Siate eretici: l'eretico ha poche certezze e tante domande, l'unico modo per essere sempre in cammino

Una nuova economia, l’unico orizzonte possibile per una nuova convivenza tra i popoli… 

Gli ultimi dati sulla popolazione italiana pubblicati dall’Istat passano quasi inosservati dai media nazionali e sembrano non far parte della discussione politica, neanche in queste ultime ore di campagna elettorale.

Eppure dovrebbero allarmare e impaurire tutti, perché ci consegnano un paese di vecchi, dove, pur vivendo molto, già oggi le morti superano le nascite, e a breve, nel 2050 avremo una persona che lavora e una no.

Addirittura nel 2070 l’Italia, in un mondo dove la popolazione cresce, avrà quasi 11 milioni in meno di persone.

Vecchi e non fecondi… Una nazione senza speranza…

È breve e stringata l’analisi che si trova sul sito dell’Istat, ma ci consegna un paese che lentamente muore…

Le nuove previsioni sul futuro demografico del Paese, aggiornate al 2021, confermano la presenza di un potenziale quadro di crisi. 

La popolazione residente è in decrescita: da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 mln nel 2030, a 54,2 mln nel 2050 fino a 47,7 mln nel 2070.

Il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà da circa tre a due nel 2021 a circa uno a uno nel 2050.

Sul territorio entro 10 anni in quattro Comuni su cinque è atteso un calo di popolazione, in nove su 10 nel caso di Comuni di zone rurali.

In crescita le famiglie ma con un numero medio di componenti sempre più piccolo. 

Meno coppie con figli, più coppie senza: entro il 2041 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non ne avrà”.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce

Queste parole segnano l’inizio della bellissima poesia scritta da Martha Medeiros, scrittrice e giornalista brasiliana e ben si addice alla stagione che l’Italia, ma direi tutto l’Occidente stanno vivendo.

Si muore e si invecchia quando si perde la capacità di uscire da una spirale che sta uccidendo la speranza di costruire un mondo migliore.

Siamo chiusi dentro a un perimetro dove speculazioni economiche, perdita di diritti, disuguaglianze sociali devastanti, lavoro sempre più precario, venti di guerra, si legano a un individualismo senza limiti per il quale il mio interesse personale è più importante dello sviluppo delle nostre comunità.

La povertà che cresce, in tutti i suoi aspetti, economica, di valori, di istruzione, di cultura, di sentimenti è la spirale che ci siamo costruiti, giorno dopo giorno….

Il grande fallimento della politica è in un popolo che invecchia senza che ci siano state politiche che abbiano favorito la tutela dei figli e delle famiglie, che pensa di chiudere porti senza capire che abbiamo bisogno ogni anno di centinaia di migliaia di cittadini stranieri per fare lavori che noi non facciamo, di giovani che si muovono da un lavoro a un altro con stipendi da fame finendo per lasciare il paese, di ricchi che diventano sempre più ricchi e che hanno più tutele a scapito di un aumento spaventoso della povertà.

In questo contesto che allontana sempre più le persone dalla politica, una luce, come una possibile nuova alba, si alza in queste ore da Assisi, dove 1000 giovani economisti provenienti da tutto il mondo si confrontano per cercare di costruire una nuova economia.

In questa parte del mondo  cosiddetto ancora ricco, fatto di vecchi che non sanno guardare oltre il proprio piccolo domani, c’è invece un altro vecchio dove brillano occhi di ragazzo che cerca di andare oltre se stesso, oltre l’istituzione che rappresenta, lavorando per un domani di speranza, immaginando un mondo nuovo che non vedrà.

Papa Francesco sembra l’unico in grado di saper andare oltre e guardare a un mondo nuovo dove torni a prevalere la speranza.

Oltre il capitalismo e il liberismo economico che ci sta uccidendo e che sta comunque morendo, chiedendo ai giovani di costruire un nuovo modello economico dove ambiente, uguaglianze sociali, il diritto a un lavoro dignitoso, la possibilità di migrare alla ricerca di un futuro migliore sia garantito e regolamentato.

In questi giorni di elezioni politiche italiane, la vera novità sembra venire  dai giorni di Assisi, dove i giovani che la politica continua a dimenticare (basta vedere la loro scarsa presenza nelle liste dei partiti), provano, attraverso la loro competenza e creatività a farci uscire da una spirale che lentamente, giorno dopo giorno, ci sta uccidendo.

Chissà, domani dovremmo iniziare a leggere i documenti che usciranno da quell’assemblea in corso in queste ore nella città di Francesco, cercando in questi giovani le proposte che possano finalmente indicarci una strada nuova, un’economia nuova, una nuova convivenza tra i popoli dove la pace sia non un’utopia…

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