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Migrazione tra politica, giustizia e pensiero dell’opinione pubblica

Sul tema migranti in queste settimane alcuni eventi e decisioni che meritano una riflessione un po’ più approfondita. In campo politico si è assistito alla decisione della Giunta per le Immunità del Senato  di non dare il proprio assenso allo svolgimento di un processo a carico di Matteo Salvini sulla vicenda Open Arms, avvenuta nel periodo in cui il senatore era Ministro per l’Interno. Il Tribunale dei Ministri aveva chiesto nei suoi confronti  il rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di sequestro di persona, in quanto decine di persone sono state trattenute per diversi giorni all’interno della nave senza possibilità di poter sbarcare a terra.

Nello stesso tempo il governo Conte II ha approvato all’interno del cosiddetto Decreto Rilancio delle norme per la regolarizzazione di una parte di lavoratori stranieri con l’idea di far emergere le persone che lavorano al nero e che vengono di fatto sfruttati da chi offre loro un lavoro. Si tratta di una regolarizzazione parziale, che riguarda solo alcuni settori e che è iniziata a rilento. Tanto a rilento che ci sono già proposte in parlamento per apportare modifiche ampliando le categorie di lavoratori da coinvolgere, la data di riferimento del limite di scadenza per i permessi di soggiorno dal 31 ottobre 2019 all’8 marzo 2020, spostare la data di presentazione delle domande dal 15 luglio al 31 agosto, evitare di chiedere di dimostrare che si svolgeva già precedentemente un lavoro (in quanto essendo quasi tutte persone che hanno lavorato al nero non possono certo dimostrarlo).

E’ di questi giorni la decisione del Consiglio di Stato  sul caso Riace e sul progetto portato avanti fino al 2018 dall’allora Sindaco Mimmo Lucano. In pratica, dopo la sentenza del Tar di Reggio Calabria anche il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso che il Ministero dell’Interno aveva promosso contro l’annullamento del provvedimento con il quale, nell’ottobre 2018, era stato revocato il progetto Sprar.  Una revoca che ha di fatto interrotto un progetto che permetteva un percorso di integrazione di circa 300 migranti e che andava avanti dalla fine degli anni ‘90.

Ci sono poi le manifestazioni che si sono svolte in questi giorni anche in Italia che riguardano i fatti accaduti in America con l’uccisione da parte della polizia di Minneapolis del afroamericano Georg Floyd, contro ogni forma di razzismo, con la partecipazione di migliaia di persone. Tante persone che si ribellano ad ogni forma di razzismo, chiedono con insistenza maggiori forme di integrazione dei cittadini stranieri che vivono nel nostro paese, uscendo da una politica che negli ultimi anni ha prodotto soprattutto clandestinità arrivando a chiedere ora con insistenza anche l’approvazione dello ius culturae. Ma al tempo stesso nel nostro paese una maggioranza di cittadini ritiene che la percentuale di stranieri in Italia sia superiore al 30% mentre di fatto oscilla tra il 9 e il 10%, pensa che sia soprattutto un problema di sicurezza, e nel 2019 oltre il 40% degli italiani era favorevole a una politica di respingimenti, anche se il tema immigrazione è al 4° posto tra i principali problemi dopo lavoro, crisi economica e tasse.  

Oggi in periodo di pandemia, appare più chiaro a tutti come la riduzione in clandestinità di migliaia di persone e l’impossibilità della cura di queste persone, sia un rischio che non possiamo più permetterci. Aldilà dei loro diritti, ci sono le nostre paure a dominare e forse può essere un po’ più facile ridurre le forme di discriminazione che stiamo perpetrando contro di loro. Intanto però si continua a morire in mare: è’ di questi giorni anche una ripresa delle attività lungo il Mediterraneo di alcune Ong per continuare nella loro opera di salvataggio di vite umane e proprio oggi è arrivata la notizia del naufragio di un vecchio barcone lungo le coste tunisine diretto verso l’Italia, con la morte di decine di persone tra cui diversi bambini. Intanto in Italia i porti sono ancora considerati chiusi dal Ministero dell’Interno per Covid.

Tutti fatti ed eventi che si legano tra loro, che danno anche l’idea della grande confusione presente nel nostro paese su un tema complesso che sarà per decenni uno dei fenomeni più importanti che anche la nostra società sarà chiamata a gestire. Si assiste da un lato a una politica che, non tenendo conto del diritto all’uguaglianza tra le persone, della loro dignità, dei diritti universali dell’uomo e spesso anche delle leggi italiane come la lotta al caporalato, alla clandestinità, al lavoro nero e all’evasione fiscale, fatica a fare passi avanti verso la ricerca di soluzioni che leghino insieme sicurezza dei cittadini, necessità di accoglienza e integrazione all’interno di un processo che dovrebbe coinvolgere la comunità europea. Dall’altra si assiste a una magistratura che nei suoi vari livelli, civile e penale, continua ad applicare le leggi che esistono in questo paese e che legano insieme i principi della nostra Carta Costituzionale, le leggi europee recepite nel nostro ordinamento, le leggi del nostro paese, tutti elementi che sono la salvaguardia del nostro stato di diritto.  Sotto questo aspetto la tutela della singola persona e dei suoi diritti inviolabili è ancora un baluardo della nostra democrazia. Infine i cittadini divisi tra chi crede che solo attraverso l’integrazione si possa costruire la società del futuro e chiede di saper andare oltre (che non vuol dire accogliere tutti) e chi invece si arrocca su una visione di chiusura dove il cittadino straniero non è un’opportunità, ma un peso e un rischio.

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