadagno, ma dall’altro anche la chiusura di molte delle cooperative e associazioni che facevano questo lavoro senza scopo di lucro.

Il taglio di costi e servizi ha allontanato realtà che gestivano i Centri di Accoglienza Straordinaria pensando sia ai migranti accolti che alle comunità dove le strutture erano ubicate.

Prima di questo taglio ad esempio operavano in provincia di Arezzo 30 strutture di questo tipo, oggi sono solo 5.

Il risultato è aver smantellato il sistema di accoglienza e di ospitalità che nel nostro paese, prima di quei decreti, garantiva una vita dignitosa a circa 140.000 persone.

Oggi quel sistema di accoglienza diffusa di fatto non esiste quasi più.

Anche con la complicità di quei comuni e quelle province, (con una politica poco lungimirante), soprattutto a guida centro destra, che sono uscite dai progetti di accoglienza presenti nei loro territori.

Ma le persone continuano ad arrivare e oggi non ci sono centri in grado di accoglierle.

Le Prefetture sono in grave affanno, non sanno come muoversi, sommerse dalle richieste di soggiorno.

A questa situazione, che si cerca di non far conoscere all’opinione pubblica, si aggiunge anche il decreto Cutro.

Il decreto, per ovviare a quanto sta accadendo, ha previsto che per quella stessa cifra, ovvero 25 euro a migrante, si debba oggi garantire solo vitto e alloggio e un luogo dove stare.

Così riaprendo di fatto la strada a chi aveva visto, nella gestione dei migranti, una forma di business.

Il boomerang è completo ed è lo stesso governo di centro destra a favorire, oggi, coloro che si era voluto bloccare perché si arricchivano con i soldi dati dallo Stato.

I prefetti sono costretti a chiedere di riaprire vecchi alberghi, vecchie caserme in disuso, palestre, strutture che ancora si devono terminare,  perchè non sono più in grado di far fronte alle richieste che arrivano.

Una politica fallimentare, dove non si opera per l’accoglienza e l’integrazione, ma che favorirà ancora una volta nel tempo la clandestinità  di queste persone, il loro sfruttamento con il caporalato, la manovalanza per la criminalità organizzata.

Leggi volute per fermare la clandestinità che stanno creando sempre più clandestinità.

Così come l’atteggiamento verso le Ong che salvano vite in mare.

Esse sono nel tempo diventate nemiche per la politica (e non solo per la destra) che le invia oggi addirittura in cosiddetti lontani “porti sicuri”, e ne limita la possibilità di salvataggio.

Ma alle quali la nostra Guardia Costiera, che vive la realtà di ciò che accade in mare, è costretta ogni giorno di più a rivolgersi, perché non è in grado di far fronte alle tante richieste di salvataggio.

Tutto ciò determina un controllo del mare meno efficiente, meno salvataggi, più morti in mare.

L’improvvisazione della politica alla ricerca del facile consenso è uno dei più grandi mali del nostro paese.

I decreti sicurezza prima, le norme sulle Ong e il decreto Cutro poi, e oggi la sentenza della Corte di Cassazione sull’uso del termine clandestino, sono tutti aspetti che fanno parte di una stessa visione della politica sul fenomeno migratorio.

Il booomerang perfetto verso chi ha fatto scelte inutili, inefficaci e lesive della dignità di chi cerca, come tutti noi, di avere una nuova occasione di vita.

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