Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Umberto Falugi, uno di noi…

Il ricordo più bello di Umberto Falugi che ho letto od ascoltato in questi giorni, è stato quello letto in chiesa durante i suoi funerali e inviato alla famiglia dal Vescovo Emerito di Civita Castellana Monsignor Romano Rossi, per 5 anni cappellano e responsabile del gruppo scout a San Giovanni Valdarno.

Parole che ci parlano di Umberto come un uomo attento e capace nella sua attività di imprenditore, e al tempo stesso persona che ha sempre fatto della generosità e dell’impegno sociale una delle sue principali caratteristiche.

Umberto è stata, ha scritto il Vescovo Rossi, una di quelle persone che, a me montevarchino, mi hanno fatto innamorare di San Giovanni.

Uomo della concretezza, e persona attenta alle grandi domande della vita, innamorato della sua San Giovanni, Umberto era una di quelle persone che non hanno mai perso il gusto della semplicità.

Una persona che non si mai sentita superiore agli altri.

Non è un caso allora se nel corso della sua vita è stato per molti anni presidente dell’Associazione Commercianti di San Giovanni, tra i fondatori del Calcit Valdarno, consigliere della Banca del Valdarno, consigliere anche della Sangiovannese negli anni del Presidente Ivo Giorgi, tra i fondatori della Pro Loco, vicino alle attività della sua Parrocchia.

Lavoro, sport, volontariato, politica, spiritualità, impegno sociale in lui si sono intrecciati, uniti a un carattere accogliente, pronto all’autoironia e alle battute in grado di sdrammatizzare anche i momenti più complicati.

Umberto è stata una persona che non ha pensato solo a se stesso, ma si è spesa, in tanti e diversi campi, per la sua comunità.

Questo credo sia il messaggio più bello che viene dalla sua vita, di una persona che non si è mai staccata dagli altri, di un “noi” che prevale sul nostro “io”, perchè si è innamorati dei luoghi dove si vive, delle persone che lì abitano, del desiderio di rendere più bella e migliore la comunità dove si sta.

Non è un caso che nel 1993 il Presidente della Repubblica gli ha conferito anche l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Sarà triste non incontrarlo più a cavallo della sua bicicletta, lungo il suo Corso Italia, che avrà percorso migliaia e migliaia di volte dal suo negozio di mobili, alle sedi delle varie associazioni di cui ha fatto parte, al bar Sport prima e al caffè Fiorenza dopo, o verso la banca, sempre sorridente, disponibile alla battuta, pronto a fermarsi per fare due parole e parlare della nostra San Giovanni.

Per certi aspetti Umberto mi ricorda mio padre, uniti come erano dal desiderio di stare intorno a quel Marzocco che voleva dire sentirsi parte viva della loro città, della gioia dello stare in mezzo agli altri, della felicità che dava anche solo uscire e incontrare persone. Entrambi in giro con le loro biciclette.

E mi ricorda anche un periodo che non c’è più, quando ancora i mobili si potevano acquistare in Corso Italia, in quel suo bel negozio che Umberto ha gestito per decenni, quando il Corso Italia era il luogo e lo spazio dello stare insieme, dei bar, delle discussioni, di quel camminare in su e in giù per la Via Maestra, che era parte della nostra vita. Un appuntamento irrinunciabile nel dopo lavoro, prima di cena o nei giorni di festa.

Umberto è stata una di quelle persone che ti hanno aiutato a sentirti parte di una comunità, a riscoprire il valore delle tue radici, ma al tempo stesso anche ad essere aperti ai cambiamenti.

Credo che queste sue caratteristiche lo hanno portato a un impegno protratto nel tempo, per tutta la sua vita, perchè amare ed essere innamorati della propria terra ti spinge a rimanere giovane ed a volersi impegnare fino alla fine.

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