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Rotta balcanica e mafie straniere: le conseguenze anche nel nord est d’Italia dopo la chiusura dei confini

La
partecipazione all’edizione di ControMafie a Trieste la scorsa
settimana, è stata l’occasione per approfondire la conoscenza
della Rotta Balcanica, una delle tre rotte principali utilizzate dai
migranti per raggiungere l’Europa.
E’
stata anche l’occasione per capire come le mafie stiano sfruttando al
meglio il business derivante dal fenomeno migratorio lungo questa
rotta, un fenomeno che anziché essere governato dagli stati, viene
sulla carta impedito, ma in pratica permesso e tollerato per un
numero minore di profughi, favorendo la sua gestione principalmente
alle mafie straniere.
I
flussi di persone provengono da paesi molto diversi tra di loro, dal
Medio Oriente, dall’Asia e dall’Africa dando vita a un fenomeno molto
complesso che diventa un’ottima opportunità di arricchimento per il
crimine organizzato.

La
Rotta Balcanica investe in parte anche il transito verso l’Italia
attraverso i confini del Friuli Venezia Giulia. Il territorio del
nord est italiano è un punto di approdo di questa rotta balcanica
che inizia via mare dal Mar Egeo, dalla Turchia e dalla Grecia, e prosegue con
l’attraversamento di vari confini per arrivare fino al cuore
dell’Europa.
La
rotta balcanica esiste da molti anni, ma viene utilizzata in modo
massiccio principalmente nel 2015.
In
precedenza c’era un atteggiamento di tolleranza verso i migranti da
parte degli stati e delle forze dell’ordine che permetteva in modo
sicuro l’attraversamento di tutti i confini che separavano i migranti
dai paesi più ricchi dell’Europa.
Addirittura
lungo questa rotta, si era anche rafforzata una crescita economica
locale, sulla spinta della necessità di organizzare il soggiorno,
l’accoglienza, i viaggi delle persone che attraversavano i vari
confini alla ricerca di una speranza per il loro futuro.
Da
questa rotta nel 2015, anche a seguito dell’aggravarsi della guerra
in Siria, sono transitati circa 850.000 migranti, che fuggivano dai
paesi in conflitto. Ciò ha dato vita a una reazione da parte dei
paesi europei, dall’Ungheria, alla Polonia, fino all’Austria, che
nei primi mesi del 2016 ha portato alla chiusura delle frontiere per
impedirne il transito.
Fino
a quel momento lo sfruttamento delle organizzazioni criminali era
minimo.

Ora
i numeri di transito sono bassi e soprattutto è cambiato il modo dj
porsi delle forze dall’ordine con l’uso della forza e un controllo
più stretto. Si sono alzati muri e filo spinato, ci sono
atteggiamenti di intolleranza verso uomini, donne e bambini in
cammino verso la speranza.
Ma
un numero ristretto di persone riesce comunque a passare e ad entrare
in una rete di clandestinità che ha portato all’aumento esponenziale del numero
dei servizi forniti dalle organizzazioni criminali a costi molto alti
e con un alto rischio per la propria vita.
Servizi
che riguardano non solo l’organizzazione del transito lungo le
varie frontiere, ma anche le diverse forme di d’accoglienza,
soggiorno, di cui i migranti necessitano nell’attraversamento della rotta balcanica.
Si
sono create delle vere e proprie reti transnazionali con un
reclutamento in loco per l’organizzazione del viaggio a tappe tra i
vari paesi.
La
scelta di politiche migratorie di blocco come quella attuata lungo la
rotta balcanica, ha portato all’affermazione di organizzazioni
mafiose soprattutto straniere (principalmente quella rumena e
nigeriana) che per garantire i passaggi dei confini e le varie forme
di accoglienza, stanno portando avanti atti criminali riconducibili
anche a fenomeni di tratta delle persone, e ad un atteggiamento di
sfruttamento delle persone che si manifesta attraverso
l’accattonaggio, la prostituzione, i matrimoni combinati, ed anche a
casi di traffico di organi.

In
Friuli Venezia Giulia nelle aree poste lungo la rotta balcanica, sono
nate anche associazioni che si stanno occupando di questi temi, insieme ad
amministrazioni comunali che si stanno muovendo per aiutare queste
persone ad uscire da queste pratiche di sfruttamento anche attraverso
l’organizzazione di specifici centri, punti di accoglienza, Sprar e
Cas.
Quanto
avvenuto lungo la rotta balcanica dopo gli accordi tra Europa e
Turchia, con la chiusura delle frontiere, ha creato un fenomeno
orrendo perché da un lato la rotta è di fatto oggi gestita dalle
organizzazioni criminali e dall’altra migliaia di persone si sono
ammassate lungo i confini, entrando in un vero e proprio limbo.

Più
si sono alzati muri, più hanno prosperato i trafficanti.
La
conseguenza è che oggi i costi sono altissimi e i migranti, pur di
continuare i loro viaggi della speranza, decidono di indebitarsi e di
rimanere legati a queste organizzazioni criminali anche dopo essere
giunti al termine del loro viaggio, con uno sfruttamento che dunque
prosegue nel tempo.
Si
chiede l’elemosina, ci si prostituisce, si lavora al nero per
ripagare i trafficanti, che minacciano ritorsioni verso le famiglie dei migranti nei loro paesi di origine. Una spirale che in molti casi sembra senza
via d’uscita.
.
La
prostituzione addirittura oggi sta diventando un mercato residuale
perché la troppa offerta la rende meno appetibile, sovrastata
dall’accattonaggio, dal matrimonio forzato e anche dallo spettro del
traffico di organi.
Fenomeni
questi di cui poco si parla, presi come siamo dall’idea che respingere
il migrante,  chiudere porti e frontiere sia l’unica soluzione a
un problema più complesso e grande e che deve essere governato.
Così
come pochissimo si parla per esempio delle migliaia di minori non
accompagnati entrati in Italia e dei quali si è perso traccia, non
sapendo se hanno lasciato il nostro paese per arrivare in altre
nazioni europee, oppure sono qui da noi magari in mano alla
criminalità organizzata.
Nonostante
il fenomeno migratorio ci investa da alcune decine di anni, siamo
ancora quasi al punto di partenza con una forma di accoglienza in
Italia pensata solo a gestire l’aspetto emergenziale.
Invece
occorre ripristinare vie legali controllate di accesso, gestire servizi che permettano a queste persone una possibile integrazione nei territori di arrivo, ad iniziare dalla conoscenza della lingua, uscendo dalla logica che i migranti, vengano presentate e pensate come i
nostri nemici, impedendo o limitando al massimo processi di
integrazione che favoriscono e alimentano invece solo la nostra
personale insicurezza. 
Infatti rendere queste persone clandestine è la prima vera condizione di insicurezza che noi cittadini siamo costretti a subire.