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Sbagliato riaprire la pubblicità per il gioco d’azzardo nel mondo dello sport. Lettera aperta al Sottosegretario Valentina Vezzali

Egregio Sottosegretario allo Sport,

il presidente della Figc Gabriele Gravina subito dopo la vittoria del Campionato Europeo ha chiesto al governo la sospensione sino al 30 giugno 2023 del divieto di pubblicità per le scommesse legali, previsto dal Decreto Dignità approvato nel 2018.

All’art. 9 del Decreto Dignità si introduce il divieto di «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e internet”.

In questi giorni è arrivata la sua presa di posizione durante un Consiglio Nazionale del Coni dove i giornali riportano che lei si è così espressa: “Stiamo lavorando per la sospensione temporanea del decreto dignità. La lotta alla ludopatia resta importante, ma la situazione è penalizzante per noi rispetto al mercato straniero. Non possiamo permetterci in questo tempo di crisi di avere limiti nazionali alla pubblicità sulle scommesse sportive, quando nel resto d’Europa non ci sono. Questo provvedimento ci consente la riapertura di un comparto massiccio di investimenti per noi davvero prezioso”.

Da anni seguo il tema delle ludopatie come referente del Coordinamento del Valdarno Superiore di Libera, facendo parte anche dell’Osservatorio Regionale sul gioco d’azzardo attivo in Toscana, partecipando a corsi di formazione, andando nelle scuole, partecipando a dibattiti pubblici.

Lei sicuramente sa che, per esempio, la Regione Toscana sta spendendo circa 3 milioni e mezzo di euro ogni anno per la prevenzione alla ludopatia con progetti che riguardano le scuole, il mondo dello sport, la sanità, ecc…

La Regione Lombardia nel 2021 investirà circa 8 milioni prevalentemente nelle scuole. La stessa Assessore alla Salute Moratti recentemente ha dichiarato che il tema è serio e va affrontato con ogni mezzo.

La maggior parte delle Regioni, accanto alle misure contenute nei piani sanitari, ha approvato specifici provvedimenti volti a prevenire la diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco, anche se lecito, ed a tutelare le persone soggette dai rischi che ne derivano.

Si tratta di impegni economici di grande rilevanza di decine e decine di milioni l’anno di soldi pubblici nel nostro paese. Soldi di tutti noi contribuenti per combattere un fenomeno devastante che le leggi di questo nostro paese hanno nel corso degli ultimi 20 anni molto favorito.

Una delle prime leggi di una certa importanza per limitare i danni causati dall’aver reso lecito e legale il gioco d’azzardo è stato proprio il Decreto Dignità che ha stabilito la fine della pubblicità con l’intento di limitare i danni sociali che derivano da questo fenomeno.

Secondo un’indagine sul gioco d’azzardo realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2018, almeno 18 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo nel 2017 e i giocatori problematici sarebbero stati più di un milione e mezzo. Quasi un altro milione e mezzo presenterebbero rischi moderati di gioco patologico. Dati ancor più preoccupanti riguardano i giovani: circa 700 mila studenti fra i 14 e i 17 anni hanno giocato d’azzardo.  Negli anni 2018 e 2019 il fenomeno non è diminuito, cosa invece avvenuta nel corso del 2020 e 2021, a seguito della pandemia.

Riaprendo però la possibilità della pubblicità nel mondo dello sport (principalmente per aiutare  il mondo del calcio), il governo si appresta a fare un bel regalo non solo alle società sportive, ma soprattutto alle società che gestiscono il gioco.

Alcuni studi calcolano che l’incidenza della pubblicità sulle persone che poi hanno provato e iniziato a giocare d’azzardo è circa del 20%.  Non è un caso  infatti che fino a quando la pubblicità era consentita, le società che gestiscono l’azzardo, investivano, più di 1 miliardo l’anno.

Foto LaPresse – Sergio Agazzi08/03/17 Bergamo ITACronacaGratta e VinciNella foto:

Senza considerare che implicitamente, promuovendo il gioco lecito, si darebbe una spinta anche al gioco cosiddetto illecito, che da quando l’azzardo è diventato legale non è mai diminuito (come si sperava), ma aumentato nel corso degli anni (soprattutto grazie all’interessamento delle organizzazioni criminali anche di stampo mafioso).

Se ciò accadrà lo Stato dimostrerà ancora una volta la sua doppia faccia: da un lato investire in prevenzione e in lotta alla ludopatia, dall’altra stimolare i suoi cittadini a giocare ancor di più, riaprendo il canale della pubblicità.

E che tutto questo venga dal mondo dello sport è ancora più grave, perché lo sport ha in sé valori che contrastano fortemente con il gioco d’azzardo.

Il gioco è confronto delle proprie abilità, incontro con gli altri, rispetto per l’avversario, messa disposizione delle proprie doti per i compagni, capacità di emozionare.

Tutto il contrario del gioco d’azzardo che è chiusura al confronto,  ma incontro magari con un video, una slot o un pezzo di carta con sopra dei numeri dove ci si affida alla fortuna.  

Egregio Sottosegretario, nel territorio dove abito in questi anni, i comuni e tutte le scuole degli istituti comprensivi che qui operano, si sono messi insieme per portare avanti un progetto dal titolo “gioco scaccia gioco” insegnando con maestri di scacchi questa disciplina come contrasto all’azzardo ai ragazzi di quinta elementare e di prima media.

Sono stati coinvolti 11 istituti comprensivi, 80 insegnanti e soprattutto 1500 ragazzi che si sono appassionati, e divertiti. E’ stato spiegato loro che gioco vuol dire confronto sulle proprie abilità. Vuol dire imparare a ragionare con la propria testa imparando anche dalle mosse compiute dal nostro avversario.

Si sono investite ingenti risorse con la speranza di far passare un messaggio che aiuti anche in futuro i nostri ragazzi a non cadere in una “trappola” che può condizionare in negativo la loro esistenza.

Un’esperienza che è nata nel Comune di Livorno, e sta prendendo campo in varie zone della nostra regione.

I comuni di Livorno e di tutto il Valdarno e la Regione Toscana, visto il bel risultato ottenuto, hanno deciso di continuare ad investire in questa forma di prevenzione che richiede fatica, preparazione, amore per i nostri ragazzi, desiderio di aiutarli a farli crescere.

Tutto questo è il contrario dell’azzardo, che dovremmo smettere anche di chiamare gioco.

Domani questi stessi ragazzi, che magari frequentano le nostre squadre giovanili e imparano i valori dello sport, potrebbero entrare in uno stadio e vedere una bella pubblicità sull’azzardo, oppure ricevere un falso messaggio che inneggia a una fortuna che appare così facile da raggiungere.

A quale Stato dovrebbero credere questi ragazzi? A quella parte di Stato che da un lato spende soldi per fare progetti per prevenire un fenomeno che ha risvolti sociali ed economici così dannosi per la nostra società, oppure a quello Stato che riapre la pubblicità per dare ossigeno a problemi di alcune società e rimanda nel tempo una riforma che faccia dello sport (e soprattutto del calcio) non solo un’industria, ma principalmente un luogo e uno spazio di crescita personale e sociale?

Credo che lei, che viene dal mondo dello sport e ne conosce i valori e l’importanza per la vita delle persone, abbia consapevolezza del rischio che si prende a portare avanti propositi che hanno così forti ripercussioni nella vita dei nostri concittadini e soprattutto dei nostri giovani.

Ripercussioni che non si misureranno nel breve, ma nel lungo periodo.

Cordialmente, Pierluigi Ermini

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