Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Politica, oggi è investire sui giovani e sul loro desiderio di futuro

Ci sono persone che hanno la capacità di farti sognare e farti vedere che cambiare è possibile.

Ti fanno vedere che costruire una società più equa e giusta, come è avvenuto nella nostra Italia dal dopoguerra alla fine degli anni ’70, non è solo un’utopia.

Ti sanno indicare strade e sentieri che richiedono però che tu abbia la voglia e il desiderio di metterti in cammino, lasciando dietro di te la rassegnazione, riassumendoti il compito di cercare, insieme ad altri, il bene comune.

Chi ha avuto la fortuna (e ha scelto) di ascoltare in questi giorni a San Giovanni Valdarno Fabrizio Barca, già ministro del governo Monti, statistico, economista, studioso e oggi coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, e Giuseppe De Marzo, economista, studioso, coordinatore della Rete dei Numeri Pari e responsabile di Libera per le politiche sociali, ha avuto modo di respirare l’aria sana e fresca che la politica alta, intesa come ricerca vera del bene comune, sa liberare e far circolare.

Erano anni che la nostra comunità non viveva momenti così alti, attimi dove si percepisce un disegno, una prospettiva che sa guardare verso orizzonti che vanno oltre il nostro sguardo limitato, per costruire ponti che collegano la realtà di oggi con un possibile cambiamento del domani.

E il tema, ieri come,oggi, è la realizzazione dei principi della nostra Carta Costituzionale, a iniziare da quell’articolo 3 che resta non solo incompiuto, ma che, dagli anni ’80, è invece  sempre più contrastato. 

Fabrizio Barca e Giuseppe De Marzo, partendo dal rischio che il nostro paese correrebbe se il progetto dell’autonomia differenziata diventasse legge dello stato, hanno  proposto la riscoperta di un regionalismo solidale, la sperimentazione di tante e diverse forme di democrazia decentrata dove il parlamento approva norme generali aperte e lascia poi ai territori la capacità e le risorse per realizzare progetti nel rispetto della particolarità dei luoghi e delle singole comunità.

Realtà che si stanno già sperimentando ma che la politica non sa mettere a sistema.

E proprio la politica, o chi dice di voler fare politica attiva, è stata la grande assente a questo incontro, che ha comunque visto la partecipazione di oltre 100 persone, in una sala catturata dalle parole dei due protagonisti per oltre due ore.

La politica fatta dai rappresentanti delle istituzioni con  pochissimi amministratori (a parte il Sindaco, la Giunta e alcuni consiglieri della città che ci ospitava), pochi rappresentanti dei partiti locali, pochi rappresentanti del mondo del lavoro (sia essi sindacati che rappresentanti delle associazioni di categoria).

Presenti molte persone appartenenti al mondo dell’associazionismo locale, che sta diventando sempre più un nuovo modo di fare azione politica, che ha certamente lati positivi, ma che in una democrazia non può sostituire il vuoto che si avverte nelle forme di rappresentanza che in una repubblica come la nostra sono fondamentali.

Così si perdono occasioni di crescita, momenti che tra l’altro sono diventati, rispetto a qualche decennio fa, merce rara, proposti veramente poco ai cittadini proprio da chi invece dovrebbe avere tutto il fine e l’interesse a farlo.

Ma quelle 100 persone riunite nella pieve di San Giovanni Battista si sono emozionate nell’ascoltare le parole di Fabrizio e Giuseppe, sono uscite con il calore nel cuore che si avverte quando si percepisce che cambiare è possibile.

E la speranza aumenta ancora di più quando la mattina dopo si passano tre ore con 80 studenti e si parla con loro, come hanno fatto Fabrizio e Giuseppe, di tutela della biodiversità, di salvezza del pianeta, di partecipazione, del mancato ascolto,da parte degli adulti, dei bisogni dei ragazzi, di disuguaglianze sociali.

Si parla soprattutto di diritti e di dignità delle persone, di come la nostra Costituzione tuteli chi vive oggi in questo paese, ma anche chi vi nascerà e vivrà domani.

Si parla di quanto sia importante imparare a ragionare con la propria testa, di quanto importante oggi sia la conoscenza e il possesso di dati e informazioni in un mondo dove la transizione digitale sta creando  nuove opportunità,  ma anche nuove forme di dominio e di potere.

La speranza è anche vedere che dopo tre ore di interazione i ragazzi escono felici da qull’auditorium non senza essere andati a ringraziare e a stringere la mano a chi in quelle ore ha dialogato con loro.

E leggere messaggi dove uno studente dice al proprio padre che “l’incontro è stato molto interessante con molte idee e spunti per il futuro”

Allora viene da pensare che saranno i nostri giovani e non l’attuale classe politica a portare i cambiamenti necessari per costruire un paese più equo e giusto, e a operare per dare compimento ai principi fondamentali delle nostra Costituzione e che occorre investire tempo, forze, idee soprattutto verso di loro.

Gli incontri con Fabrizio Barca e Giuseppe De Marzo ci lasciano questa speranza e il desiderio di continuare con loro e con altri ad investire nei nostri ragazzi.

E in fondo credo che questo sia anche il senso più bello e forte del Festival della Partecipazione di quest’anno organizzato dal Comune di San Giovanni Valdarno, dove i veri protagonisti sono stati proprio gli studenti che in questi giorni con il loro ascolto, le loro domande, i loro dubbi, le loro critiche, il loro desiderio di crescere si sono confrontati, aperti e messi in dialogo con la loro comunità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *