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Riscoprire la fraternità come azione politica

Recentemente ho partecipato a un incontro sul contrasto alle disuguaglianze sociali al quale è intervenuto don Mattia Ferrari cappellano della Ong Mediterranea.

Si tratta di quella Ong che in queste ore ha visto la sua nave Mare Jonio finire sotto fermo amministrativo dopo il salvataggio nel mare libico di 56 migranti che stavano fuggendo dagli spari di una motovedetta libica, perchè non volevano tornare nel paese dal quale stavano fuggendo (ci sono foto e video a dimostrarlo).

Un paese dove la tortura e gli abusi di ogni tipo nei confronti dei migranti sono la routine e il normale comportamento, ma che il nostro paese (grazie alle politiche iniziate dall’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti) considera sicuro e continua a finanziare.

Così si arriva all’assurdo che ieri da una motovedetta donata  dall’Italia alla Libia nel 2018 si è assistito agli spari verso la nave Mare Jonio che batte bandiera italiana.

Oggi la nave di Mediterranea si trova ferma e impossibilitata a continuare le sue azioni di salvataggio, grazie alle nuove norme imposte da un governo che sul tema migrazione non riesce ad andare oltre a forme repressive e inefficaci, che non sono in grado di impedire che uomini e donne disperate affrontino viaggi della speranza, partendo da dove la speranza non esiste più.

La speranza può nascere solo da nuove idee politiche che ci facciano uscire da una disumanità che sembra diventare ogni giorno di più la normalità del nostro agire e del nostro governare un paese.

In quell’incontro organizzato a Roma da Libera lo scorso 21 marzo sono rimasto colpito dalle parole di don Mattia Ferrari:
Oggi siamo di fronte a una crisi della giustizia globale.
Chiudere i canali legali di accesso è stata una scelta che ha favorito le mafie. La nostra politica di restringimento favorisce le mafie che gestiscono questo fenomeno. La polizia libica è composta da persone legate alle mafie, finanziata anche dal nostro paese. Mediterranea ha cercato, come altre ong, di rompere questa realtà incarnano un altro mondo possibile, quello della solidarietà. La fraternità è un valore politico. Lo era ai tempi di uguaglianza, libertà e fraternità.  È un valore politico che si attua in una barca in mezzo al mare, in una famiglia sfrattata, in chiunque è posto ai margini della società,  costruisce le nostre città  e costruisce la storia”.

Del suo intervento mi ha colpito soprattutto  la frase “la fraternità è un valore politico che dobbiamo riscoprire e attuare”, che lui ha richiamato ispirandosi alle parole di Papa Francesco.

Il tema della fraternità come azione politica lo abbiamo dimenticato da molto tempo, sia a destra che a sinistra.

Appare chiaro dalle politiche di welfare e sul versante del sociale che dopo gli anni ’80 sono sempre andate a diminuire, rendendo vano il fattore della solidarietà che era alla base della nostra convivenza civile.

Dalla fase storica della resistenza (sfociata nella Repubblica e nella costituzione) e fino agli anni delle grandi conquiste civili (statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, servizio sanitario nazionale, ecc…) il valore della solidarietà, nelle sue molteplici vesti, aveva caratterizzato la nostra storia recente.

La stessa vittoria sul terrorismo e la ribellione alle fasi dello  stragismo (anche di mafia) si è avuta grazie a una visione sociale di un paese più unito.

Sono poi iniziati decenni dove la realizzazione e la ricerca del successo personale, l’avvento di una economia speculativa e finanziaria e di una minore presenza dello stato nella vita delle persone hanno portato alla fine di una visione solidale della società.

Tutto ciò ha creato, giorno dopo giorno, una divisione tra le persone, un disinteresse verso la vita degli altri, una diminuzione del valore del riconoscimento dei diritti umani, un disinteresse verso le persone più in difficoltà,  rendendo meno quel senso di fraternità che si manifestava collettivamente in un welfare che dava a molti la possibilità una vita dignitosa.

Oggi siamo il risultato di questo cammino.

Così,  dopo le parole di don Mattia Ferrari, che si richiamava all’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, mi sono andato a rileggere una parte delle sue parole che parlano proprio della fraternità:
“La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. Benché queste siano condizioni di possibilità, non bastano perché essa ne derivi come risultato necessario. La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore».

Mi viene da pensare che insieme a quelle povere persone che hanno rischiato di morire sotto i proiettili dei militari libici e che hanno avuto la fortuna di rifugiarsi sulla Mare Jonio, e a tutti i migranti che rischiano la vita nei loro cammini della speranza, ci sono anch’io che accettando che tutto questo avvenga, dando spazio a queste politiche di disumanità portate avanti anche dal nostro governo, divento e sono meno libero di quanto lo fossi ieri, quando lottavo ed ero felice perché chi aveva meno di me potesse progredire anche grazie al mio piccolo contributo.

Se considero l’altro una persona degna di avere una speranza nella sua vita, ritengo legittimo ciò che sta facendo per cercarla, esco dalla mia solitudine e mi apro alla fraternità dove ciascuno ha i miei stessi diritti di raggiungerla.

Un governo che legittima, paga e riconosce chi invece spara e tortura coloro che cercano di dare spazio alla loro speranza è un governo fuori dai valori di uguaglianza, giustizia e fraternità.

Commenti (1):

  1. Libera

    7 Aprile 2024 at 14:12

    Manca la parola indifferenza.Mi sembra

    Rispondi

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