Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Ricostruire il senso di sentirsi comunità partendo da noi stessi.

Un bellissimo libro di Vito Mancuso “Etica per giorni difficili” offre lo spunto per una riflessione sulla fase storica e sociale che si trova a vivere in questo tempo la nostra società.

L’etica per Mancuso nasce “sulla base del sentimento di un valore più alto dell’io”, che ogni persona deve sentire come spinta all’azione e all’agire nella nostra società.

La ricerca della giustizia e tutto ciò che essa comporta è il valore superiore sul quale dovremmo giocare la nostra personale libertà, più importante della nostra personale vita, l’utopia che dovrebbe guidare i nostri comportamenti e le nostre scelte.

Quanto accaduto in questi giorni, come la scomparsa di persone importanti come Silvio Berlusconi e Flavia Franzoni, offrono spunti importanti di analisi e di riflessione, in quanto rappresentazioni di modi diversi di vivere e di essere.

In fondo il libro di Vito Mancuso, dopo un’analisi su ciò che siamo oggi come persone e come comunità, è un invito a costruire un nuovo modo di concepire la propria storia personale e quella comunitaria alla luce di quella che lui chiama “conversione”.

Silvio Berlusconi sarà giudicato dalla storia per ciò che ha fatto in campo politico.

Personalmente ritengo che abbia fallito il suo sogno liberale, lasciandoci un paese più povero culturalmente ed economicamente, con meno diritti, dove si vanno sempre più perdendo le radici profonde che legano insieme un popolo.

Certo non è solo colpa sua, ma di una intera classe politica di destra, di sinistra e di centro, formatasi dalle rovine create da tangentopoli.

Credo però che la sua più forte influenza sia stata nella nostra vita personale, avendo favorito, attraverso la sua esistenza, la sua comunicazione e la sua azione, lo sviluppo di un individualismo che nel corso del tempo ha fatto prevalere su tutto i propri interessi personali.

Un individualismo diventato nel corso del tempo più importante della ricerca del bene comune che ci aveva permesso di far  crescere, dal dopoguerra in poi, una società più solidale.

Senza la condivisione di valori come la difesa dei diritti e la dignità delle persone, la solidarietà, il contrasto alle disuguaglianze sociali, uno stato forte e presente nel welfare, nell’istruzione, nella sanità, nel lavoro, il nostro popolo non avrebbe superato il terrorismo di destra e di sinistra e il periodo stragista.

Berlusconi ha personificato, agli occhi del singolo cittadino, l’idea (diventata poi un falso ideale) di dar vita a una società dove lo stato fosse meno presente per lasciare più spazio alla vita personale, dove la proprietà privata assumesse quasi un valore di sacralità, dove l’obiettivo più importante fosse quello di raggiungere i propri desideri anche al costo di rendere meno forte la libertà degli altri.

In questa visione della vita il denaro ha rappresentato un punto di arrivo trasformato in forma di potere, il corpo una espressione di immortalità, la delega a pochi eletti il senso della politica mettendo nelle mani di pochi la gestione della società.

Sono stati gli anni in cui si è sviluppato il senso dell’io che domina il noi, oggi diventata la caratteristica principale che muove la nostra società.

In questo senso l’utopia che costruisce il nostro immaginario è il mio io che domina e che indirizza i miei valori e la mia libertà.

Flavia Franzoni moglie e compagna di un ex presidente del consiglio ed ex presidente della commissione europea si è invece mossa nella sua vita terrena partendo dagli ultimi, visti come l’elemento da cui gettare le basi per costruire una società a misura della persona umana.

In lei la forza trainante del rapporto tra le persone non si muoveva sul concetto della legge del più forte, ma su quella del diritto e della dignità della persona umana.

Una concezione della società dove la nostrapersonale libertà ha il suo limite nel diritto dell’altro a vivere la propria libertà.

Qui si trova un altro degli elementi principali della concezione dell’etica portata avanti da Vito Mancuso nel suo libro: la logica della relazione tra le persone, che può essere vera fonte di sviluppo dell’umanità solo quando parte dalla considerazione che tutti gli uomini sono uguali e sono portatori di diritti e di doveri.

Una visione della società diametralmente opposta che ci porta a una diversa considerazione di fare anche politica.

È sempre dal particolare dalla nostra personale storia e visione della vita che poi si arriva a un’azione che diventa politica.

Una visione etica che parte e inizia prima di tutto dentro di noi, che come dice Mancuso “Prima di essere qualcosa da fare è qualcosa che ci custodisce, è la nostra dimora”.

Un capitolo importante del librodel teologo e filosofo si intitola “Ricostruire”; in particolare lui parla della necessità di ricostruire la società intesa come “un insieme di soci che si sentono uniti in quanto legati da un ideale che risulti più forte dell’interesse personale”.

Per fare questo è necessario prima la decostruzione del modello che in questi lunghi decenni ci ha dominato riscoprendo il valore del “noi” su quello dell’io.

È il compito della politica e di una nuova classe dirigente che oggi può nascere a destra e a sinistra e che deve riscoprire il valore superiore del bene comune sugli interessi personali e di partito con una visione sul futuro a lungo raggio che non si fermi al semplice obiettivo del consenso elettorale.

Una visione politica che guardi ai temi dell’ambiente, ai diritti delle persone, alla dignità di ciascuno, alla ricerca della pace, alla tutela delle minoranze, che abbia una nuova visione del lavoro, del ruolo centrale della scuola, di un nuovo welfare e di una nuova distribuzione delle risorse. 

Ma ciò non basta se non è preceduto e accompagnato da una ricerca interiore che ci riguarda tutti.

E’ necessario portare avanti una ricerca personale sul nostro senso della vita,  che ci aiuti ad uscire dalla logica del nostro io come centro del mondo (l’ego super come lo chiama Mancuso).

Per arrivare “dentro di noi a intravedere l’isola che non c’è”, l’utopia che è il traguardo che non raggiungeremo mai, ma che ci spinge a metterci in moto verso un mondo più giusto, che comunque giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, possiamo già da oggi provare a costruire. È quella che lo scrittore chiama la teoria dell’evoluzione.

Vito Mancuso conclude che questa utopia si può coltivare nella vita interiore attraverso la conoscenza, l’amore per il nostro pianeta, la pulizia continua dentro di noi come si fa con un cassetto da riordinare e ripulire, il respiro che è l’attenzione a ciò che accade intorno a noi.

Relazione, evoluzione, conversione, le parole chiavi per il futuro che ci attende o se vogliamo costruire una società che metta il noi e non l’io al centro della nostra vita, riscoprendo l’etica come ricerca del bene comune.

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