Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Un nuovo fronte progressista, fatto di nuove idee portate avanti da persone credibili

A tutti coloro che in questi giorni stanno pensando a come costruire una nuova sinistra, o pensano a percorsi, progetti, nomi, persone che possano dar vita a nuovi movimenti, partiti, con l’intento di contrastare le disuguaglianze sociali e l’enorme disparità economica oggi esistente tra le persone, consiglio la lettura di un piccolo libretto pubblicato da “Avvenire” dal titolo “The Economy of Francesco (EoF) – il racconto dei protagonisti per una nuova economia”.

Non ci sono soluzioni definitive, ma percorsi già iniziati fatti in tante piccole comunità sparse in tutto il mondo, dove giovani economisti e imprenditori stanno tracciando le tappe di un processo nuovo, partendo da una considerazione ormai chiara a tutti: questo capitalismo finanziario, basato sulla globalizzazione, ha fallito il suo obiettivo di creare maggiore ricchezza per tutti attraverso un libero mercato incentrato sul consumismo.

Il liberismo economico e la proprietà privata quale bene primario della vita di una persona non possono più essere il cardine del sistema economico.

Un processo, quello del liberismo economico iniziato in Cile a metà degli anni ’70 con Pinochet e fatto proprio nel tempo, nei suoi pilastri essenziali e con le dovute differenze, anche da tutte le democrazie occidentali.

È ancora oggi il cardine che guida le svolte geopolitiche a cui assistiamo e al quale la politica non è in grado di opporsi.

Il risultato che si è ottenuto negli ultimi 30 anni è di aver creato più poveri, indebolito fortemente la classe media, reso più ricco chi già era ricco, messa la ricchezza in mano a speculatori finanziari, ampliato le disuguaglianze sociali, arrivando addirittura a rendere invivibile da un punto di vista ambientale il nostro pianeta.

Sul piano comunitario anche in Occidente hanno perso importanza i cosiddetti valori comuni basati sui principi di solidarietà, condivisione, riconoscimento dei diritti umani, equità nel contribuire alla gestione di un paese.

Sul piano individuale la mentalità che si è cementata anche nelle democrazie occidentali più progredite è il primato dell’Io sul Noi, l’arricchimento personale, anche a discapito del bene comune.

Il Partito Democratico, ancora oggi un movimento che si definisce di sinistra e progressista,  è dentro a questa spirale, ha fatto propri i meccanismi del liberismo economico, operando non per cambiarli ma per gestirli nelle sue varie forme, diversificandosi pochissimo dai partiti di destra e perdendo il contatto con le parti meno influenti  del paese.

Dispiace dirlo ma la classe dirigente di questo partito, sia nelle sue componenti nazionali che locali, ormai da anni è composta per pochissimo da persone che provengono dal mondo operaio o dalle classi meno ricche, più spesso da classi economiche medio – alte, oppure sono persone che attraverso la politica si sono con il tempo arricchite.

Tutto ciò, se un tempo si notava meno perché comunque il tenore di vita era mediamente più alto per tutti, oggi appare in modo molto forte, rendendo questa classe dirigente non più credibile agli occhi di chi in loro ha creduto.

E la credibilità, una volta persa, è difficile da recuperare; per questo oggi servono persone che arrivano da esperienze nuove, diverse, in grado di porre le basi per un cambiamento, che non può essere solo un cambio di volto, ma un cambio di prospettiva.

Forse occorrono persone che sono a contatto con comunità e realtà dove si sperimentano nuove stagioni anche sul piano economico, partendo dal basso, dove l’economia non può essere solo profitto che si costruisce attraverso il consumo.

Anche l’economia deve ritrovare una sua etica di fondo, diventando un strumento per migliorare la qualità della vita non solo per se stessi, ma per le persone che vivono intorno a noi, nel rispetto della loro dignità e della nostra casa comune che è il pianeta Terra..

Un’economia che sia cura dell’ambiente, di noi stessi e degli altri.

