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Sinisa Mihajlovic, la sua squadra e la città di Bologna; tutti in campo per la partita della vita

Lo sport spesso ci racconta storie che cambiano il corso della vita, non solo di singole persone, ma di intere comunità. 
E’ quanto sta accadendo in queste settimane a Bologna, dove una città si è stretta intorno all’allenatore della propria squadra di calcio, ed oggi trepida e partecipa alla sua lotta contro la leucemia.
In questi pochi mesi trascorsi da quando Sinisa Mihajlovic ha avuto il coraggio e la forza di informare tutti sulla sua malattia (tutto è iniziato a luglio, pochi giorni dopo la sua riconferma alla guida dei rossoblu dopo una splendida salvezza), si stanno verificando fatti ed avvenimenti che esulano dall’aspetto meramente sportivo e si immergono invece in un contesto fatto di speranza, lotta, solidarietà, affetto, fatica, amore.
Tra Sinisa e la città di Bologna si colloca la sua squadra, i suoi ragazzi, che con una partenza in grande stile (considerato che l’obiettivo è la salvezza), sembrano aver stilato un patto di ferro con il proprio allenatore, e trovata la forza necessaria sul campo per ottenere buoni risultati proprio grazie a chi ogni giorno, combatte la sua partita più importante in una camera di ospedale.
Così si passa da un pellegrinaggio verso il santuario della Madonna di San Luca di tifosi e cittadini bolognesi per pregare per la guargione di Sinisa, a lui che inaspettato si presenta allo stadio per guidare dal campo i suoi ragazzi durante le partite, fino alla squadra che dopo la vittoria di Brescia si presenta compatta tutta insieme alle finestre della camera del Mister per cantare una serenata; per arrivare a lui che li invita a fare silenzio per non disturbare gli altri malati, a salire in camera per guardare insieme la gara che si è conclusa da poche ore e discutere insieme di cosa ha funzionato e cosa non è andato per il verso giusto.
E sabato prossimo è  previsto un nuovo pellegrinaggio di tifosi e cittadini sempre verso San Luca (vero luogo della spiritualità per i bolognesi) per pregare per la guarigione dell’allenatore.
Non sappiamo come finirà questa storia; la speranza è che vinca la voglia di vivere di Sinisa, la voglia di salvarsi sul campo dei suoi ragazzi, e sia esaudita la preghiera di sportivi e cittadini. Ma certo la compattezza, l’unione, quasi l’accordo silenzioso che si è instaurato tra città, squadra e allenatore è di per sè un fiore bellissimo che è nato.
Lo stesso Sinisa, in una bella foto di qualche settimana fa che lo ritrae insieme alla moglie Arianna, in un post pubblicato su Instagram scrive: “conta i fiori del tuo giardino, non le foglie che cadono”, che ben racchiude il senso della lotta che sta combattendo.
Un uomo Sinisa che molti conoscono per la sua indole di lottatore, a volte anche di persona scontrosa e scorbutica, e che ora sta dimostrando una umanità immensa, emersa nel coraggio di svelare, nella malattia, la sua fragilità. 
E mentre il calcio purtroppo continua a far parlare di sè anche nei suoi lati tristi e indegni, come dimostrano alcuni arresti tra gli ultras della Juventus, o i cori razzisti di stupidi tifosi nella partita tra Atalanta e Fiorentina, o gli insulti deplorevoli di queste ore apparsi in alcuni post su Facebook proprio verso  Mihajlovic, la storia d’amore tra Sinisa, la sua squadra e la città di Bologna rappresenta la pagina più bella dello sport di questo tempo.
A loro va il titolo di campioni, e non ci sarà nessuna partita sul campo più bella di quella che stanno scrivendo in questi mesi, perchè sprigiona nei protagonisti ed anche in chi la vive non in prima persona, i sentimenti più belli della vita; la condivisione, la solidarietà, la partecipazione, l’affetto, in una parola l’amore.