C’è una bellissima canzone di Zucchero dal titolo “Ci si arrende” che ascolto spesso viaggiando in macchina e che mi spinge ad alcune riflessioni su ciò che sono oggi, guardando indietro e cercando di capire come sono giunto a questa fase della mia vita.
Una fase bella, ricca di spazi nuovi, di nuove relazioni, di tanti incontri e di esperienze piene di significato.
In una sua strofa la canzone dice:
“Ma sì,vedi, vedi, vedi, come s’incendia la notte, come anche un ricordo, brucia l’anima che si arrende”
In questi anni la vita mi ha fatto comprendere che a volte arrendersi ai fatti che accadono è un bel modo di dare spazio al nuovo che spinge dentro di te.
Come dice Eckart Tolle “Arrendersi vuol dire una profonda accettazione di ciò che accade. Aprirsi alla vita”.
Arrendersi, non è una fuga dalla realtà, vuol dire che sei pronto ad accogliere quella parte di te alla quale non hai saputo dare spazio, e che invece ora bussa alla porta.
Una parte che magari non conoscevi ancora e che si costruisce giorno dopo giorno, cercando di volersi bene e di voler bene.
Non è una consapevolezza che arriva subito, anzi molto spesso è nascosta dietro a situazioni che tu replichi e che impediscono al nuovo di arrivare.
Arrendersi vuole anche dire andare incontro ad un ignoto che non conosci, che magari avverti dentro di te, ma al quale non sei in grado di dare un nome, non sai neanche cosa sia realmente, solo senti che quel passo non si può più rimandare.
Mi è capitato più volte nella mia vita di arrendermi, negli affetti, nella vita professionale, nello sport.
A un certo punto capisci che quello che vivi sta finendo, ma non sai cosa domani troverai, incontrerai.
Chiudi una porta, cambi un ufficio, lasci uno spogliatoio che per tempo ha rappresentato tanto per te e ti trovi dentro altre mura, altri spazi, altre opportunità dove si deve costruire qualcosa che ancora non c’è all’inizio se non nella tua percezione, poi arriva nella tua immaginazione, ed entra con il tempo a far parte delle tue speranze e dei tuoi sogni.
In ogni caso credo di aver lasciato un buon ricordo di me e spesso di ricordare tanti momenti belli vissuti in ciascuna delle diverse opportunità che ho avuto la possibilità di vivere.
Insomma di non rinnegare il passato che mi ha comunque costruito, perché senza quel passato non sarei la persona che sono oggi e vedere che le radici non sono morte, forse sono penetrate più in profondità, dando valore a cose che ieri ne avevano meno o erano solo pensieri e non anche azione.
In alcuni casi è stata una resa che si è trasformata in qualcosa di diverso, in un cambio di relazione ed esperienza, se anche sul momento posso averla vissuta come una sconfitta, poi ho capito che una sconfitta non era.
Solo una nuova occasione di aprirsi alla vita, un lasciar andare perché trattenere avrebbe fatto del male a me e a chi in quel momento era compagno/a di quel pezzo di strada.
In tutti i casi nel mio arrendersi non c’è stato mai un ritorno indietro: a volte è stata una resa lenta e dolorosa, fatta di tanti passaggi; altre volte più decisa e definitiva.
A volte rimpianti, soprattutto per i propri errori, per le cose che non sono stato capace di vedere e prevedere, ma poi anche imparare a saper vedere e leggere i propri passaggi, le proprie svolte, le strade che si sono intraprese che chiamano e spingono ad andare oltre, a non tornare indietro.
Credo che quando è l’anima che si arrende non c’è più spazio per trattenere, perché non c’è più niente in quella situazione che senti possa far parte del tuo futuro, e che voler tenere vorrebbe dire rinunciare a sé stessi, a ciò che lentamente si sta trasformando dentro di noi.
II cuore e la mente possono trattenere, l’anima invece no, perché vive a stretto contatto con la nostra coscienza e diventa lo specchio di noi stessi.
Se si ha il coraggio di guardare la propria anima attraverso gli eventi che accadono, si riesce ad accettare la realtà.
Anche se può far male, può sembrare una sconfitta, un perdere cose, sicurezze, relazioni.
E ci si arrende…andando, con paura, incontro al nuovo che ci sta aspettando, portando con noi chi siamo, cosa abbiamo costruito, le stagioni della vita che abbiamo attraversato.
In fondo arrendersi a volte è un vero e proprio atto di amore verso sè stessi, un dare fiducia alle persone nuove che incontri, alle nuove relazioni che si costruiscono, che diventano la scelta per non rinunciare a ciò che si è veramente, a quelle parti di noi a cui non possiamo dire di no, senza tradirsi…
Recentemente ho fatto un sogno su di me, ho sognato che morivo e non volevo morire, non volevo, perché avevo gli occhi aperti e il cuore che batte e se alcune persone mi dicevano di morire, io cercavo di rimandare quella morte…
Al risveglio questo sogno non mi ha lasciato e da chi come me dai sogni ha imparato tanto della propria vita, ho capito che c’era un messaggio per il mio oggi e il mio futuro…
So che alcune cose cambieranno da qui a poco tempo anche della mia vita sociale, e nell’impegno nella mia comunità e che occorre prepararsi perché un vuoto che si crea possa essere colmato da ciò che avverto e sento.
Ancora qualcosa di me deve morire e come sempre dovrò anche questa volta arrendermi a ciò che la mia anima mi dice per costruire qualcosa di nuovo…
Quella stessa canzone alla fine dice:
“Siamo vivi, ma sì, Forse di un’idea, che si arrende...”
Forse quell’idea che ho in questo momento di me, di ciò che sono, deve ancora una volta cambiare, dare spazio a un nuovo passaggio, per continuare a sentirsi veramente vivi…
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