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Pensando ad Alex

In questi giorni in cui tutta Italia sta trepidando e soffrendo per le condizioni di Alex Zanardi, mi è capitato si leggere un bellissimo articolo di Marina Corradi dell’avvenire dal titolo “Alex e le nostri liti con Dio (Che traguardo è la felicità…)”. La giornalista nel suo articolo scrive: “Fino a quanto può reggere un uomo? Questo bolognese di 53 anni, già campione di Formula Uno, nel 2001 su un circuito tedesco venne estratto moribondo dalla vettura, le gambe tranciate di netto. Mesi e mesi di ospedale. Mesi, forse, di disperazione. Poi, il ferito si mise a litigare con Dio. «Adesso hai veramente rotto! Se era una prova, io mollo!», raccontò di avergli detto. E, fatta salva la “modernità” del linguaggio, viene in mente Giobbe”.

Il tenente Dan nel film “Forrest Gump”

Leggendo l’articolo,a me è venuta in mente invece una scena che mi ha sempre particolarmente colpito del film “Forrest Gump”; quella del Tenente Dan, che perse le gambe in guerra, si trova con Forrest a cercare di dar vita a una società di pescatori di gamberi. L’inizio non è promettente e nasce una vero e proprio risentimento da parte sua verso Dio per tutto quello che sta subendo e che sfociera’ in una vera e propria resa dei conti durante una tempesta in mare. Poi le cose cambiano, il mare si placa e la pesca inizia a dare i suoi frutti. Il tenente Dan riesce a dare un nuovo senso alla sua vita e a fare pace con Dio, una pace simboleggiata dal suo tuffo in mare per nuotare e andare incontro al suo futuro. Nella parte finale del film il tenente Dan si presenterà a Forrest Gump insieme alla donna che ha incontrato e che ama…. Uscendo dal suo vittimismo il tenente Dan si da una nuova opportunità . Mi è sempre rimasto simpatico il tenente Dan che non ha mai mollato dopo essersi chiarito con Dio. Ma questo è un film, mentre Alex ha realmente vissuto così quel suo passaggio dalla morte a una nuova esistenza 19 anni fa, litigando anche con Dio, ma con l’intento di non mollare, innamorato come è della vita.

Italy’s Alessandro Zanardi celebrates after winning the gold medal in the men’s individual H4 time trial cycling final during the London 2012 Paralympic Games at Brands Hatch circuit, in Kent, southern England on September 5, 2012. AFP PHOTO / LEON NEAL (Photo credit should read LEON NEAL/AFP/GettyImages)

Così facendo quest’uomo è diventato un punto di riferimento per tantissime persone. È riuscito a passare da una sfera privata a una sfera pubblica, riuscendo nella cosa più difficile, unire intorno al suo pensiero una intera comunità. Oggi siamo qui tutti a pregare o a pensare a lui, a informarsi sulle sue condizioni, a desiderare che questi primi segnali positivi che arrivano da quella sua camera di ospedale si trasformino in una fase nuova del suo e del nostro tempo. Si perché in Alex la storia personale si lega alla storia di tutti noi, essendo diventato lui un messaggero di speranza. Chissà magari nel suo dormire e nel silenzio di queste ore starà di nuovo discutendo con Dio per trovare un nuovo senso a quanto é accaduto. La diversità rispetto a 19 anni fa è che in quel caso la sua era una lotta piu’ solitaria, oggi é un qualcosa che coinvolge tantissime persone che non vogliono perderlo, che lo aspettano presto fuori da quell’ospedale per incrociare ancora la bellezza e la forza coinvolgente del suo sorriso. É in questo nostro trepidare per lui il senso più bello di quello che questa persona é riuscito a costruire in questi anni; attraverso il suo dolore, il suo lottare, il suo immaginare e volere ci ha fatto tutti più innamorare della vita. Così mentre il tenente Dan vince una sua personale battaglia, la battaglia che oggi sta affrontando Alex è un po’ la battaglia anche di tutti noi che non vogliamo perderlo….

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