Occorre un’economia, come spiega in questo piccolo libro  Paolo Santori, (ricercatore in Filosofia ed Economia presso il Centro Universitario Cattolico) che diventi una modalità di risposta “al grido di allarme della terra e dei poveri” e dove le persone possano riscoprire che  “l’essere umano esprime una delle parti più belle di sé quando ha cura degli altri senza aspettare un immediato ritorno”.

Partendo da qui la scienza economica, sempre secondo Santori, torna alla “sua vocazione originaria, quella di avere uno sguardo al mercato come luogo del mutuo vantaggio  e della cooperazione”.

Mutualismo e cooperazione sono due termini che tornano spesso in una nuova visione dell’economia , dove c’è bisogno oggi di “saper discernere ciò che può essere mantenuto da ciò che oggi non è più all’altezza delle esigenze dell’umano e della terra (homo e humus)”, conclude Santori.

In questo percorso, che per me vuol dire creare anche una nuova sinistra che lotta contro le disuguaglianze sociali, amplia i diritti delle persone, costruisce una presenza dello stato più forte attraverso un nuovo welfare, prende parte delle risorse economiche che sono necessarie da chi ha di più, non rende la proprietà privata come baluardo della vita dell’uomo, opera per la pace e per la salvaguardia del pianeta, si apre all’accoglienza regolamentata e non chiude porti e confini, devono trovare spazio volti nuovi, giovani e donne oggi troppo assenti dalla politica.

Da qui deve ripartire la sinistra, e per far questo c’è bisogno di tanta, tanta credibilità.

Non mancano esperienze forti al riguardo anche nel nostro Paese, progetti di mutualismo, di attività di cooperazione, movimenti che lottano contro le disuguaglianze, economisti e imprenditori che si muovono fuori dall’autoreferenzialità, fuori da una logica di una economia che uccide.

Un fronte che parte dal basso e che vuole costruire un futuro nuovo e diverso e che si riconosce nei valori del cammino di EoF (the Economy of Francesco)

Lo spiega bene l’economista Luigino Bruni nella sua introduzione a questo libro e organizzatore del cammino “The Economy of Francesco”, che prende il nome da papa Francesco e da San Francesco, che ha riunito mille giovani economisti e imprenditori da tutto il mondo per un confronto lungo tre anni sul loro personale cammino e esperienza: “È stato fatto un autentico giro del mondo, nell’economia del già che sta anticipando l’economia del non ancora che si intravede all’orizzonte… Leggendo le storie di questi giovani economisti e imprenditori si ha come l’impressione di trovarsi in una nuova “Mille e una notte” dove, anche qui, ogni storia termina nell’inizio della storia successiva… Un mosaico di volti, una comunità aperta di persone, prima di essere un insieme di idee, proposte, teorie economiche”.

Un’economia fatta di esperienze concrete, che nasce da sogni che si è stati capaci di trasformare in realtà, dall’Italia, all’Europa, all’Amazzonia, negli USA, in Asia, fino all’Africa.

Non è interessante per me quale sarà il nome del partito o movimento di domani che rappresenterà il pensiero progressista, né chi saranno i suoi principali rappresentanti o segretari.

Molto più importante è sapere se sarà un movimento in grado di mettersi in ascolto  e saper difendere chi ha meno, se sarà vicino a quegli imprenditori che non fanno del personale profitto lo scopo principale della gestione della loro azienda, se saprà abbandonare e scontrarsi con chi vive la finanza come uno strumento che calpesta la dignità delle persone e dell’ambiente, arricchendosi attraverso qualsiasi forma di speculazione, se saprà portare avanti politiche di pacificazione tra i popoli e salvaguardare la nostra casa comune.

Sarà un percorso lungo, ma la sinistra che sogno ha le braccia di questi giovani intraprendenti che non hanno come obiettivo principale il potere, ma il bene di una comunità, non l’ accumulo di denari, ma la costruzione di relazioni, dove la personale felicità coincide con lo sviluppo dell’umanità in termini di godimento dei diritti e di pari dignità tra ciascun abitante di questa terra.

In poche parole un insieme di storie di persone credibili, dove la vita personale si lega ai valori che in politica si vogliono portare avanti …

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